Il ritorno in classe

Scuola in presenza a settembre? Ecco cosa resta ancora da fare. Draghi verso decisione su obbligo vaccinale

L’obiettivo del governo è arrivare entro la prima decade di settembre con almeno il 60% dei studenti vaccinati. Si punta a superare anche l’85% di immunizzazione del personale scolastico. Tra i nodi da sciogliere, distanziamento, mascherine, prof in cattedra

di Claudio Tucci

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

L’obiettivo del commissario per l’emergenza, Francesco Figliuolo, in vista del ritorno a scuola, è di avere entro la prima decade di settembre il 60% dei ragazzi vaccinati per poter tornare in presenza, o con pochissime limitazioni. Si punta a superare l’85% odierno di personale scolastico vaccinato e soprattutto ad incidere in quelle regioni più indietro. Un road map che avrà uno snodo importante il 20 agosto quando alla struttura commissariale verrà consegnato una generica “quantificazione” delle mancate adesioni a fini statistici, nel rispetto della privacy e delle scelte personali.

Le indicazioni alle Regioni

Giorno dopo giorno, e in attesa della decisione uffciale del governo, prosegue il pressing a più voci per accelerare la somministrazione del siero a studenti e docenti. In una nuova lettera inviata alle Regioni, il commissario Figliuolo invita a «porre in essere le azioni necessarie a dare priorità alle somministrazioni nei confronti degli studenti di età uguale o superiore ai 12 anni».

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La posizione del governo

Il governo ribadisce che la scuola è una priorità “assoluta”. «L’obiettivo è tutti in presenza, all’avvio dell'anno scolastico: tutto ciò che c'è da fare, sarà fatto», ha ribadito il premier Draghi. Il tema della scuola e dei trasporti sarà affrontato in un prossimo consiglio dei ministri, forse già la prossima settimana. I presidi insistono: «è imprenscindibile l’assunzione di responsabilità del decisore politico circa la scelta tra didattica in presenza e didattica a distanza. Quest’ultima modalità sarà inevitabile se non sarà possibile assicurare il distanziamento».

I nodi ancora da sciogliere

Il punto è che i nodi da sciogliere sono diversi, in larga parte gli stessi dello scorso anno. Per quanto riguarda i ragazzi, secondo i dati aggiornati a qualche giorno fa, nella fascia di età compresa tra i 12 e i 19 anni, il 71,35% non ha ricevuto alcuna dose di vaccino. Si attesta, invece, all’11,59 la percentuale dei soggetti completamente vaccinati, mentre è il 17,06% la fetta di persone in attesa della seconda dose. Resta da capire l’andamento del Covid-19, e delle sue varianti, e devono arrivare nuove indicazione anche dal Cts a ridosso dell’apertura dell’anno scolastico su distanziamento e mascherine. Bisogna garantire anche i prof in cattedra, evitando il maxi ricorso ai precari degli ultimi anni.

Obbligatorietà o no?

L’obiettivo del governo, come detto, è tornare in presenza. Anche il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, auspica una risposta “convinta” di tutto il personale docente e non docente alla vaccinazione «comprendendo il valore civico di questo gesto». «Qualora, però, alla data del 20 agosto il problema dovesse persistere, credo opportuno - spiega Costa - valutare l’ipotesi dell'obbligo vaccinale per questa categoria: bisogna fare di tutto per garantire la didattica in presenza». Sul punto il ministro Speranza si limita a dire che «c’è un 15% da recuperare e credo che dobbiamo valutare tutti gli strumenti potenziali per recuperare questo 15%».

La nota dell’Istruzione

Nei giorni scorsi, anche l’Istruzione ha inviato una nota ai territori definendo come «eticamente doverosa la vaccinazione» del personale scolastico, e ribadendo che «l’obiettivo prioritario è quello di realizzare le condizioni atte ad assicurare la didattica in presenza a scuola, nelle aule, nei laboratori, nelle mense, nelle palestre, negli spazi di servizio, nei cortili e nei giardini all’aperto, in ogni altro ambiente scolastico».


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