Vita degli uccelli

Se anche le usignole cantano

Con un approccio cognitivo-comportamentale Jennifer Ackerman affronta le modalità di comunicazione, gioco e corteggiamento

di Gilberto Corbellini

 Un gruccione su un ramo (Adobe Stock)

4' di lettura

Gli uccelli sono una classe di animali, di cui si contano oltre 18mila specie (non 10mila come si dice e secondo uno studio recente dell’American Museum of Natural History). La classe dei mammiferi, cui apparteniamo, ne conta un terzo. Il loro successo evolutivo ci sopravanza largamente. Come dice Edward O. Wilson, «quando vediamo un uccello, non significa che li abbiamo visti tutti».

Le diversità

Le diversità, più che le somiglianze, sono la sostanza della vita, come ha insegnato Darwin. Discendendo direttamente dai dinosauri, gli uccelli hanno avuto una storia naturale particolarmente ricca di esperimenti adattativi. Negli ultimi decenni lo studio della biologia e della cultura degli uccelli ha prodotto risultati che provano come alcune capacità comportamentali non siano solo innate, ovvero che alcune specie di questi animali sono dotate di programmi aperti di apprendimento che, quanto a prestazioni cognitive, non hanno nulla da invidiare a quelli dei primati, e grazie ai quali sono in grado di risolvere problemi, usare strumenti, comprendere concetti astratti, riconoscere e distinguere quadri di Monet e Picasso non visti in precedenza, etc.

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Microcircuiti nel cervello aviario

La mancanza negli uccelli di una neocorteccia - l’area del cervello dei mammiferi dove si trova la memoria di lavoro e dove si pianificano le azioni e si risolvono i problemi – sconcertava e lasciava pensare che ci fosse in quei cervelli qualcosa di speciale. Negli ultimi mesi dello scorso anno sono stati pubblicati sulla rivista Science due studi di rilievo che hanno identificato nel cervello aviario microcircuiti che potrebbero svolgere funzioni analoghe alla neocorteccia dei mammiferi, e che nei corvi rappresentano i correlati neurali di una coscienza sensoriale. Gli autori dei due studi pensano che gli elementi costitutivi della cognizione dei mammiferi e degli uccelli potrebbero essere stati presenti nel loro ultimo antenato comune, circa 320 milioni di anni fa. I cervelli dei mammiferi e degli uccelli si sono evoluti in modo diverso, ma nelle loro capacità percettive e cognitive risultano più simili di quanto si pensasse.

Questi recenti risultati sarebbero di diritto entrati nei libri di Jennifer Ackerman se non fossero stati pubblicati di recente. Se Il genio degli uccelli (Nave di Teseo, 2018) era divertente e illuminante, soprattutto per quanto riguardava l’insistenza sulle somiglianze tra comportamento aviario e umano, descritti dal punto di vista della morfologia e dell’evoluzione, La vita segreta degli uccelli racconta, sempre in modo comprensibile e accattivante, con precisione scientifica la diversità dei comportamenti e delle culture degli uccelli, cioè somiglianze e differenze che riguardano il comportamento singolare e complesso di diverse specie di uccelli, per esempio nella costruzione dei nidi e nell’uso di strumenti, nelle strategie di caccia e raccolta, nell’accudimento della prole, nei virtuosismi canori e comunicatici, etc. Si tratta di un testo di aviologia comportamentale e culturale, che sviluppa i temi oggetto, sul fronte umano, dell’antropologia.

Jennifer Ackerman è una delle migliori divulgatrici anglosassoni e un esempio del fatto che la saggistica scientifica, laddove esiste una domanda qualificata, si può esprimere, anche se chi scrive non è un ricercatore, a livelli eccelsi per qualità della prosa e dell’informazione, nonché per profondità critica dei ragionamenti. I suoi saggi naturalistici sono anche sempre un racconto dell’evoluzione biologica per selezione naturale, senza accenti militanti.

Sfide per alimentarsi

Ackerman sosteneva, ne Il genio degli uccelli, che essi devono affrontare sfide per alimentarsi e sopravvivere in condizione molto stressanti, che selezionano positivamente il tratto dell’intelligenza. La vita segreta degli uccelli è un approccio cognitivo-comportamentale e neuroscientifico che grosso modo affronta i diversi argomenti, quali comunicazione, lavoro, gioco, corteggiamento, genitorialità, etc., smascherando i falsi luoghi comuni ancora in circolazione e raccontando casi di studio da cui emergono le scoperte che hanno cambiato il modo scientifico di guardare i problemi. Le ipotesi sulle caratteristiche comportamentali degli uccelli si sono spesso basate su piccoli sottogruppi di uccelli familiari agli scienziati occidentali, e questo ha implicato la diffusione di credenze sbagliate. Oltre al fatto che per lungo tempo il mondo sensoriale degli animali era condizionato da pregiudizi antropocentrici e antropomorfi. Per esempio, si tendeva a credere che gli uccelli maschi cantassero nella stagione riproduttiva per farsi conoscere e difendere il territorio - e questo è, infatti, un comportamento tipico di molti uccelli nelle zone temperate dell’emisfero settentrionale. Ma ai tropici, le femmine cantano con impegno e gusto, e questo ha fatto tornare sui loro passi gli ornitologi delle zone temperate che si sono messi ad ascoltare più attentamente. Studiando il comportamento canoro e la cognizione in generale in contesti più naturali e controllati, e il popolamento dell’ornitologia a lungo dominio dei maschi con figure femminili, si è accantonata l’idea che il canto riguardi esclusivamente il territorio e il sesso, e si è dimostrato che anche le femmine di diverse specie di uccelli delle zone temperate cantano.

La varietà di forme del canto non ha solo un base biologica, ma anche culturale. I giovani uccelli imparano i canti dai loro genitori, e gli uccelli più anziani possono imparare nuovi modi per sfruttare le fonti di cibo disponibili e trasmetterlo ad altri. Il fatto che gli uccelli in generale, non solo i corvidi, siano piuttosto intelligenti e sorprendentemente giocherelloni, induce a pensare che la sperimentazione giocosa sia il modo in cui essi familiarizzano con il mondo e imparano a cambiare le cose a proprio vantaggio.

Il libro tratta principalmente delle popolazioni di uccelli dell’Australia. Il che ha senso perché gli uccelli (e gli uccelli canori in particolare) si sono evoluti a partire dall’Australia, la maggior parte degli studi sono stati/sono condotti nei terreni australiani e l’Australia è la patria delle varietà di tratti più singolari. Il caso decisamente più singolare, tra altri, riguarda alcuni uccelli australiani che provocano intenzionalmente gli incendi per cacciare. È noto che il fuoco in natura può fungere da battitore, nel senso che provoca la fuga di animali che costituiscono delle facili prede per i rapaci. Numerosi osservatori, ma va detto che mancano osservazioni controllate, hanno riportato che alcune specie di nibbi australiani raccolgono rami ardenti dalla zona dell’incendio e li lasciano cadere in aree non incendiate, oltre il tagliafuoco creato dai vigili, per appiccare il fuoco e creare nuove opportunità di caccia. Del resto, gli uccelli in varie parti del mondo esibiscono e trasmettono culturalmente all’interno delle reti sociali diverse pratiche innovative per trovare cibo.

La vita segreta degli uccelli. Come amano, lavorano, giocano e pensano
Jennifer Ackerman «La nave di Teseo», pagg. 640, € 22,80

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