Mind the economy

Se un cieco guida un altro cieco è probabile che entrambi cadano in un fosso

Sapere quello che pensano, fanno e preferiscono gli altri può avere enormi effetti benefici per noi e per la qualità delle nostre decisioni. Ma ignorare gli effetti collaterali delle diverse forme di influenza sociale può portarci fuori strada

di Vittorio Pelligra

(adam121 - stock.adobe.com)

7' di lettura

Da un sondaggio si apprende che il 49% degli italiani sarebbe contrario al Ddl Zan, ma sempre dalla stessa indagine scopriamo anche che solo il 14% dichiara di aver approfondito, effettivamente, la faccenda. È lecito chiedersi sulla base di cosa si siano formati la convinzione, a favore o contraria che sia, tutti gli altri. E qual è il ruolo che giocano in situazioni simili i cosiddetti “influencer”? Attraverso quali meccanismi, cioè, un “influencer” può esercitare la sua influenza? Le strade, naturalmente, possono essere molte, ma il sospetto che al centro della questione ci sia il conformismo è forte.

L'abbiamo visto con il “Mind the Economy” della settimana scorsa quando abbiamo descritto il fenomeno dell'“influenza sociale”: sapere che una canzone è stata scaricata innumerevoli volte me la fa sembrare migliore di come non mi sembrerebbe se avesse ricevuto pochi ascolti. C'è qualcuno che sui social ha usato lo stesso argomento per spiegare l'inatteso quanto repentino successo dei Maneskin nelle classifiche Usa. I comportamenti imitativi non godono generalmente di buona fama, eppure se sono così pervasivi e diffusi una ragione ci dev'essere. L'evoluzione culturale ha favorito lo svilupparsi e il consolidarsi di questi meccanismi perché in ambienti complessi non tutta la conoscenza può essere acquisita di prima mano per tentativi ed errori. Ci sono errori così gravi, infatti, dopo i quali non si potrà fare più nessun tentativo. Neanche la trasmissione scritta della conoscenza risolve tutti problemi. Questa, infatti, è lenta e non sempre facilmente accessibile. Per questo, spesso, per colmare le nostre lacune informative, esplicitamente o implicitamente, consciamente o meno, ci rivolgiamo all'imitazione degli altri.

Loading...

Osserviamo e imitiamo. In moltissimi casi questa strategia funziona molto bene: quando osserviamo e imitiamo un vecchio saggio, un esperto del settore, quel professore appassionato, quel professionista dedicato o quel genitore amorevole. L'imitazione rappresenta un accesso diretto ad informazioni, esperienza, conoscenze, che passeremmo una vita ad accumulare se non avessimo nessuno intorno a noi da cui apprendere indirettamente. Certo, poi ci sono, però anche i cattivi maestri. Quelli che magari esercitano grande fascino ma i cui comportamenti e le scelte di vita non possono essere definiti propriamente adattativi. Ma quello di trovare la persona giusta da osservare ed imitare è solo uno dei problemi che si portano dietro i comportamenti conformisti, o di “gregge” (herding behavior), come si usa dire oggi. Ce n'è un altro, forse ancora più complesso e insidioso: si tratta delle cosiddette “cascate informative”. Immaginate che uno studente universitario si presenti ad un esame e prima che l'interrogazione cominci, il professore si faccia consegnare il libretto degli per iniziare a compilare il registro (ora tutti questi documenti sono smaterializzati, ma fino a qualche anno fa le cose andavano spesso in questo modo). Il professore osserva i voti presi negli esami precedenti e inizia con le domande.

Le risposte non sono eccezionali ma neanche del tutto insoddisfacenti. Il professore deve decidere il voto. Notiamo che per questa scelta può attingere a due differenti sorgenti di informazione: una, che chiamiamo “privata”, è data dal risultato dell'interrogazione e un'altra, che definiamo “pubblica”, deriva dai risultati dei precedenti esami scritti nel libretto. Gli altri esami hanno tutti una media piuttosto bassa, intorno al 20 e parecchi sono dei 18 risicati. Il professore sceglie di rimandare lo studente all'appello successivo. Immaginate un altro studente, stessa interrogazione mediocre, ma una media molto alta dei voti degli esami precedenti. Il professore promuove lo studente con un 24. Cos'è successo? L'esito dell'esame è stato influenzato da un fattore che dovrebbe essere estraneo: la storia passata dello studente. In entrambi i casi l'informazione pubblica ha avuto il sopravvento su quella privata. Nel proseguo della carriera, passando da esame ad esame, a parità di qualità delle interrogazioni, il primo studente totalizzerà una media di voti bassa e un numero di bocciature elevato, mentre il secondo studente, bravo quanto il primo, finirà con l'avere una media più alta e magari con il laurearsi in corso.

Ecco uno dei possibili effetti delle “cascate informative”. Per indagare più a fondo la dinamica sottostante a questo fenomeno, gli economisti sperimentali Lisa Anderson e Charles Holt, hanno studiato situazioni simili in condizioni controllate di laboratorio. In uno dei loro esperimenti due urne venivano etichettate con una “A” e con una “B”. All'interno dell'urna “A” venivano poi posizionate tre palline, due con l'etichetta “a” e una con l'etichetta “b”, mentre nell'urna “B” venivano inserite due palline con l'etichetta “b” e una con l'etichetta “a”. A questo punto veniva sorteggiata una delle due urne attraverso il lancio di una moneta. La probabilità che di selezionare ciascuna delle urne è pari a 1/2. Quindi la probabilità ex-ante di estrarre una pallina “a” o una “b” è esattamente la stessa. Ma la probabilità ex-post, che una pallina “a” provenga dalla urna “A”, invece, è pari a 2/3 ed è la stessa probabilità che una pallina “b” provenga dall'urna “B”. I partecipanti all'esperimento, in ordine casuale, dovevano indovinare, uno dopo l'altro, da quale urna era stata estratta una delle palline dopo aver osservato la distribuzione delle palline presenti nell'urna estratta.

La loro scelta veniva, poi, resa pubblica ed osservabile da coloro che avrebbero dovuto fare la stessa cosa nei turni successivi. In questo modo ogni partecipante aveva a disposizione sia un'informazione privata, relativa alla pallina estratta nel suo turno, ma anche una informazione pubblica, relativa alla scelta fatta dal partecipante che aveva deciso prima di lui. Ogni soggetto riceveva un pagamento in denaro per ogni scelta che si dimostrava corretta. Consideriamo il fatto che il primo decisore nella sequenza avrà come unica informazione il risultato dell'estrazione (l'informazione privata), e questi opterà per l'evento A se la pallina estratta sarà “a” e per l'evento “B” se la pallina sarà etichettata con una “b”. Se anche al secondo partecipante dovesse capitare la stessa estrazione, sarebbe ragionevole aspettarsi la stessa previsione. Ma se, invece, indipendentemente dall'estrazione, il giocatore scegliesse ciò che ha scelto il decisore che lo ha preceduto, come dovremmo interpretare tale comportamento? Il secondo decisore e tutti gli altri dopo di lui avranno a disposizione due fonti di informazione: quella privata, l'estrazione, che conoscono solo loro, e quella pubblica, cioè, quello che hanno scelto gli altri prima di loro. Si verifica una “cascata informativa” quando un decisore sceglie di dare maggior peso all'informazione pubblica che a quella privata. A ciò che hanno fatto gli altri piuttosto che a ciò che sarebbe corretto dedurre sulla base della propria informazione privata.

I risultati dell'esperimento di Anderson e Holt mostrano che tale evenienza di verifica 41 volte su 56 casi. Un fenomeno piuttosto diffuso (Anderson, L., Holt, C., 1997. “Information Cascades in the Laboratory”. American Economic Review 87(5) pp. 847- 862). In generale questo significa che, quando qualcuno di noi ha informazioni parziali su un particolare evento, una proposta di legge, una votazione, o altre situazioni simili, e quando ha la possibilità di osservare le opinioni degli altri sulla stessa materia, integrerà le sue informazioni private con quelle derivanti dalle scelte degli altri. A volte dando maggior peso alle opinioni degli altri che non alle proprie. Potrei essere incerto se appoggiare oppure no il DDL Zan, ma siccome Tizio, che è mio amico e stimo, lo avversa, allora anche io lo avverserò. Poi arriva Caio che è mio amico e amico di Tizio e altrettanto incerto. Però osserva che sia io che Caio siamo contrari e deduce che questo vorrà dire pur qualcosa e, per questa ragione, decide di abbracciare una posizione coerente con quella dei suoi amici. E così via. L'informazione privata, quella poca o nulla conoscenza specifica che ognuno di noi raccoglie per fari un'idea indipendente, passa totalmente in secondo piano rispetto all'informazione pubblica che viene veicolata sempre più spesso, per esempio, attraverso i social dalle persone con le quali abitualmente interagiamo o dai cosiddetti “influencer”. Una delle implicazioni di questo meccanismo è, ancora una volta, la polarizzazione delle opinioni. Ognuno sarà portato sempre di più a pensarla come la pensano quelli che la pensano come lui e sarà sempre meno disposto ad accogliere posizioni differenti, che arrivano da coloro che la pensano diversamente. E sappiamo tutti che questa è la strada migliore per imboccare vicoli ciechi ed andare a sbattere violentemente contro dei muri che noi stessi abbiamo contribuire ad ereggere. Come ci ricorda, al riguardo, il giurista Cass Sunstein: “In questi contesti, molte persone, in mancanza di forti convinzioni proprie, possono finire per credere ciò che altri (importanti) sembrano credere. Le variazioni negli atteggiamenti sociali verso il fumo, l'alcol, il cambiamento climatico, il riciclo dei rifiuti e le molestie sessuali hanno molto a che fare con questi effetti” (Sunstein, C., “Come avviene il cambiamento”. Tornio, Einaudi, 2021). Uno dei problemi più seri legato a questo processo di formazione delle credenze e delle opinioni è la sua intrinseca fragilità. Le folle che ragionano in questo modo diventano instabili.

Qualcuno, a proposito, ha parlato, in tempi recenti, di “sciami elettorali”, vale a dire di aggregazioni assolutamente mutevoli che cambiano idea e quindi sostegno politico senza nessuna apparente ragione oggettiva. Si tratta di una vera e propria sorgente di “noise”, per usare l'espressione di Kahneman, Sunstein e Sibony (“Noise. A Flaw in Huma Judgement.” Harper Collins, 2021). Non solo le posizioni che emergono attraverso cascate informative sono fragili e imprevedibili, ma rischiano di essere anche del tutto scollegate da basi oggettive e fattuali. Questo perché quando seguiamo l'opinione di un altro che riteniamo affidabile, raramente pensiamo che possa essere, anch'egli, soggetto all'influenza di una cascata. L'esito, inoltre, può essere decisamente problematico, come l'esempio dello studente mediocre promosso a pieni voti, dimostra. Incidentalmente, questo addentellato al corrente dibattito sulla retorica della meritocrazia è solo una delle prospettive da cui il problema degli effetti delle cascate informative può essere affrontato.

Questo tema dovrebbe apparirci rilevante ogniqualvolta le nostre decisioni e i nostri giudizi assumono una dimensione sociale. Cioè, praticamente, sempre nel mondo di oggi. Sapere quello che pensano, fanno e preferiscono gli altri con i quali interagiamo in modo significativo può avere enormi effetti benefici; per noi e per la qualità delle nostre decisioni. Ma, allo stesso tempo, ignorare quelli che possono essere gli effetti collaterali delle diverse forme di influenza sociale, può portarci seriamente fuori strada. Può indurci, perfino, a decisioni che sono contro il nostro migliore interesse, individuale e collettivo. L'ignoranza di questi meccanismi rischia davvero di trasformarci in ciechi guidati da ciechi. E come scrive l'evangelista Matteo: “Quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!” (Mt. 15: 14).

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti