Sale in zucca

Se fossimo alla vigilia di un nuovo miracolo economico italiano?

Ci sono analogie tra la ripartenza del dopoguerra e quella dopo la pandemia che fanno ben sperare

di Giancarlo Mazzuca

Mario Draghi alla chiusura dell’anno accademico dell'Accademia Nazionale dei Lincei (Imagoeconomica)

2' di lettura

Non sarebbe il caso di cominciare a parlare di un nuovo miracolo economico italiano? Mi sono fatto la domanda dopo che, nei giorni scorsi, lo stesso Draghi, parlando all'Accademia dei Lincei, ha dichiarato che le previsioni sul Pil, già proiettato nel 2021 verso una crescita del 4,2% (esattamente la stessa che si dovrebbe registrare in media nell'intera Unione Europea), potrebbero essere riviste ancor più in rialzo. Considerando che “SuperMario” è sempre molto cauto nelle sue “profezie”, l'ottimismo del premier dovrebbe farci riflettere: siamo davvero in vista della Grande Ripartenza?

Intendiamoci, non conviene esagerare nell'ottimismo che può rivelarsi eccessivo con tante delusioni dietro l'angolo. Basta, infatti, rivedere le cifre del crollo economico causa Covid per renderci conto dei danni subìti: l'Azienda Italia ha dovuto reggere una caduta del Pil che ha toccato l'8,9%, più del doppio delle previsioni di crescita di quest'anno prima dell'ultima previsione di Draghi. Per tornare ad una situazione ante -pandemia, ci vorranno davvero tanti sforzi. E, in tal senso, ha ragione il presidente del Consiglio quando afferma che bisogna mantenere la guardia alta (non solo sul fronte economico) e che l'obiettivo resta quello di tornare ai livelli pre-Covid.

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Non dobbiamo neppure dimenticare neppure le controindicazioni di una ripresa a marce forzate: è il caso dell'inflazione che sta tornando a crescere così come sta accadendo anche alle quotazioni del petrolio. Per non parlare del macigno del debito pubblico che rende sempre più necessaria la distinzione fatta dal premier tra debito cattivo (legato al moltiplicarsi dei soliti sussidi) e debito buono (per fini veramente produttivi).

Resta, comunque, il fatto che stiamo voltando pagina con una netta inversione di tendenza: toccando ferro, ecco il motivo per cui si potrebbe anche parlare di un nuovo miracolo economico considerando che ci sono analogie tra la ripartenza del dopoguerra e quella dopo la pandemia: pure allora si ricominciò da zero, anzi da sottozero; anche allora scesero in pista statisti di primo piano (un solo nome tra tutti: il presidente della Repubblica Luigi Einaudi che fu il vaccino giusto per guarire dal contagio del conflitto bellico); anche allora, come oggi con il Recovery Plan, pur non essendo ancora nata la Ue, vennero in nostro soccorso gli aiuti internazionali (Piano Marshall).

Tanti punti di contatto che ci fanno ben sperare: se nel dopoguerra la Ricostruzione ci portò al “boom” degli anni Sessanta, con la grande stagione del “made in Italy” e del “piccolo è bello”, perché non augurarci oggi una nuova stagione d'oro? Sperando ovviamente che, per il futuro, non valga il vecchio adagio del “non c'è due senza tre”.

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