Moda uomo

Semplicità pensosa o fiammata di colore?A Parigi si chiude una tornata liberatoria di sfilate

Festoso e gaudente lo spirito della settimana parigina della moda uomo che si è chiusa domenica, ancora in formato digitale con pochi show dal vivo

di Angelo Flaccavento

4' di lettura

Festoso, edonista, gaudente, liberato, al limite proprio sfrenato: sono questi gli aggettivi che meglio descrivono lo spirito della tornata parigina della moda uomo che si è chiusa domenica, ancora una volta in formato digitale con alcuni show dal vivo. Gaudente come una latta di popcorn al caramello salato e una bottiglia di champagne grand cuvèe Krug, recapitati al domicilio degli invitati per la visione del video di Thom Browne; festoso come la busta di stelle fluorescenti e braccialetto neon - genere rave party - a corollario dello show racchiuso in due libri di Loewe.

Un’esplosione liberatoria

Era in qualche modo prevedibile, come compensazione al difficile momento che stiamo attraversando, e che non sembra nemmeno essere del tutto finito. Se per alcuni la risposta ai mala tempora è una pensosa semplicità, o una introspettiva leggerezza, per altri è al contrario una fiammata di colore e di follia. Di certo le risposte sono multiple: univoco è il canone del passato, come il vituperato patriarcato. La concentrazione dei liberati gaudenti è particolarmente alta a Parigi, in modulazioni di frequenza che vanno dalla nonchalance azzimata nei colori di un paesaggio toscano di Paul Smith al kitsch sofisticato delle cartoline anversesi di Dries Van Noten al surrealismo in nero con abiti collage e decostruzioni violente di Yohji Yamamoto , il cui modo di esprimere vitalità è sempre intensamente personale.

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È oscura e pagana, tribale e carica di una vis quasi primordiale la prova di Riccardo Tisci per Burberry , che sembra essere tornato alla sigla muscolare che lo ha fatto tanto amare negli anni di Givenchy. Adesso, certo, l’espressione è più tesa, e se si vuole più tendente alla formula, ma nel clangore di un ipotetico underground con lo spirito true brit di Burberry sta una scintilla che fa ben sperare.

La festa è uno stato d’animo

Da Loewe, Jonathan Anderson parla di energia ed edonismo, e abbraccia tutto lo spettro delle fluorescenze neon. «Penso che il ruolo della moda sia, ogni stagione, dipingere un quadro ideale, sobillando la voglia di farne parte» dice Anderson via Zoom. Il quadro edonista, completo di paillettes sbrilluccicanti, stampe animalier e aperture circolari che rivelano porzioni di corpo, Anderson lo dipinge in modo completo. La collezione é infatti presentata attraverso due libri che rappresentano l'inizio e la fine del percorso: una monografia sul pittore Florian Krewer, i cui notturni urbani sono le scene che hanno scatenato il processo creativo, e un volume fotografico di David Sims, documento stratificato e psichedelico dei vestiti stessi, visti addosso a un cast di uomini di diverse età e tipo fisico. L'effetto è liberatorio e avvolgente.

L’approccio dissacrante della moda

Non di sole feste vive la moda, ma c'è di certo un modo dissacrante e festoso di affrontare anche temi importanti del dibattito contemporaneo. Serhat Isik e Benjamin Huseby in arte GmbH (di fresco nominati direttori creativi di Trussardi) compiono un atto di colonialismo inverso. Stanchi di dover giustificare le proprie origini - turche e pakistane rispettivamente - a causa della pelle un po' più scura della norma, compiono un viaggio tra i clichè del mondo bianco - eleganza di classe alta e snobismi da country club in primis - e li trasformano in ispirazione, esattamente come i creatori di moda, classicamente, hanno usato viaggi e contatti con culture esotiche come materiale da rielaborare di stagione in stagione. Il risultato è potente, non ultimo perché Isik e Huseby partono da codici femminili, abbondantemente camp, per vestire i loro macho, e questo crea una ulteriore decolonizzazione, con scossa elettrica. In mezzo a cotanto riflettere, ci sta anche dell'ottimo tailoring, che certo non guasta.

Il tailoring è allungato, fluido e ieratico, con condimento di camicie-pezzo unico dipinte dall'artista George Condo, da Dior, dove il direttore artistico Kim Jones immagina la collezione come un vero e proprio dialogo con Travis Scott, superstar musicale e affezionato cliente della maison. Non solo la silhouette è un omaggio al look sempre impeccabile dell'artista, ma ogni aspetto del progetto della collezione nasce da un confronto effettivo tra Jones, il creatore, e Scott, la sua musa. Come sempre per Jones, anche al picco del coinvolgimento personale l'espressione appare non esattamente emotiva, o calda, e il risultato sembra un po' studiato a tavolino. Di particolare interesse è il coinvolgimento di un personaggio come Scott nel disegno di abiti e accessori, perché questo sancisce in modo definitivo il passaggio del faro dello stile dai creatori di moda ai creatori di entertainment, e il susseguente mutare del fashion design in evoluto merchandising.

Veronique Nichanian, da Hermés, è di altro pensiero. Si schiera con ineffabile decisione nel contingente di quanti alleggeriscono, purificano, elevano, producendo una delle sue migliori collezioni, un opus virtusistico - da Hermès nulla è mai quel che sembra, e pure la camicia che pare di popeline è di camoscio sottolissimo - ispirato alla lontana a certi codici nautici, a uno spirito nomade e connesso con la terra. Il suo è un uomo leggiadro che veste abiti senza peso in colori neutri e trasparenti, dai volumi staccati dal corpo, e la visione rinfranca per precisione e assenza di forzature.

I codici si mescolano in libertà da Jil Sander: giorno e notte, lavoro e relax, e le rispettive traslazioni in forma d'abito, si combinano in un megamix tenuto insieme da una assoluta chiarezza di design. È intensamente metaforico, in fine, il lungo film di Thom Browne: il racconto dell'allenamento di un atleta, inframezzato da animazioni dei disegni astratti dello stilista, che altro non è se non una dichiarazione di intenti, un'ode alla disciplina del creativo, un manifesto di indipendenza estetica. Più passano gli anni, più Browne rimane fedele a sè stesso, incorrotto dalle mode del momento, e questo gli fa onore. Nel clima attuale, sono solo i piccoli e flessibili che davvero possono portare avanti lo spirito della creazione autentica.

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