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Sì di Hong Kong all’Ipo di Xpeng, ma alla Tesla cinese serve l’ok di Wall Street

Il big dell’auto elettrica, già sui listini Usa, vuol sbarcare anche sulla piazza dell’ex colonia britannica. Gli Usa daranno il loro parere vincolante?

di Rita Fatiguso

3' di lettura

Si profila un nuovo caso, questa volta finanziario, nei rapporti tra Cina e Stati Uniti. Quotata a Wall Street, Xpeng, nota come la Tesla cinese, ha ottenuto il via libera dell’Autorità di Borsa di Hong Kong per l’Ipo da 2 miliardi di dollari. Con mossa insolita ha scelto il dual listing, quindi Wall Street dovrà autorizzare a sua volta lo sbarco di Xpeng sui listini dell’ex colonia britannica. Il timing non sembra ottimale, con le relazioni tra gli Stati Uniti e la Cina sempre turbolente, nonostante il passaggio del testimone alla Casa Bianca. Il presidente in carica ha portato a 59 casi la black list delle società cinesi quotate a Wall Street dalle quali gli americani dovranno disinvestire.

Doppia quotazione, doppio sì per Xpeng

Ha scelto il dual listing, Xpeng Motors, nota come la Tesla cinese, quotata a Wall Street. Xpeng ha ottenuto l’ok all’Ipo da 2 miliardi di dollari a Hong Kong, il che le consentirebbe di finanziare il rilancio dell’auto elettrica cinese.

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La mossa è di quelle azzardate in una fase di complicate relazioni bilaterali tra Cina e Stati Uniti: infatti l’ok di Hong Kong non basterà, bisognerà che anche gli Usa diano il via libera, Hong Kong è un mercato secondario rispetto alla quotazione negli Usa, ma in questo caso Xpeng chiede di essere quotata in contemporanea su entrambe le piazze.

Se così fosse, se tutto andasse per il meglio, Xpeng sarà soggetta a entrambe le regole di Borsa, cinesi e americane.

Alibaba& co. e JD.com quotate a Wall Street hanno chiesto di sbarcare a Hong Kong in quanto mercato secondario. Xpeng invece ha alzato il tiro imboccando la strada del dual listing, ragion per cui avrà bisogno anche dell’ok americano.

In generale, la Commissione di vigilanza americana sulla Borsa l’anno scorso ha introdotto norme più severe sulle procedure e sull’audit per le quotate. In più il presidente in carica Joe Biden ha portato a 59 la black list delle società cinesi quotate a Wall Street dalle quali gli americani dovranno disinvestire.

Una scorciatoia per la stock connection

Di Alibaba sappiamo come è andata a finire, la doppia quotazione a Shanghai e Hong Kong è stata negata ma per ben altri motivi. Di Xpeng possiamo però già dire che se centrasse la quotazione in Cina e negli Usa entrerebbe nella Stock connection Shanghai-Hong Kong che insieme a quella Shanghai-Shenzhen permette agli investitori cinesi di entrare nel capitale delle società quotate a Hong Kong ma non in Cina.

Insomma un meccanismo-scorciatoia che porterebbe nelle casse di Xpeng altre risorse necessarie ai piani di sviluppo della rampante società di GuangZhou che punta a fare concorrenza a Elon Musk e alla sua Tesla che in Cina ha impiantato uno stabilimento avveniristico.

Guerra senza tregua tra le auto elettriche

Intanto è già in atto una vera e propria guerra tra auto elettriche. Per la Cina l’obiettivo dell’autarchia scritto a chiare lettere nel Piano quinquennale 2021-25 passa anche dalla grande rottamazione delle vecchie auto da sostituire con quelle a energia green.

Guerra a tutto campo, non solo con Tesla, ma anche con start-up locali come Nio e Li Auto anch’esse quotate negli Stati Uniti.

Xpeng ha dichiarato di aver consegnato 5.686 auto a maggio, con un aumento del 483% su base annua e un aumento del 10% rispetto al mese precedente, a un ritmo più rapido rispetto ad aprile. L’azienda punta a consegnare tra le 15.500 e le 16.000 unità nel secondo trimestre. E ad aprile ha lanciato la P5, il suo terzo modello di produzione e la seconda berlina dopo la P7. L’azienda si sta concentrando sul potenziamento della tecnologia, comprese alcune funzionalità di guida autonoma per differenziarsi dai suoi concorrenti.

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