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Siccità, 1 miliardo di danni per l’agricoltura in un solo anno

Coldiretti rilancia il progetto di 10mila invasi diffusi sul territorio con strutture in grado di trattenere l’acqua per poi distribuirla non solo ai campi ma anche a tutte le altre attività produttive

di Alessio Romeo

Cento giorni senza piogge, siccita' grave per il Po

3' di lettura

La pioggia degli ultimi giorni è servita a spegnere l’emergenza e a salvare l’Italia dal rischio incendi, soprattutto al Centro Nord, su boschi e coltivazioni. Ma quello della carenza d’acqua resta un fenomeno strutturale confermato dalla drammatica siccità di quest’anno. In Italia l’acqua non manca ma con le attuali strutture si riesce a mantenerne solo l’11 per cento.

I cambiamenti climatici hanno modificato la geografia e la frequenza delle precipitazioni, più rare ma anche più intense. Sono sempre più ricorrenti fenomeni estremi caratterizzati da bombe d’acqua e periodi a secco, con una tendenza alla tropicalizzazione del clima. La siccità è “emigrata” al Nord e oggi nei periodi di grande caldo si trovano in affanno le riserve idriche di tutto il Paese. Con problemi per le colture, ma anche per gli approvvigionamenti civili e la tenuta del territorio.

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La siccità rappresenta l’evento avverso più rilevante per l’agricoltura italiana con danni stimati in un miliardo di euro in un solo anno tra minore produzione e problemi qualitativi. Tutto questo in uno scenario in cui è necessario produrre di più per far fronte alla carenza di materie prime e all’impennata dei prezzi alimentata dalla guerra in Ucraina.

L’Unione europea ha dato il via libera all'utilizzo di 4 milioni di ettari lasciati a riposo per i vincoli ambientali, eredità dal vecchio set aside della Politica agricola comune, per aumentare la produzione di cereali e colture proteiche. Per l’Italia si tratta di 200mila ettari aggiuntivi da coltivare. Ma per farlo l’acqua – la cui mancanza ad altre latitudini sta determinando conseguenze drammatiche sulla sicurezza alimentare – è indispensabile.

Quest’anno in Italia le semine primaverili sono iniziate con precipitazioni più che dimezzate al Nord che secondo la Coldiretti mettono a rischio oltre il 30% della produzione agricola nazionale, fra ortofrutta e grano, e la metà degli allevamenti della Pianura Padana, dove il Po ha fatto registrare un livello idrometrico di -3,4 metri al Ponte della Becca con pesanti anomalie anche nei grandi laghi, che hanno percentuali di riempimento che vanno dal 6% di quello di Como al 28% del Maggiore. L’organizzazione agricola ha rilanciato il progetto sviluppato insieme all’Anbi per la messa in cantiere di strutture in grado di trattenere l’acqua per poi distribuirla quando serve, non solo all’agricoltura ma anche a tutte le altre attività produttive e nelle case.

Un grande progetto infrastrutturale pluriennale da almeno 10mila tra grandi e piccoli invasi diffusi sul territorio caratterizzati da un basso impatto paesaggistico, privilegiando il completamento di strutture già avviate con iter autorizzativi semplici, senza uso di cemento, favorendo la creazione di nuovi posti di lavoro soprattutto nelle aree marginali interne.

Secondo le stime, servirebbero 1,8 miliardi solo per i primi mille. «L’Italia ha le potenzialità per diventare un punto di riferimento a livello mondiale nella gestione dell’acqua – sottolinea il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini –. Con il piano che proponiamo possiamo raggiungere un più alto grado di autosufficienza alimentare ed energetica». Per questo il “piano invasi” guarda oltre i finanziamenti del Recovery Plan, ad esempio ai fondi strutturali Ue come quello di sviluppo e coesione che è quello con le maggiori risorse per il Sud.

L’associazione nazionale delle Bonifiche sta già partecipando all’attuazione dei bandi da 800 milioni complessivi del Pnrr in capo al Mipaaf per il miglioramento delle infrastrutture irrigue, come i canali di irrigazione, alcuni dei quali propedeutici anche al progetto invasi, che prevede la realizzazione di una serie di bacini per la raccolta dell’acqua in grado anche di diminuire il rischio di alluvioni e frane e garantire la disponibilità idrica in caso di incendi, con adeguati stoccaggi per le produzioni idroelettriche in linea con gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni al 2030.

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