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Six Senses fa rotta su Sicilia e Lago di Como dopo Roma e Antognolla

Il gruppo guidato da Neil Jacobs accelera gli investimenti in Italia

di Vincenzo Chierchia

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3' di lettura

«Crediamo molto nelle potenzialità turistiche dell’Italia, l’emergenza sanitaria passerà e il Paese tornerà ad essere destinazione top nel mondo con particolare riguardo per arte, cultura, paesaggio e wellness. per questo motivo abbiamo deciso di investire e continueremo ancora abbiamo progetti molto importanti». Neil Jacobs è l’amministratore delegato (Ceo) del gruppo turistico-alberghiero di lusso Six Senses che ha di recente siglato accordi per sviluppare progetti in Umbria - nel polo di Antognolla alle porte di Perugia - e a Roma. «Ma non ci fermeremo qui - aggiunge Jacobs - stiamo definendo un accordo molto importante in Sicilia con un partner locale che ha delle dimore posizionate in aree di grande interesse, e sul Lago di Como, punto di riferimento glamour per la grande clientela internazionale. Il turismo si riprenderà presto e noi saremo pronti».

Jacobs

L’obiettivo medio termine di Jacobs è di realizzare una rete di almeno una decina di Six Senses in Italia, hotel di fascia alta che hanno un pposizionamento molto particolare. Il modello è quello del lusso all’insegna della sostenibileità e del wellness come fattore chiave dell’offerta sotto l’egida del massimo rispetto per la natura. Six Senses, che fa parte del colosso multinazionale InterContinental, ha il quartier generale a Bangkok, in Tailandia, e gestisce una ventina di hotel con circa 4.900 addetti dal Vietnam alle Seychelles, al Portogallo. «L’ospitalità non è solo un posto dove stare - ama ricordare Jacobs - ma vogliamo che i nostri spazi aiutino i nostri ospiti a essere mentalmente, fisicamente ed emotivamente felici».

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In Italia in corso cè il grande progetto di Antognolla che abbraccia un castello e un borgo, e dove a marchio Six Senses ci saranno 71 camere e 79 residenze collegate ad un campo da golf di 18 buche, ad un centro ippico, più scuola di cucina e e fattoria biologica. «Un luogo ideale - commenta Jacobs - per declinare il nostro concetto di benessere in un complesso che si estende in tolare per oltre 500 ettari nella campagna umbra». Le camere saranno allestite nel Castello che risale al XII secolo, su un insediamento benedettino preesistente del X secolo. Il campo da golf progettato da Robert Trent Jones II e la Spa saranno fattori chiave dell’offerta in aggiunta alla gastronomia all’insegna del biologico.

La riqualificazione è guidata da Viy management con sede a Londra e dall’investitore Alessio Carabba Tettamanti. Come spiegano dalla società promotrice del progetto l’investimento su Antognolla contribuirà ad aprire l’Umbria al turismo di lusso, garantirà numerosi posti di lavoro: sia nella fase di costruzione che in quella del mantenimento della struttura,implementerà il turismo golfistico nella regione facendo diventare l'Umbria una destinazione appetibile per gli appassionati, apporterà vantaggi al settore edile/delle costruzioni (ad es. i materiali da costruzione saranno in gran parte acquistati localmente). Inoltre il resort utilizzerà unità di cogenerazione posizionate nell'edificio principale che genereranno calore ed elettricità in modo autonomo e che si andranno ad aggiungere ai pannelli solari e a un'attenta progettazione energetica.Tutta l'acqua piovana verrà raccolta e trattenuta in loco e utilizzata, almeno il 50% del consumo totale di energia sarà generato da fonti rinnovabili, tutti i mezzi all'interno della struttura saranno elettrici, i rifiuti alimentari verranno compostati, in vigore il divieto di usare la plastica (come parte del Global Tourism Plastic Initiative Pledge)

Antognolla procede di pari passo con Roma, Piazza San Marcello, dove apriranno 95 tra camere e suite Six Senses con Spa, ristorante e terrazza panoramica. «Abbiamo programmi molto importanti per Roma - spiega Jacobs - la nostra proposta sarà concettualmente molto forte in un contesto di elevato valore storico ed artistico, con un’atmosfera unica per i nostri ospiti; un progetto che sento con particolare importanza visto che ho studiato arte a Firenze». Si tratta del Palazzo Salviati Cesi Mellini costuito nel XVIII secolo per il cardinale Mario Mellini con affaccio su Via del Corso. Il progetto di design è di Patricia Urquiola. La proprietà è di Orion European real estate.

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