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Pa: cosa prevede il decreto che rende «ordinaria» la presenza in ufficio

In consiglio dei ministri atteso il Dpcm che archivia il lavoro agile per tutti

di Gianni Trovati

Smart working, Brunetta: "Non ci sono più lockdown, ripensare il lavoro da remoto"

2' di lettura

Potrebbe arrivare oggi, giovedì 23 settembre, sul tavolo del consiglio dei ministri il decreto di Palazzo Chigi che ribalta la logica emergenziale nel pubblico impiego riportando la presenza in ufficio nel ruolo di «modalità ordinaria» del lavoro. La mossa è la conseguenza diretta dell’obbligo di Green pass sancito dal decreto legge di giovedì 16 settembre, e pone le condizioni per il progressivo ritorno in presenza a partire dal 15 ottobre.

I principi del rientro in ufficio

Il calendario è infatti com’è ovvio allineato a quello del decreto legge. Ma il Dpcm serve a fissare i principi alla base del rientro, che sarà poi disciplinato sul piano operativo dalle Linee guida su cui sta lavorando il ministero per la Pa.

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Le ipotesi parlano di un rientro progressivo, che parte dal personale più direttamente impegnato nelle attività al pubblico per passare poi agli uffici. Ma queste distinzioni vanno considerate in modo flessibile soprattutto negli enti locali, dove il lavoro allo sportello e quello in ufficio spesso coesistono nella giornata dello stesso dipendente.

L’asse Draghi-Brunetta

In ogni caso la strategia del governo, nata sull’asse fra il presidente del consiglio Mario Draghi e il ministro per la Pa Renato Brunetta, è chiara. L’obbligo di Green pass, ipotizzato prima solo per gli uffici pubblici e invece allargato subito a tutto il mondo del lavoro, serve nelle intenzioni del governo ad archiviare lo smart working come modalità «ordinaria», nell’impianto emergenziale nato nel marzo del 2020 che aveva relegato la presenza in ufficio nel ruolo di eccezione.

Il cambio di prospettiva, che ovviamente non riguarda il personale di scuola, sanità, forze dell’ordine e degli altri settori in cui la presenza è sempre stata imprescindibile, andrà poi declinato in ogni amministrazione sulla base delle scelte organizzative lasciate all’autonomia dei dirigenti. Il quadro normativo è già stato sgombrato dalle percentuali minime di lavoro agile da assicurare ai dipendenti, con l’unica eccezione del 15%, che rimarrà il punto di riferimento delle amministrazioni che non adotteranno il Piano organizzativo.

Le regole nei contratti nazionali

Le nuove regole a regime saranno fissate dai contratti nazionali. Atteso un nuovo confronto fra Aran e sindacati su quello delle Funzioni centrali, che sulla parte ordinamentale anticipa la disciplina generale applicabile agli altri settori. L’Aran ha presentato una prima bozza sulla struttura della busta paga, e oggi, giovedì 23 settembre, è atteso un incontro che dovrebbe avere sul tavolo l’intero contratto.

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