SFIDE ESTREME

Spartan Race: la corsa a ostacoli più famosa al mondo raccontata dal suo pluricampione

Arrampicare, stare in equilibrio, trasportare pesi, lanciare il giavellotto, passare sotto il filo spinato. Tutto nello stesso tracciato.

di Eugenio Bianchi

Un atleta in una rolling mud, pozze di fango e acqua con dune da superare.

5' di lettura

Siamo 2mila. Accanto a me c'è Albert Soley, uno degli atleti di Spartan Race più forti al mondo, arrivato terzo all'ultimo mondiale di Sparta. C'è anche Samuel Castela che, sempre a Sparta, è arrivato settimo nella classifica generale. Samuel posso batterlo, quanto ad Albert, so che è difficile anche stargli davanti di un metro. Il mio obiettivo, questa volta, non è (solo) superarli. Questa gara è importante perché è un test: ho cambiato tipologia di allenamento e voglio metterlo alla prova. È la mia ultima competizione del 2019, sono al Parco Urbano El Patriarca, a Córdoba. La città è ai nostri piedi, davanti abbiamo dieci chilometri di tracciato e 30 ostacoli, e stiamo per iniziare. Partiamo e vedo subito che il mio ritmo è superiore a quello degli altri, mi metto davanti, sono io a dettare i tempi e capisco che il nuovo allenamento ha funzionato. Continuo a stare davanti e non mi sento neanche particolarmente affaticato. La prima parte della gara va liscia, sono sempre in prima o seconda posizione, a giocarmela con Samuel. Quando il gruppo degli Élite – ovvero i professionisti, siamo 300 in tutta Europa, circa un centinaio qui, e una trentina quelli che si contendono il podio a ogni gara – si ricongiunge, nella seconda parte del tracciato, iniziano due chilometri di corpo a corpo, siamo una cosa sola che spinge verso il traguardo.

Due atleti impegnati a superare un ostacolo nella Spartan Race Beast di Orte 2019.

Vedo il primo ostacolo: la catena nautica da 40 chili. Penso “Bene!”. Sono forte nei trasporti e questa può essere l'occasione di aumentare il mio vantaggio. Ma il tratto è corto e i distacchi rimangono gli stessi: sono davanti ad Albert ma di poco, circa 30 secondi. Arriviamo di fronte al tender, una struttura di ferro da scavalcare, e allo Z Wall: un muro da arrampicata, ma in orizzontale, ci si muove su piccoli pioli e non si deve cadere. Qui commetto l'errore che mi farà arrivare terzo anziché primo: non ci metto abbastanza “testa”. Faccio una premessa: se prima della gara valuto che sono nelle condizioni di vincere, punto a quello e non mi faccio distrarre. Non mi interessa se qualcuno sul momento mi supera, lo tengo d'occhio e corro con la convinzione che quel giorno arriverò prima io. Invece, questa volta, davanti allo Z Wall, mi rendo conto che, mentalmente, mi sto accontentando del podio. Invece di dare il tutto per tutto, ho fatto il muro in sicurezza, perdendo il vantaggio.

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Dopo la Monkey Bar, una sequenza di sbarre e anelli da completare in sospensione, arriviamo al percorso con il filo spinato. Entro per terzo, il filo è già molto basso e appena viene sfiorato dagli altri inizia a ballare e a venirmi addosso. Non riesco a trovare il ritmo giusto per superare l'ostacolo in velocità, sono a dieci secondi dai primi. Arriviamo alla sequenza di Atlas – una palla in cemento da alzare e trasportare – arrampicata con la corda e lancio del giavellotto. Sono a 100 metri da Albert e Samuel e qui capisco che la mia gara è finita. Di solito c'è una possibilità su due di mancare, ma entrambi colpiscono il bersaglio. I pochi ostacoli che ci separano dal traguardo non sono tecnici, quindi non c'è niente da sbagliare: una serie di rolling mud, pozze di fango e acqua con delle dune da scavalcare, l'ultimo muro su cui arrampicarsi ed ecco l'arrivo.

Eugenio Bianchi, che ha all'attivo 58 podi e 27 ori nella Spartan Race e fa parte della categoria Élite, che raggruppa i professionisti.

Sono terzo: dieci chilometri e 30 ostacoli in '51.16. Davanti a me ho Samuel Castela, con '50.42, e Albert Soley, primo con '50.34. Sono comunque contento: è stata una gara divertente, siamo sempre stati molto ravvicinati e ho verificato che il nuovo allenamento funziona. Nei giorni seguenti, analizzando la mia performance, capisco che mi è mancata la voglia di arrivare primo: il poco riposo, il viaggio, la fine della stagione hanno influito sul risultato. Oggi, a sei anni dalla mia prima Spartan, non ricordo più a quante gare ho partecipato: so che ho all'attivo 58 podi e 27 ori, e che questo è ancora lo sport più motivante ed entusiasmante che io abbia mai provato (Eugenio è anche pluricampione del mondo di sci di fondo e skiroll e partecipa alla Spartan Race da quando la competizione è arrivata in Italia, nel 2014, ndr). C'è un coinvolgimento, un'enfasi difficile da trovare altrove. Chi fa Spartan sembra vivere in funzione della gara: si parla, si mangia, si dorme, si pensa Spartan. È quello che vedo anche come allenatore, nel mio parco LW1T, presso la CrossFit Erba, a Merone. Questo è uno sport completo, che lascia spazio all'immaginazione. Ci si trova di fronte a sforzi continui e vari, e anche a qualche piccola paura come quella dell'altezza o dell'acqua. Le capacità sulle quali bisogna allenarsi sono l'endurance – perché le gare sono su diversi chilometraggi – la forza, l'agilità, la mobilità, la memoria.

L'allenamento funzionale alle OCR, di cui fanno parte anche le Spartan Race, prevede un mix di discipline e movimenti che vanno dalla corsa, al superamento di muri, pareti da arrampicata, trasporto pesi, percorsi in sospensione o in equilibrio, lancio del giavellotto, passaggi sotto il filo spinato. È la concretizzazione dei migliori film di addestramento militare. Non bisogna aver fretta di migliorare, ma avere fame di miglioramento. Una volta costruite le fondamenta su cui aggiungere i vari “mattoni” dell'allenamento, in tre o quattro mesi, di solito, si è pronti per una gara. A chi vuole avvicinarsi alla Spartan, consiglio di iniziare con la tipologia Sprint o Super. Le distanze sono intorno ai cinque-dieci chilometri e si può arrivare al traguardo anche camminando, affrontando un ostacolo alla volta. Quella di Maggiora è la prima competizione della stagione (l'evento è stato inserito in calendario per il 27 e 28 marzo 2021. Al contempo è stata già annunciata la data alternativa nel caso in cui l'evento dovesse essere rinviato per protrarsi dell'emergenza sanitaria. La data alternativa sarà 10 e 11 luglio 2021. In caso di rinvio, gli iscritti vengono informati al più tardi 6 settimane prima dell'evento). Vale la pena di provarla per scoprire questo mondo: se piace, c'è tutto il tempo per preparare la successiva, mettendo a punto l'allenamento. Tagliare il traguardo è anche il primo passo per arrivare alla Trifecta, la medaglia che si ottiene al completamento di una Sprint, Super e Beast in un anno solare, e che permette di qualificarsi al Trifecta World Championship di Sparta.

Alle gare partecipano anche tante donne. Sono il 40 per cento nel gruppo che Eugenio allena e porta alle competizioni.

Una Spartan è il primo passo per entrare in una famiglia internazionale e, come in tutte le cose, conta come si inizia. Entrate in punta di piedi, abbiate rispetto di tutti, dai giudici ai volontari, al vostro corpo. Torno da ogni gara ricco di emozioni. Uno dei momenti più belli è stato vedere un bambino di sei anni correre – perché sì, ci sono Spartan anche per bambini e ragazzi dai 4 ai 15 anni – con il cappellino come faccio io e con addosso le collane che io uso quotidianamente. Vedere che mi imitava con così tanta passione mi ha fatto sentire orgoglioso.

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