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Spazio, Luna e Marte, chi è l’architetta italiana delle case extra-terrestri

Si chiama Valentina Sumini, ha due lauree ed è stata nominata «Ambasciatore del Design». Progetta moduli fondamentali per la prossima corsa allo spazio

di Leopoldo Benacchio

Il Moon Village progettato da Valentina Sumini

6' di lettura

Ha due lauree prese in tempo record, architettura e ingegneria, un dottorato al MediaLab del Mit di Boston e ora è attiva anche al Politecnico di Milano come docente. E ha un messaggio che comunica con passione e molta convinzione. È Valentina Sumini che mercoledì 7 luglio è diventata «Ambasciatore del Design italiano per il 2021», assieme a Flavio Manzoni, senior vice president del Design Ferrari, nel corso di una interessante conferenza tenuta dalla Ambasciata italiana a Washington. Due casi diversissimi, per esperienza, curriculum e anche età in carriera, di italiani arrivati alla eccellenza e alle vette della creatività.

La gara tra le nazioni

Valentina Sumini è ancora molto distante dagli «anta», nonostante il suo curriculum. E il suo messaggio, di cui è convintissima, è che stiamo per diventare una specie multi-planetaria, destinata a espandersi nello spazio: Luna e Marte per ora, poi si vedrà. Non resteremo sempre e solo sulla Terra, e lei, con altri, ci sta preparando le case per abitare nello spazio, un compito difficile e che richiede tante diverse capacità, competenze e persone che lavorano tutte in una direzione. La tesi è suggestiva e nel suo intervento alla conferenza di Washington l’ha ripetuta a chiare lettere: l’evoluzione della nostra specie ci porta a conquistare non solo altri continenti, ma anche altri pianeti vicini, ci spinge a intraprendere viaggi. Visto che siamo in pieno centenario dantesco, si potrebbe dire una riedizione in chiave 4.0 del famoso «fatti non foste a viver come bruti». D’altra parte, tornare sulla Luna e poi arrivare a Marte, non per una toccata e fuga ma per restarci e costruirci insediamenti stabili di umani, è oramai un progetto a cui lavorano tanti Stati, con le loro Agenzie Spaziali, con gli Usa e suoi alleati da una parte e dall’altra la Cina. La Russia, come fa da mesi oramai, è in ancora in bilico fra i due e forse aspetta la migliore squadra o il suo maggior tornaconto.

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Valentina Sumini nel cocoon marziano

La gara tra i privati

Ma non c’è solo questo scontro o gara fra Stati, perché sul pianeta rosso ci vuole arrivare per primo il funambolico Elon Musk che sarà anche un personaggio strano ma di capacità ne ha da vendere e orienta tutti i suoi business verso questo obiettivo: fare cassa per pagarsi il Progetto Marte. La rete di migliaia di microsatelliti per avere internet dallo spazio è solo l’ultima delle sue trovate geniali ed efficienti che riempiranno i suoi conti in banca. Il punto fondamentale da cui partire, ci dice la Sumini, è considerare bene la differenza fra l’ambiente in cui viviamo e ci siamo evoluti e gli altri due che consideriamo. Qui da noi la gravità è determinante, addirittura il nostro corpo è modellato da millenni e millenni di azione della gravità sulle nostre ossa, sistema venoso e dell’equilibrio. Se parliamo invece di Luna e Marte scendiamo a 1/6 per il nostro satellite e a 1/3 circa per il Pianeta Rosso. Una persona di 60 chili ne pesa solo 10 sulla Luna e circa 20 su Marte, per avere un’idea. Il problema, quindi, non è l’azione verticale costante della gravità, che in pratica spinge verso il basso anche gli edifici, ma si sposta verso i problemi dati dalla differenza di temperatura e pressione atmosferica e dalla presenza o meno di radiazione nociva all’essere umano.

La dura vita degli architetti... di spazi

Anzi è stato proprio questo il punto da cui Valentina Sumini è partita, dato che, ai tempi, peraltro molto vicini, delle sue lauree ha studiato l’azione del terremoto negli edifici in seguito ai fatti dell’Aquila. Niente gravità come fattore fondamentale, pressione zero sulla Luna e bassa su Marte, la cui atmosfera è molto rarefatta rispetto alla nostra, con valori anche 150 volte minori. Gli sbalzi di temperatura sono di oltre cento gradi nell’alternarsi del giorno e notte e micrometeoriti arrivano indisturbate, e pericolose, al suolo: un ulteriore problema. Il passaggio verso lo spazio esterno studiato dagli architetti spaziali, che di fatto anche in questa nuova veste sono progettisti di spazi e ci si perdoni l’inevitabile bisticcio di parole, vedono un futuro a più stadi, tre livelli diversi. Il primo è lo spazio molto vicino a noi, poche centinaia di chilometri, quasi una passeggiata. È lì, a 400 chilometri dal suolo, che orbita la Stazione spaziale internazionale, Iss, il più grande manufatto mai progettato e costruito nello spazio, l’unica vera grande architettura spaziale esistente. Andrà in pensione forse presto e Valentina Sumini partecipa a un progetto per la realizzazione di un vero e proprio albergo che si potrebbe costruire sullo scheletro di alcune parti della Stazione stessa, mantenendo per prima cosa la bellissima finestra da cui gli astronauti, nei momenti di relax, guardano quello che il primo di loro, Yuri Gagarin, 60 anni fa chiamò il «pianeta blu». Se possiamo cedere a un poco di orgoglio nazionale, senza peccare di sciovinismo, ricordiamo che la stupenda struttura finestrata della Stazione, come peraltro il 50% e oltre della superfice calpestabile della Iss, è di costruzione italiana. Attorno a questo nucleo centrale, tipo Hotel Bellavista, sono state progettate 12 camere per altrettanti ospiti nel progetto Marina, che ha ricevuto l’encomio di Nasa. Le stanze, vista la ridottissima gravità in quella situazione, sono realizzate in tessuto super resistente, ma anche leggerissimo che può arrivare in orbita debitamente impacchettato, ripiegandolo più volte su sé stesso.

L’«albergo» sulla Luna

Dodici moduli gonfiabili - sarebbe meglio dire espandibili - che si dispongono come altrettanti petali di fiori. È un primo passo verso anche una relativa democratizzazione di accesso allo spazio, l’albergo spaziale potrebbe essere pronto relativamente presto, ma su Luna e Marte è un’altra storia.Come secondo più impegnativo passaggio troviamo la Luna, e lì è stata scelta una regione verso il polo sud, dove c'è più acqua, più energia dal Sole e si può sempre vedere la Terra. Uno dei problemi per gli insediamenti lunari, rispetto a quelli marziani, è infatti che acqua ce ne è poca sul nostro satellite, ma soprattutto è presente in regioni molto limitate. Ecco, quindi, la progettazione di un villaggio vero e proprio formato da relativamente piccole abitazioni, ognuna per quattro ospiti, realizzate anche con materiali locali, in particolare la regolite lunare che si presta bene a essere lavorata in loco. Progetto a cui ha dato il suo appoggio anche l’Agenzia spaziale europea.

Dove costruire su Marte

Il terzo e ultimo salto, per ora, è quello sul pianeta Marte, dove il gruppo di lavoro cui partecipa la Sumini si è ispirato a una foresta famosa, quella di sequoie di Redwood in California. È stato scelto un cratere marziano dove il suolo ha una evidente depressione, sperando di avere grazie a questo una maggiore densità dell’atmosfera e più acqua nel sottosuolo, che qui vediamo come elemento fondamentale anche per proteggersi dalle radiazioni. In questo cratere un insieme di cupole riempite dalle sequoie artificiali calcolate da un potente algoritmo creano un ambiente ideale di habitat per i futuri marziani di provenienza terrestre. All’interno dei rami scorre infatti l’acqua pompata dalle riserve del sottosuolo, creando anche uno scudo alle tante radiazioni pericolose. Comunque sia, la maggior parte delle attività, e quindi anche dei locali tipo casa per vivere, palestre per muoversi, uffici e quant’altro saranno sottoterra, sotto i grandi globi trasparenti, delle cupole di fatto, che proteggono sì le persone, ma per tempi limitati a poche attività pubbliche necessarie, le radiazioni non vengono bloccate del tutto.

Cosa mangeremo

Grande studio viene dedicato alla parte alimentazione dei futuri marziani, dato che su quel pianeta, a causa delle orbite relative di Terra e Marte, occorre stare almeno 600 giorni, e certamente non è possibile portare cibo e acqua per 10mila persone, quante ne sono previste sotto le varie cupole in ogni singola città marziana. Si sta tanto su Marte, turni di due anni in pratica e quindi, con grande sensibilità, è stata prevista la possibilità di appartarsi in speciali bozzoli, a mezzo fra l’amaca e l’utero materno, in cui tecniche di realtà virtuale faranno rivivere agli astronauti passeggiate nelle riserve naturali terrestri, a fare da contraltare alla lunga permanenza sottoterra e alla continua convivenza con petulanti robot tuttofare. Una specie di bozzolo, cocoon in cui ritirarsi ogni tanto per rinfrancare lo spirito e ritornare alle bellezze del nostro pianeta, perché lo spazio è bello e inebriante anche, ma tanto arido. Ci vorrà molto tempo e le barriere da superare sono tantissime e diverse, ma la passione e la competenza possono farcela. Andare oltre, prendere altre strade, evolvere. Darwin ce lo ha detto per bene: è il nostro inevitabile destino.


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