sport & risparmio

Stipendi milionari, anche all’atleta professionista serve pianificare il post-carriera

di Marcello Frisone

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(Adobe Stock)


4' di lettura

Anche gli atleti professionisti dovrebbero pensare alla pianificazione finanziaria dei loro (lauti) stipendi, con risorse da dedicare per esempio anche alla previdenza integrativa e alle polizze contro gli infortuni. Sembra strano pensare che atleti stra-pagati possano avere problemi economici, ma il post-carriera viene spesso sottovalutato da molti giovani atleti professionisti che trovano difficile ridimensionare le proprie spese, dopo aver ricevuto stipendi a cinque o sei zeri.

A incidere sulla non corretta gestione finanziaria c'è spesso la scarsa cultura/alfabetizzazione finanziaria, ma a volte anche sperperi abnormi, spese folli e raggiri da parte di persone nelle quali si è riposto (in modo sbagliato) la propria fiducia nella gestione dei risparmi. Di solito, chi tende ad accrescere e a prendersi cura dei propri soldi fin dall'inizio della propria carriera (magari con l’attività congiunta di agenti, consulenti finanziari, amici e parenti) non dovrebbe sperimentare difficoltà nel post-carriera.

Gli stipendi del calcio italiano

Facendo l'esempio del calcio, se un professionista (tra calciatori di Serie A/B/C) guadagna in media 50mila euro lordi all'anno, restringendo il campo alla sola Serie A si possono arrivare a salari decisamente elevati. Secondo il «Global sports salaries survey 2018» lo stipendio medio per giocatore di Serie A nella stagione 2017/2018 è stato di 1.999.864 dollari. Tuttavia la mediana, cioè il valore che divide equamente la distribuzione degli stipendi in due gruppi di stesse dimensioni, è di 1.164.483 dollari, a dimostrazione di come ci sia una differenza di stipendi notevole tra i giocatori. È possibile poi notare tra i club valori molto differenti: i giocatori della Juventus hanno un salario medio annuo di 8.850.879 dollari, mentre in fondo alla classifica quelli dell'Empoli con un salario medio di “soli” 552.460 dollari.

Il rischio di sperperare tutto

Nonostante gli stipendi elevati, il fine carriera costituisce un momento molto delicato: una serie di statistiche e di storie mostrano infatti come molti atleti perdono consistenti quantità di soldi, per non dire tutto. La stella del basket americano Antoine Walker , per esempio, ha sperperato 110 milioni di dollari intascati in 12 anni di carriera nell'Nba in automobili di lusso, ville e scommesse ritrovandosi quindi in serie difficoltà finanziarie. Più conosciuta è la storia del campione di boxe Mike Tyson che nonostante abbia intascato in tutta la sua carriera lavorativa più di 400 milioni di dollari è andato più volte in bancarotta.

Guardando poi alle statistiche negli Usa, il 78% dei giocatori di football americano e il 60% dei cestisti dell'Nba affrontano gravi difficoltà finanziarie rispettivamente entro 2 e 5 anni dal ritiro dai campi di gioco. Un'altra ricerca, condotta nel 2013 dall'organismo XPro, ha rilevato che il 60% degli ex calciatori della Premier League ha dichiarato bancarotta entro 5 anni dal termine della carriera professionale. Non solo. Secondo una ricerca americana fatta su 165 agenti sportivi e manager, più di 9 su 10 di essi rilevano che una parte dei loro più talentuosi clienti ha poche (se non zero) competenze su come gestire i propri risparmi.

Tornando infine al nostro Paese, secondo il rapporto Consob 2018 soltanto un italiano su due conosce nozioni di base come il concetto di inflazione, diversificazione e calcolo dell'interesse. Insomma, questa carenza di cultura finanziaria comporta decisioni spesso rischiose che potrebbero compromettere la qualità di vita una volta terminata l'attività sportiva professionistica.

La peculiarità dell’atleta professionista
Perché questi sportivi vivono quindi spesso grosse difficoltà economiche? Ciò è

dovuto anche al fatto che la carriera sportiva non dura 30 o 40 anni, ma all'incirca dagli 8 ai 10 anni, anche se in alcuni sport come il calcio per esempio è di solito di 15 anni. A fronte della brevità lavorativa, è quindi molto importante prestare massima attenzione alla gestione dei propri risparmi affinché gli stessi durino il più possibile (compito molto arduo per un ventenne nel pieno dell'entusiasmo e della vitalità che si ritrova ad avere uno stipendio a 5 o sei zeri). Un altro aspetto caratterizzante è il fatto che le retribuzioni degli atleti seguono una “curva” decrescente, cioè tendono a essere più elevate in età più giovane (quando il fisico è più prestante) e meno negli ultimi anni di carriera. Oltre a queste problematiche, ci sono aspetti psicologici che possono portare ad alcuni errori cognitivi/comportamentali: l’overconfidence, cioè l’eccessiva sicurezza nell’abilità di identificare investimenti vincenti e quindi ad assumere troppi rischi.

«Perché l’educazione finanziaria serve ai giovani»

Come gestire il portafoglio?

«Un focus eccessivo sul presente - spiega Vincenzo Cagnetta, analista e consulente finanziario indipendente di Studio Enca - ci porta a dare priorità ai guadagni immediati, a discapito degli obiettivi di lungo termine. Un consiglio pratico che può essere dato è quello di identificare innanzitutto un budget di spesa mensile e non andare oltre detto ammontare. Ciò può prevenire acquisti impulsivi di beni frivoli e non necessari. È importante poi saper gestire anche le entrate impreviste come i bonus, perché è molto facile spenderli senza riflettere, proprio perché inattesi. È opportuno quindi non modificare il proprio stile di vita - continua l’analista - ma di utilizzare queste entrate inaspettate per rimborsare debiti oppure per fare un versamento extra al fondo di previdenza integrativa. Inoltre, rischio principale per uno sportivo è che un brutto infortunio possa condizionare negativamente la carriera e quindi le entrate. Perciò è necessario, oltre ad avere dei fondi di emergenza, sottoscrivere una polizza che tuteli lo sportivo dai danni causati da infortuni. Nulla - conclude Cagnetta - può infatti compromettere di più la carriera come un infortunio grave, magari capitato nei primi anni. È necessario perciò sensibilizzare gli sportivi professionisti, in particolare i più giovani, sull'importanza di tutelare la propria attività con una assicurazione personale contro gli infortuni».

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