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Scuola, stop per 5 anni ai trasferimenti dei professori appena assunti

Nel provvedimento che il Senato si prepara a convertire in legge anche la norma che ferma le “porte girevoli” nella scuola: tra mobilità e assegnazioni provvisorie quest’anno si sono spostati 100mila docenti.

di Eugenio Bruno


Scuola, un 15enne su quattro è carente in lettura

3' di lettura

Circa 48mila aspiranti docenti possono tirare un sospiro di sollievo. Il Senato si prepara giovedì 19 dicembre a convertire in legge il decreto che bandisce un concorso straordinario per 24mila posti a medie e superiori riservato ai precari con tre anni di servizio, accanto a quello ordinario da altrettante cattedre, e che introduce una piccola rivoluzione per il mondo della scuola: l’obbligo per tutti i neoassunti di restare per cinque anni nello stesso istituto, senza scappatoie. Una previsione - ed è un’altra novità - che non può essere derogata per via contrattuale e che punta espressamente a fermare (almeno per il futuro) le “porte girevoli” sempre attive nella scuola. Attraverso le quali solo quest’anno sono passati quasi 100mila prof tra cambi di sede e assegnazioni provvisorie. Più o meno il 15% dell’intera classe docente.

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Il via vai di insegnanti
In totale sono arrivate al ministero dell’Istruzione 129mila domande di mobilità, di cui 107mila territoriali (i trasferimenti veri e propri) e 22mila professionali (da ruolo a ruolo). Una su due è stata accolta e 64mila professori hanno cambiato cattedra: 49mila sono rimasti all’interno della stessa provincia mentre 15mila sono emigrati oltre i confini provinciali.

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In realtà, il via vai di insegnanti registrato nei mesi scorsi è stato ancora più ampio perché al conto vanno aggiunte circa 34mila assegnazioni provvisorie (e cioè i passaggi temporanei dovuti a motivi di salute o a ricongiungimenti con figli o coniuge). Per un totale di 98mila prof “mobili”, vale a dire il 15% dell’intero corpo docente.

Addio continuità didattica
A complicare il quadro sono intervenuti anche altri fattori. Ad esempio le dimensioni raggiunte dagli spostamenti in alcune grandi regioni: dalle 9.351 mobilità effettive della Lombardia (1.482 fuori regione) alle 7.455 della Campania, dalle 6.017 del Lazio alle 4.280 dell’Emilia Romagna.
Con buona pace della continuità didattica auspicata dalle famiglie e dagli studenti. Che in presenza di una situazione di disagio sarebbe ancora più importante tutelare. E invece sono quasi 10mila gli insegnanti di sostegno che nell’ultimo anno hanno cambiato sede di servizio. Più o meno il 6% dell’organico, inclusi i posti in deroga.

Stop ai trasferimenti per 5 anni
In un contesto del genere, ogni modifica destinata a garantire la continuità didattica appare degna di nota. Incluso l’articolo 1, commi 17-octies e 17-novies, del decreto scuola che è atteso in aula al Senato per la conversione in legge.
La norma, che è stata introdotta durante il precedente giro parlamentare alla Camera, stabilisce, da un lato, che a partire dall’anno scolastico 2020/2021 tutti i docenti neo-assunti possono chiedere il trasferimento o l’assegnazione provvisoria solo dopo cinque anni trascorsi nella stessa scuola, anziché dopo tre anni nella stessa provincia come è oggi.

LE PORTE GIREVOLI NELLA SCUOLA

Le domande di mobilità ordinaria degli insegnanti, le assegnazioni provvisorie <br/>e le utilizzazioni per l'anno scolastico 2019-2020

LE PORTE GIREVOLI NELLA SCUOLA

La stessa regola per tutto il pubblico impiego
Così facendo viene esteso alla scuola l’obbligo di permanenza quinquennale che vige in tutto il pubblico impiego per i vincitori di concorso. Di fatto, i circa 20mila prof che a settembre saranno immessi di ruolo non potranno cambiare sede fino all’anno scolastico 2025/26. Salvo poche e giustificate eccezioni legate ai benefici concessi dalla legge 104 del 1992 per i soggetti con disabilità. E senza alcuna scappatoia per via contrattuale: un’eventualità esplicitamente vietata dalle nuove disposizioni. Chissa se basterà.

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