«Dritto al cuore» di Luca di Bartolomei

Suo padre si uccise ora lui combatte contro le armi: parla il figlio di Agostino di Bartolomei

di Davide Madeddu

2' di lettura

Non è solo una questione privata ma sociale. Perché «un’arma in casa rischia sempre di produrre morti o incidenti». E quello che qualcuno chiede di poter custodire come uno strumento di difesa rischia di trasformarsi «in un pericolo». Soprattutto quando il confine, molto labile che divide due mondi, viene superato. Non usa giri di parole Luca di Bartolomei, il figlio di Agostino (il grande calciatore della Roma che si suicidò 25 anni fa con una pistola acquistata tempo prima per difendere la famiglia), quando parla di armi e legittima difesa.

La sua posizione, accompagnata da un ragionamento lucido e chiaro è cristallizzata in “Dritto al Cuore”, Armi e sicurezza, perché una pistola non ci libera mai dalle nostre paure, libro edito da BaldiniCastoldi in libreria dal 21 marzo. Un viaggio partecipato tra vicende personali, che diventano universali, e numeri freddi di indagini e statistiche. «Porto sulla mia pelle un dolore che ho metabolizzato ma che conosco – spiega - , l'ho vissuto da figlio e non lo vorrei patire da padre». Nel suo lavoro «zero ambizioni letterarie, ma solo la voglia e l'esigenza di parlare con i dati».

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E anche la necessità «di esprimere un pensiero su questo brutto clima che prima crea le paure e poi vuole scacciarle a pistolettate». Quasi un viaggio controcorrente, in un periodo in cui si invoca la legittima difesa e «dove si rischia di finire nella legge del più forte in una situazione che una sorta di far west». Perché «la sicurezza fai da te non potrà che portare spargimenti di sangue». D’altronde il suo pensiero lo aveva già esternato sui social un anno fa commentando i dati statistici. Il “la” per il lavoro che è arrivato successivamente. «Secondo un'indagine del Censis 4 italiani su 10 affermavano di sentirsi più sicuri con una pistola in casa».

Proprio da questo dato comincia il ragionamento di Luca che unisce il dolore personale provocato dal quel suicidio («figlio di una cattiva idea di sicurezza») ai dati che riguardano i reati («in calo rispetto agli ultimi vent'anni»). «Più armi non significa più sicurezza. Più armi però è uguale a più femminicidi». Parole che non vogliono risuonare come slogan, ma mattoni di un ragionamento che segue sempre il filo della ragione. «Il coltello è costruito per tagliare il pane, il martello per piantare chiodi e la macchina per spostarsi. Poi è vero che possono essere utilizzati anche per uccidere o fare del male, ma la pistola è costruita per sparare».

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