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Superbonus in pensione a fine 2023: FdI apre il cantiere per il riordino

Il superbonus al 110% sta per perdere, a fine anno, una delle sue gambe (quella dedicata a case unifamiliari e immobili autonomi) e tra un altro anno, a fine 2023, andrà in pensione. Le ipotesi per il dopo

di Giuseppe Latour

3' di lettura

Una proroga di sei mesi rispetto alle scadenze in calendario, che consenta di recuperare il tanto tempo perduto a causa delle modifiche sulla cessione dei crediti. Arrivando, nel frattempo, a una nuova modulazione dei bonus edilizi, accompagnata da altre forme di sostegno, per renderli strutturali.

Ruota attorno a questi elementi il lavoro che Ance sta avviando in queste settimane insieme a tutta la filiera industriale, per arrivare a definire una proposta di riassetto dei bonus casa. Una proposta strategica nel momento in cui stanno prendendo forma le prime riflessioni della politica su come riordinare i bonus casa.

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Superbonus in pensione a fine 2023

Il calendario, infatti, dice chiaramente che il sistema dei bonus edilizi si sta avvicinando a un momento di cambiamento radicale. Il superbonus al 110% sta per perdere, a fine anno, una delle sue gambe (quella dedicata a case unifamiliari e immobili autonomi) e tra un altro anno, a fine 2023, andrà in pensione, chiudendo la porta anche ai lavori condominiali. Visti i tempi necessari per programmare questo tipo di interventi, bisogna pensare già da adesso a come programmare il futuro.

Allo stesso tempo, l’imminente cambio di Governo avvicina una profonda riflessione sull’assetto di percentuali e scadenze uscito dall’ultima legge di Bilancio dell’esecutivo Draghi. Diversi esponenti della nuova maggioranza in Parlamento, in questi giorni, stanno parlando di interventi che potrebbero essere ospitati già dalla prossima manovra.

Il riordino secondo FdI

E fonti interne a Fratelli d’Italia vanno oltre, spiegando come si stia ragionando su un riordino dei bonus edilizi, lasciando spazio a una detrazione più contenuta (del 60-70%) al posto del 110%, garantita però a lungo termine, e diversificando il beneficio in base al reddito del beneficiario e al tipo di immobile (prima o seconda casa). Sempre nel rispetto dei cantieri già avviati in base alle regole in vigore.

Bonus facciate in scadenza a fine 2022

Al momento, per i condomìni, nell’ambito del superbonus è prevista una riduzione dal 110% al 70% nel 2024 e al 65% nel 2025. Partendo da questi numeri, si ragiona allora su un riassetto che tenga insieme sostenibilità, strutturalità delle misure e capacità di spingere l’economia. E che, in qualche modo, coinvolgerà certamente anche altri bonus edilizi, dal momento che, ad esempio, a fine 2022 scade il bonus facciate e che altre agevolazioni, come quella per le barriere architettoniche al 75%, hanno dato risultati interessanti dalla loro nascita, ma sono anch’esse in scadenza.

Le priorità di Ance

Arriviamo, così, alle imprese: in questo contesto, Ance sta lavorando insieme a tutta la filiera industriale per mantenere e rendere strutturali i bonus edilizi. Questo – spiegano dall’associazione – in linea con il raggiungimento degli obiettivi europei di risparmio energetico e messa in sicurezza sismica del patrimonio immobiliare».

La prima priorità è rispettare quanto già stabilito: quindi, è essenziale assicurare che il percorso di riduzione progressiva già garantito dall’ultima legge di Bilancio venga rispettato, senza nuovi scossoni. Per questo, dall’associazione si dicono «consapevoli che non ci possiamo permettere ulteriori modifiche retroattive» e che «serve garantire la naturale durata della misura».

Il 2022 si avvia, però, alla chiusura dopo una serie infinita di arresti e ripartenze: soprattutto le norme sulla cessione dei crediti sono state oggetto di modifiche continue e questo ha condizionato, in negativo, il mercato. Committenti, imprese e professionisti si sono spesso trovati a dover gestire il blocco di molti cantieri per motivi indipendenti dalla loro volontà.

«Visti gli stop avuti per la cessione del credito – spiegano allora dall’Ance – non sarebbe sbagliato pensare ad una proroga di sei mesi rispetto alle scadenze previste». In questo modo, il calendario arriverebbe a giugno 2024 per i condomìni e a giugno 2023 per case unifamiliari e immobili indipendenti con accesso autonomo.

Detto questo – aggiungono – «è naturale poi pensare ad una nuova modulazione, accompagnata da ulteriori forme di sostegno o finanziamento». E questo sarà il cuore del lavoro delle prossime settimane. Un lavoro che sarà «supportato da continui studi e approfondimenti sull’impatto dei bonus sull’economia, nell’ottica di garantire la copertura finanziaria e quindi la sostenibilità economica delle misure».

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