ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùVERSO LA MANOVRA

Taglio del cuneo fiscale in busta paga: le due ipotesi sul tavolo

Un taglio del cuneo fiscale, sotto forma di credito d’imposta, che assorba il bonus Renzi da 80 euro, per far entrare nelle disponibilità dei lavoratori fino a 1.500 euro in un’unica mensilità, a luglio. Oppure un taglio secco dei contributi a carico dei lavoratori, sempre con l’identico obiettivo di far crescere le buste paga e rilanciare i consumi

di Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci


default onloading pic

3' di lettura

Un taglio del cuneo fiscale, sotto forma di credito d’imposta, che assorba il bonus Renzi da 80 euro, per far entrare nelle disponibilità dei lavoratori fino a 1.500 euro in un’unica mensilità, a luglio. Oppure un taglio secco dei contributi a carico dei lavoratori, sempre con l’identico obiettivo di far crescere le buste paga e rilanciare i consumi.

Sono queste le due ipotesi su cui stanno lavorando i tecnici dei ministeri dell’Economia e del Lavoro in vista della legge di bilancio. L’impegno alla riduzione alle tasse sul lavoro è stato ribadito dal premier Giuseppe Conte nell’incontro di mercoledì con i leader sindacali a Palazzo Chigi, in attuazione del secondo dei 21 punti delle linee programmatiche della nuova maggioranza di governo. Ma restano ancora grandi incertezze sia sui tempi, che sulla platea di lavoratori coinvolti.

La limitatezza di risorse disponibili e il quadro congiunturale peggiore rispetto alle previsioni suggeriscono prudenza, tanto da spingere il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri a indicare un «orizzonte triennale» per le misure a favore della crescita e dell’occupazione. Per il primo anno, dunque, in legge di Bilancio si potrebbe dare un primo segnale d’avvio del percorso, resta ancora da capire quanto forte, e il taglio del cuneo fiscale potrebbe essere spalmato in maniera crescente nell’arco del triennio. Per la platea da coinvolgere si ipotizzano due soglie di reddito, fino a 26mila euro o fino a 35mila euro. Nel primo caso, sostanzialmente verrebbe confermata la platea che già percepisce gli 80 euro del governo Renzi con l’aggiunta degli incapienti.

LEGGI ANCHE / Conte lancia un patto verde. Bonus casa verso la proroga

Per gli incapienti, sotto cioè gli 8mila euro, la detrazione agirebbe sotto forma di credito da incassare in sede di dichiarazione dei redditi o di conguaglio annuale da parte del sostituto d’imposta. Secondo i primi calcoli, tenendo l’asticella entro i 30mila euro di reddito il costo dovrebbe attestarsi sui 5 miliardi l'anno. Alzando la fascia di reddito a 35mila euro verrebbero inclusi, oltre agli incapienti, anche quanti sono stati tagliati fuori dal bonus di 80 euro; il problema in questo caso è l’elevato costo della misura.

Quanto alla seconda ipotesi, per un contratto a tempo indeterminato si versano il 33% di contributi, 24% a carico dell’impresa e 9% a carico del lavoratore. Si agirebbe riducendo la quota a carico del dipendente, considerando che un punto di cuneo in meno su tutti gli occupati stabili costerebbe circa 2,5 miliardi, senza alcun aggravio burocratico per le imprese. L’aspetto “costi” è centrale, nella manovra, occorre trovare già 23 miliardi per sterilizzare gli aumenti dell’Iva, altri 2-3 miliardi per le spese indifferibili, e per la copertura dei rinnovi contrattuali di pubblico impiego, scuola e università servono complessivamente circa 5-6 miliardi.

LEGGI ANCHE / Tesoro a caccia di 10 miliardi

«La scelta di questo Governo è quella di tagliare le tasse a chi ha un reddito medio basso, salvaguardando la progressività prevista dal dettato costituzionale – spiega la sottosegretaria al Lavoro, Francesca Puglisi –. Restituendo potere d’acquisto alle famiglie possiamo sostenere la domanda interna in una fase di rallentamento dell’economia europea». Anche per gli esperti, il taglio al costo deve ora essere una priorità: «L'intervento rappresenta un aiuto a imprese e lavoratori», ha aggiunto l'economista Marco Leonardi.

Sempre sul versante “lavoro”, inoltre, rimane ancora in stand by l’avvio al Senato dell’esame per la c onversione in legge del Dl 101 entrato in vigore lo scorso 5 settembre con le misure a tutela dei rider, a favore delle aree di crisi complessa, con le disposizioni salva Ilva,per Whirlpool, Blutec di Termini Imerese, per l’ex Alcoa di Portovesme e per la stabilizzazione dei precari di Anpal servizi. Il decreto è stato assegnato alle commissioni Industria e Lavoro del Senato, ma restano due nodi da sciogliere che ne stanno bloccando l’iter: devono ancora essere assegnate le deleghe ai sottosegretari per capire chi avrà la competenza all’interno del governo. Ma soprattutto ancora deve essere eletto il presidente della commissione Lavoro, in sostituzione di Nunzia Catalfo, diventata ministro. Sia M5S che Pd rivendicano la presidenza. Le norme sui rider saranno modificate.

È probabile che i sindacati chiederanno lumi al ministro Catalfo che li ha convocati domani, insieme al ministro Roberto Speranza (Salute) per aprire il tavolo di confronto su salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Sempre il ministro Catalfo ha annunciato che intende coinvolgere le parti sociali sull’attuazione di altre due priorità del nuovo governo: l’introduzione del salario minimo e la legge sulla rappresentanza..

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...