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Cina chiude manovre su Taiwan, ma la tensione resta ai massimi

Il ministro degli Esteri di Taipei Joseph Wu: «La Cina ha usato le esercitazioni e il suo manuale militare per prepararsi all’invasione di Taiwan». Oggi 10 navi e 36 jet intorno all’isola

Aggiornato il 10 agosto alle 15:00

Taiwan, Cina: "Le esercitazioni sono un monito per i provocatori"

2' di lettura

La Cina dichiara la fine delle esercitazioni attorno a Taiwan, le manovre scattate in risposta alla visita della speker della Camera Usa Nancy Pelosi. Ma lo stop non pone fine alle tensioni che dividono i due paesi, nel timore di un’escalation effettiva dopo l’attacco simultato da Pechino.

Taipei ha assicurato che non abbasserà la guardia di fronte a minacce destinate a continuare, perché Pechino ha ribadito il proposito di prendere il controllo dell’isola anche con la forza. Il botta e risposta fra le capitali ha caratterizzato la giornata che ha visto il Comando del teatro orientale dell’Esercito popolare di liberazione chiudere nel pomeriggio le manovre «condotte con successo» - e lanciare un piano di «addestramenti e preparativi militari» e l’avvio di «regolari pattugliamenti di prontezza al combattimento» per mantenere sempre alta tensione e la pressione sull’isola ribelle.

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Il ministero della Difesa di Taiwan ha messo in chiaro che «le forze armate adatteranno le modalità di dispiegamento considerando vari fattori, tra cui morale delle truppe e minacce, senza abbassare la guardia».

Oggi 10 navi e 36 jet militari intorno all’isola

Sulle incursioni, il bollettino odierno ha registrato 10 navi e 36 jet militari cinesi intorno all’isola: 17 caccia hanno volato sulla linea mediana dello Stretto, non riconosciuta da Pechino, ma tradizionalmente rispettata. In mattinata, invece, l’Ufficio cinese per gli Affari di Taiwan ha pubblicato il libro bianco dal titolo «La questione di Taiwan e la riunificazione della Cina nella nuova era», ribadendo «il fatto e lo status quo che Taiwan fa parte della Cina».

Pechino è disposta a «creare un ampio spazio per la riunificazione pacifica», ma non concede alcune apertura a «varie forme di attività per l’indipendenza», represse senza «tolleranza» perché l’uso della forza è sempre un’opzione. A differenza del passato, ad esempio per il libro bianco del 1993 e del 2000, mancano riferimenti alla promessa di non inviare «truppe o personale amministrativo stanziale» in caso di sottomissione pacifica di Taipei a Pechino a dimostrare la decisione del presidente Xi Jinping di concedere meno autonomia.

Il modello un Paese, due sistemi

Per la riunificazione pacifica il modello suggerito è «un Paese, due sistemi», già in uso a Hong Kong e Macao. Il Partito comunista ha sempre considerato «la risoluzione della questione e la completa riunificazione della madrepatria come il suo compito storico incrollabile». Secca la bocciatura della presidente di Taiwan Tsai Ing-wen che ha definito un «vano desiderio» i contenuti del libro bianco dato che «la Cina ignora la realtà su entrambi i lati dello Stretto di Taiwan».

Tsai, che ha incassato la solidarietà della ministra degli Esteri britannica Liz Truss che ha convocato l’ambasciatore cinese a Londra Zheng Zeguang per lamentare il «comportamento sempre più aggressivo» verso Taiwan, ha dovuto fare i conti con la missione «fuori luogo» di Andew Hsia, vicepresidente del Kuomintang (il partito nazionalista all’opposizione che ha buoni legami con la terraferma), partito oggi per Xiamen, nel Fujian, per esprimere sostegno agli uomini d’affari taiwanesi lì residenti. Intanto, l’approvazione del ’CHIPS Act’ da parte Usa ha mandato su tutte le furie Pechino, il cui vero timore è che la legge aiuti il «Quad hi-tech», la collaborazione sui semiconduttori avanzati di Usa, Corea del Sud, Taiwan e Giappone, tagliando fuori la Cina.

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