Addii (1942-2021)

Tesauro, rara saggezza che andava oltre quella del fine giurista

di Sebastiano Maffettone

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3' di lettura

Giuseppe Tesauro se ne è andato. Aveva 78 anni. Lo ho appreso da amici, con profonda tristezza, e mi è difficile crederlo.

Perché Giuseppe Tesauro non era solo “il professore” ma anche un uomo di straordinaria vitalità e concretezza.

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Basta d’altronde guardare alla sua carriera per capirlo. Giurista accademico importante e finissimo lo è stato senza dubbio. Sua specialità il diritto dell’Unione Europea, che molti giuristi hanno studiato su suoi libri come La Ragionevolezza nella giurisprudenza comunitaria (Cedam, 2012) e Diritto dell’Unione Europea (Cedam, 2012).

Eccellente docente in tutte le Università in cui ha svolto il suo magistero, a cominciare da quella di Napoli dove ha iniziato dopo la laurea e alla Sapienza di Roma dove è stato assai autorevole direttore della scuola di specializzazione sulle Comunità europee dal 1984.

Tutto ciò però non rappresenta che la punta di un iceberg. Perché Tesauro ha fatto giurisprudenza ad alti livelli come Avvocato Generale presso la Corte di giustizia delle Comunità europee, Presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato per sette anni, per essere poi nel 2005 nominato giudice alla Corte costituzionale, Corte presso cui Il 30 luglio 2014 è stato eletto Presidente.

Ma non basta. Perché era anche un grande avvocato cassazionista e persino Presidente di una Banca. Praticamente impossibile elencare tutti gli incarichi rilevanti che ha ricoperto e i titoli ricevuti in una vita operosa come poche.

Avendo avuto la fortuna di conoscerlo, devo dire che la cosa che più sorprendeva in lui era il mix di autorevolezza e semplicità dei modi. Sapienza, insomma, senza dubbio. Ma anche palpabile saggezza.

In buona sostanza, rimanevi stupito nel sentirlo parlare dal modo in cui problemi complicati e argomenti difficili erano da lui sciolti e risolti con una robusta e napoletana riduzione di complessità.

In altre parole, era capace di una qualità rara, quella per esempio di farti sapere la portata e i limiti di una norma giuridica con termini e metafore che anche noi -non giuristi- potevamo comprendere e magari fare nostri.

Siamo stati insieme per qualche anno nel Consiglio di Amministrazione del Teatro San Carlo di Napoli, dove ho avuto modo di parlare con lui non solo di musica e burocrazia ma anche di tante piccole cose di ogni giorno. E le personal impressions contano. La prima cosa che notai fu la serietà e il rigore con cui svolgeva un compito che, pur significativo, non era allo stesso livello di quelli che aveva avuto nel momento in cui ricopriva ruoli apicali per esempio come Presidente della Corte. È un modo di essere al mondo che fa capire molto di una persona, capace di impegnare sé stessa integralmente dovunque abbia accettato un incarico. Naturalmente, nelle riunioni del consiglio, ma anche prima e dopo, non c’era questione difficile o per un verso o un altro spinosa che non venisse sottoposta all’attenzione critica e legale del professore. Il cui parere era ascoltato in religioso silenzio e in base al quale si agiva dopo.

La terza impressione, meno pubblica e seriosa. Fatto vuole che il prof Tesauro e il sottoscritto condividessimo la passione calcistica. Detto in soldoni, si era tifosi del Napoli. Un paio di volte è capitato che ci fossero spettacoli in Teatro durante le partite del Napoli, spettacoli cui i membri del cda dovevano auspicabilmente presenziare. Ma la presenza in questione avrebbe reso impossibile seguire la partita. Un dilemma non da poco. Dirò solo che senza l’autorevolezza e l’arguzia del professore il dilemma non si sarebbe mai risolto. In conclusione: il prof Tesauro aveva carisma e qualità d’alto bordo, non c’è dubbio. Ma di certo non lo faceva pesare…

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