Sale in zucca

Green pass, misura necessaria per evitare le chiusure dello scorso autunno

Nell’estate 2020 sembrava che il peggio fosse passato con molti italiani che ricominciarono a vivere come se nulla fosse successo. Ma poi, tutti abbiamo dovuto riaprire gli occhi con il virus che riprese vigore

di Giancarlo Mazzuca

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2' di lettura

All'inizio lo chiamavamo Covid-19 perché la pandemia si era propagata dalla Cina proprio in quell' «annus horribilis» del 2019. Neppure il più pessimista di tutti noi era allora convinto che la pandemia sarebbe durata a lungo. Abbiamo invece avuto anche un Covid-20 ed un Covid-21. La musica è sempre stata la stessa: quando pensavi che il peggio fosse ormai passato, ecco un'improvvisa recrudescenza dei contagi con dati da bollettino di guerra.

Non voglio ora entrare nel merito della discussione su «Green pass-sì, Green pass-no» e delle polemiche sollevate dai “no-vax” che meriterebbero altri approfondimenti, ma mi limito a ricordare cosa avvenne nell'estate dell'anno scorso. Accadde che, al termine di quella stagione calda 2020 (un'estate dove ci furono meno decessi rispetto a quella che si conclude oggi), l'ottimismo aveva soppiantato il pessimismo dei primi mesi dell'epidemia: sembrava quasi che il peggio fosse passato con molti italiani che ricominciarono a vivere come se nulla fosse successo. Ma poi, tutti abbiamo dovuto riaprire gli occhi con il virus che riprese vigore.

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Come non ricordare i giorni del nuovo “blackdown” che segnò un aumento sempre più rapido dei contagi? Furono, quelli, mesi tremendi: i numeri continuarono a registrare una crescita continua dei decessi per Covid e dei malati in terapia intensiva ed i contraccolpi sul fronte economico furono subito evidenti. Ecco perché dobbiamo, in qualche modo, prendere atto delle ragioni che hanno indotto il governo, in piena intesa con imprenditori e sindacati, ad estendere l'obbligo del “Green pass”, dal 15 ottobre al prossimo 31 dicembre, a tutto il mondo del lavoro, sia pubblico che privato. Rispetto all'autunno 2020, c'è, è vero, la grande differenza che allora nessuno era vaccinato, ma anche per questo occorre che, nonostante le nebbie autunnali, i prossimi mesi siano davvero alla luce del sole: le vie del contagio, ormai lo sappiamo tutti, sono subdole, infinite ed imprevedibili.

Eppure, al di là dei “no vax”, ci sono state diverse critiche all'ultimo giro di vite deciso da Draghi. In effetti, mai come in questo periodo ci sono tanti italiani che si sentono troppo controllati e, in un Paese dove la burocrazia l'ha sempre fatta da padrone, questi nuovi “pass” possono anche darci la sensazione di un soffocamento perenne. Ma, di fronte al rischio di uno sciagurato bis dell'autunno 2020, diventa necessario qualsiasi misura che possa evitarlo anche perché - così ha detto Draghi – con le nuove misure si potrà tenere aperto il Belpaese senza dover nuovamente ricorrere alle “zone rosse”.

Sono andato a rileggermi le cronache dell'anno scorso con gli allarmi lanciati in ottobre dall'Istituto superiore di Sanità che parlava di una situazione “in rapido peggioramento”, con “rischio elevato” in undici Regioni italiane e con situazioni di criticità molto importanti. Ecco, ci sono bastati quei giorni neri sul fronte del Covid, con l'Italia intera paralizzata: se errare è umano, sarebbe diabolico tornare a ripetersi.

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