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Tokyo e Pechino, ma non solo: molte le metropoli per stabilire la sede in Asia

Per agevolare lo sviluppo del business e la crescita su tutto il territorio è di fondamentale importanza la scelta della città da cui partire

di Mirko Zenga *

(EPA)

3' di lettura

Dopo aver individuato le motivazioni che spingono l’azienda ad internazionalizzare, il nuovo mercato da conquistare ed il prodotto/servizio da promuovere, l’ultimo aspetto che manager e imprenditori devono considerare è la modalitá di entrata. Una prima classificazione può essere fatta in base al livello di capitali e risorse che l’azienda dovrebbe impiegare: Fiere, Agenti, Distributori,e Filiali sono le principali modalità. Ma scegliere solo il giusto assetto societario non basta per garantirne il successo, è altrettanto rilevante la scelta di una giusta location. E allora, vale la pena soffermarsi sulle principali metropoli asiatiche che hanno ospitato (e molto probabilmente continueranno a farlo) i piani di espansione delle aziende Italiane, e non solo, in Asia.

Nello specifico, le principali piazze scelte per allestire fiere, settare ufficio regionale o, in una fase più avanzata, stabilire filiali sono Hong Kong, Shanghai e Singapore. Negli ultimi 50 anni la maggior parte delle aziende ha scelto di stabilire l’ufficio commerciale regionale Asia Pacific ad Hong Kong, fondamentalmente per la posizione geografica strategica: a circa 4 ore di volo dalle principali capitali asiatiche (Tokyo, Seoul, Singapore) e a 2 ore da Shanghai.

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Hong Kong è una amministrazione speciale della Repubblica Popolare Cinese, è stata una colonia Inglese per piú di 100 anni ed è una città pronta ad accogliere nuove aziende, veloce nell’incorporare strutture societarie e soprattutto aperta ed abituata al continuo flusso di espatriati: insomma si é praticamente in Cina, ma si gode di una serie di permessi speciali (tassazione, dazi, visti) e di vantaggi operativi, come l’attrattività di talenti.

Nella sua quotidianità si percepisce una forte influenza europea e grazie alle politiche governative, negli anni Hong Kong è diventata l’epicentro asiatico di numerose multinazionali europee. Tuttavia, a causa della recente instabilità politica e delle continue proteste contro il governo per la gestione del processo di integrazione di Hong Kong con il sistema cinese, un nuovo trend ha visto l’uscita di capitali e risorse dalla città, registrando una continua migrazione degli uffici regionali su Shanghai o Singapore.

Shanghai è il primo polo commerciale sul territorio Cinese, da sempre la scelta giusta se l’azienda richiede un focus Cina. Sono numerose le barriere all’ingresso per nuove aziende dal punto burocratico, ma soprattutto è maggiore il divario culturale: l’aspetto linguistico in primis (necessario fino a ruoli middle-level la conoscenza del Cinese Mandarino); a seguire è sicuramente più scioccante l’impatto per la casa madre nel reclutare talenti locali, oppure per gli espatriati l’adattamento agli usi e costumi cinesi. Con il recente flusso migratorio di headquarter regionali da Hong Kong, vedremo sicuramente una maggiore apertura del governo cinese ad attrarre nuovi talenti.

Infine, le aziende potrebbero optare per Singapore come regional headquarter se la strategia fosse quella di puntare ad espandersi prevalentemente nel Sudest Asiatico (regione con un forte ritmo di crescita pari al 6,4% annuo) penetrando mercati già maturi come Indonesia, Malesia e Tailandia, oppure in fase di affermazione come Vietnam, Laos e Cambogia. Singapore è una città-stato giovane con una forte stabilità politica, basti pensare che il partito fondatore PAP (People’s Action Party) ha da sempre governato.

Anche Singapore ha avuto una forte influenza anglosassone e, nonostante la lingua uffciale sia il malese, tutti (ma proprio tutti) parlano perfettamente l’inglese. Per natura la città é aperta ad investimenti esteri e costituire una società è facile e veloce, basta meno di 1 euro di capitale sociale e circa 1 settimana per completare il processo; gli espatriati costituiscono più del 25% della popolazione, formando un vero e proprio calderone di occidentali, mediorientali e cinesi.

Nell’area Asia Pacifico, successivamente ai modelli di export e di distribuzione regionale, generalmente le aziende puntano ad aumentare le quote di mercato in Paesi con più alto Pil pro-capite come Giappone, Corea e Australia. Insomma, internazionalizzare in Asia non è una scienza perfetta, non esiste un percorso prestabilito ed una tabella di marcia standardizzata, né una ricetta unica che garantisca successo di entrata in un mercato estero.

Sicuramente però, al fine di agevolare il processo di sviluppo del business e la potenziale crescita su tutto il territorio, sarà di fondamentale importanza la scelta della città da cui partire e stabilire l’ufficio regionale per manovrare la strategia dell’intera regione. La combinazione delle dinamiche socioeconomiche, i trend del settore e del mercato di riferimento, management con esperienza sul territorio e perché no, un pizzico di intuito e fortuna, sono il giusto mix di fattori che le aziende italiane devono considerare prima di spingersi oltre oceano.

* Head of Singapore and Southeast Asia di Marcolin

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