ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùFinanza e guerra in Ucraina

Tra Usa e Russia è guerra finanziaria, Mosca più vicina al default

È scaduta l’esenzione che in questi mesi aveva permesso a Mosca di proseguire i pagamenti sul proprio debito estero. Ma il Cremlino annuncia battaglia

di Antonella Scott

Ucraina, Biden: "La Russia deve pagare prezzo su lungo termine"

4' di lettura

Un minuto dopo la mezzanotte americana del 25 maggio, le sette e un minuto ora di Mosca, il confronto tra Russia e Stati Uniti è diventato scontro diretto sul fronte finanziario. Come anticipato da Janet Yellen, il segretario al Tesoro Usa, la Casa Bianca ha lasciato scadere, senza rinnovarla, una licenza che in questi due mesi aveva autorizzato gli investitori americani – malgrado le sanzioni – a ricevere da Mosca attraverso banche americane e internazionali pagamenti degli interessi, dividendi o cedole su bond detenuti dalla Banca centrale russa, dal Fondo sovrano per gli investimenti o dal ministero delle Finanze. Una “valvola di sfogo” che ora si chiude: rendendo di fatto inevitabile un default sul debito estero sovrano. Il primo, per la Russia, dal lontano 1917, quando il nuovo Governo bolscevico ripudiò i debiti dell'impero zarista.

Le cifre in gioco

Questa volta, in realtà, le cose sono molto diverse: a Mosca, che parla di default “artificiale”, non mancano le risorse per rispettare gli impegni. A dispetto del congelamento di 300 miliardi di dollari detenuti in Europa e negli Usa - circa metà delle riserve in valuta accantonate negli anni dalla Banca centrale proprio in previsione di questa grande crisi con l'Occidente – sulla Russia continuano ad affluire pagamenti di gas e petrolio che i prezzi attuali portano anche a un miliardo di dollari al giorno: mentre gli impegni sul debito estero in scadenza da qui alla fine dell'anno sono di 2 miliardi di dollari, su un totale di 20 miliardi di debito in valuta detenuto da stranieri. Non molto, per Mosca; una cifra «sistematicamente non rilevante» per banche e fondi di investimento occidentali, secondo il Fondo monetario internazionale.

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Le conseguenze per Mosca

Eppure la Russia ha fatto di tutto per evitare il default: un danno di immagine che segnerà ancora di più la distanza dal sistema finanziario internazionale, affosserà i rating già a livelli “junk” e farà lievitare i costi dell’indebitamento futuro. Anche se, come ha fatto gelidamente notare Yellen la settimana scorsa, i russi «sono già tagliati fuori dai mercati globali dei capitali, e così sarà ancora». Un default, molto probabilmente, non farà che accentuare la diffidenza anche di Paesi teoricamente vicini a Mosca come la Cina, molto preoccupata di incorrere in sanzioni secondarie americane e molto cauta nelle proprie decisioni di investimento in Russia.

Per tutti questi motivi, per avere in cima a tutte le sanzioni un’ulteriore leva che induca Mosca a mettere fine alla guerra, a Washington si è preferito chiudere anche quest’ultimo canale, anche se la dichiarazione dell’Ofac (Office of Foreign Assets Control, è l’ufficio del Tesoro che regola le sanzioni imposte dal Governo americano) lascia aperta la possibilità per i cittadini Usa di richiedere «una speciale licenza per continuare a ricevere i pagamenti». Nell’amministrazione c’è anche chi, al contrario, vedeva nell’esenzione la possibilità di incanalare nel rimborso degli investitori stranieri risorse – per quanto limitate - sottratte all’impegno militare russo in Ucraina.

«Non è vero default, paghiamo in rubli»

Senza ombra di dubbio, il Cremlino darà battaglia. Fin dal suo arrivo al potere Vladimir Putin ha posto la riduzione del debito estero tra le priorità, per non lasciare il Paese nella dipendenza dall’estero vissuta negli anni 90: la ricostruzione della potenza russa è passata anche da questo.
Mosca andrà per vie legali se sarà costretta a violare i propri impegni: «Abbiamo sia i soldi che il desiderio di effettuare i pagamenti», ha risposto oggi 25 maggio via Telegram il ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov. Sulla Russia continuano infatti ad affluire pagamenti di gas e petrolio che i prezzi attuali portano anche a un miliardo di dollari al giorno: mentre gli impegni sul debito estero in scadenza da qui alla fine dell’anno sono di 2 miliardi di dollari, su un totale di 20 miliardi di debito in valuta detenuto da stranieri.

«Poiché la mancata estensione della licenza ci rende impossibile rispettare il servizio del debito in dollari – ha avvertito Siluanov – i pagamenti verranno effettuati nella valuta russa». In rubli, con la possibilità di convertirli in un secondo tempo nella valuta di partenza della relativa emissione utilizzando un istituto finanziario russo come agente di pagamento.

Nel tentativo di rinviare lo scontro, il 22 maggio Siluanov ha anticipato di una settimana le due scadenze del 27 maggio: due emissioni di bond per un totale 97,75 milioni di dollari, pagamenti di cui i detentori devono ancora dare conferma.
La scadenza successiva sono due emissioni in dollari per 183,7 e 51,097 milioni dovuti il 23 giugno: tenendo conto del periodo di grazia di 30 giorni, il default diventerebbe possibile a fine luglio, quando dovrebbe avere inizio un confronto su una ristrutturazione resa a sua volta proibitiva dalle sanzioni.

Né il default sarebbe automatico: se il periodo di grazia dovesse scadere in assenza di pagamenti, è necessario che almeno il 25% degli investitori chieda che l’insolvenza sia riconosciuta. La maggior parte dei detentori del debito russo sono in Europa, mentre il Tesoro Usa – spiega il sito Rbk – può impedire i pagamenti a qualunque detentore di obbligazioni internazionali denominate in dollari Usa, ma solo ai detentori americani dei bond denominati in euro. Il 4 maggio scorso la Commissione Ue ha precisato che le sanzioni europee non impediscono al Governo russo i rimborsi sugli Eurobond emessi fino al 9 marzo.

Inoltre, alcuni dei titoli in scadenza entro fine anno hanno l’opzione di pagamento in una valuta alternativa (euro, sterline, franchi svizzeri o anche rubli) nel caso i pagamenti in dollari non risultino possibili per ragioni indipendenti dalla Russia. E le sanzioni, fa notare Rbk, rientrano in questa categoria.


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