Arte

Tracey Emin e Edvard Munch, connubio d’artisti a distanza

Fino al primo agosto la mostra è alla Royal Academy, per poi trasferirsi a Oslo

di Nicol Degli Innocenti

I punti chiave

  • Solitudine, vulnerabilità e fragilità delle emozioni

3' di lettura

Un duetto tra artisti e un dialogo tra anime gemelle: la mostra “Tracey Emin/Edvard Munch: La solitudine dell'anima” alla Royal Academy di Londra è questo e molto altro. E' anche una dichiarazione d'amore a distanza che l'artista britannica, nata nel 1963, fa all'artista norvegese, nato nel 1863, esattamente un secolo prima.

Quando era ancora una ragazzina la Emin aveva scoperto l'opera di Munch in un libro sull'Espressionismo. Era stata una rivelazione, un vero e proprio colpo di fulmine che le aveva indicato la via da seguire, quella dell'arte, regalandole un'ispirazione che da allora l'ha sempre accompagnata. “Avevo trovato un amico”, ha spiegato.

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Oslo

L'idea della mostra congiunta è venuta alla Emin durante una visita all'archivio Munch a Oslo, quando circondata dagli oggetti, dagli abiti, dagli scritti e dai pennelli del suo idolo artistico si è sentita in assoluta sintonia con lui. Ottenuta carta bianca dal museo, l'artista britannica ha scelto i quadri e acquarelli di Munch per lei più significativi, abbinandoli alle sue opere. Le sua scelta, ha detto la Emin, ha puntato sui temi della “solitudine, della vulnerabilità e della fragilità delle emozioni”.

L'obiettivo di Munch era creare opere d'arte “scaturite dal profondo del cuore”. Pochi artisti contemporanei hanno rivelato i loro traumi personali come la Emin, diventata celebre con “My bed” del 1998, il suo letto disfatto simbolo della sua vita sregolata. Per entrambi vita e arte sono stati un tutt'uno. Ogni opera è riconducibile a un evento, un dolore, un momento vissuto. I due artisti condividono la stessa intensità emotiva, ma la Emin è come Munch all'ennesima potenza e enfatizza ancora di più il carattere personale della sua arte. I suoi quadri di grandi dimensioni, con titoli eloquenti come “Divorata da te”, “Tu eri il terreno sotto i miei piedi” o “Ogni parte di me continuava ad amarti”, sono tutti autoritratti nudi.

Il dolore e il colore

Il dolore e il colore uniscono Emin e Munch, soprattutto il rosso del sangue, della passione e della rabbia, di un dolore così intenso che diventa fisico. In ogni opera lei usa il rosso su volti, gomiti, ginocchia e pube, mentre il quadro “Tu mi hai fatto sentire così” è interamente rosso. In un quadro di Munch, un uomo nudo posa la mano sul ginocchio di una donna nuda che piange, premendo sugli occhi le sue mani rosso carminio, a indicare la sua disperazione. Il titolo dell'opera è “Consolazione”, ma è evidente che l'uomo non può consolarla, perchè l'amore è finito. Il rosso esprime la capacità dell'amore di trasformarsi da gioia in assoluta disperazione. Anche i momenti di passione sono privi di gioia per la certezza che ci sarà l'abbandono e l'amore finirà, travolgendo tutto.

Entrambi gli artisti hanno mostrato tendenze autodistruttive ma anche sempre trovato consolazione nell'arte. La Emin aveva titolato la sua prima personale alla galleria White Cube nel 1993 “My major retrospective”, perchè era convinta che sarebbe morta prima di poter organizzare una seconda mostra. Per Munch la morte era una costante presenza maligna, pronta a colpire in qualsiasi momento. Segnato dalla scomparsa della madre e della sorella quando era piccolo, scrisse che “la vita è una strada tortuosa alla fine della quale c'è la tomba”. Eppure Munch visse fino all'età di 80 anni, dipingendo autoritratti fino alla fine. La Emin l'anno scorso è stata in fin di vita, operata per un tumore devastante, emergendo da mesi di dolore fisico con una rinnovata e rafforzata volontà di vivere e di dipingere. Quindi per quanto la mostra sia difficile e dolorosa da vedere, per quanto provochi una stretta al cuore e un pugno nello stomaco, la potenza redentrice dell'arte ha un qualcosa di gioioso.

Anche la mostra ha avuto vita tormentata. Rinviata una volta a causa del primo lockdown, ha aperto per poi dover chiudere di nuovo. Riaprirà al pubblico il 18 maggio e resterà aperta fino al primo agosto, per poi trasferirsi a Oslo. Nel frattempo è visitabile online in un tour guidato sul sito della Royal Academy.


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