Trattative ancora aperte

Giochi invernali 2026: Milano e Trento vogliono un «ovale» per il pattinaggio

La specialità sportiva doveva tenersi a Baselga di Piné, ma anche il capoluogo lombardo punta a realizzare una struttura all’Arena civica. Il Cio chiede però un luogo al chiuso. I costi intanto salgono (e anche il pubblico dovrà farsene carico)

di Sara Monaci

(Afp)

4' di lettura

Milano e Cortina hanno vinto le Olimpiadi invernali del 2026 con un dossier di candidatura che già indica con precisione luoghi e specialità sportive: 6 siti e 14 posti di gara. Ma in realtà non ci sono ancora certezze. Tanto che tra Milano e Trento è sorto un dibattito su dove si svolgeranno le gare di pattinaggio su pista, al momento previste a Baselga di Piné (provincia di Trento), ma che Milano starebbe pensando di prendersi, ipotizzando di allestire una struttura all’Arena civica “Gianni Brera”. Luogo dove, in teoria, sarebbe invece prevista una fans zone.

Insomma, sarebbe da rivedere un capitolo importante dei Giochi invernali 2026. Non è chiaro se a mettere in discussione le idee iniziali sia stata Milano, intenzionata a diventare centrale nella manifestazione, o se Baselga di Piné non sia in grado di ammodernare il suo “ovale”, già esistente, che avrebbe però bisogno di un massiccio i ntervento pubblico da 70 milioni, probabilmente messi sul piatto dalla Regione Veneto.

Loading...

I problemi sarebbero comunque due: anche Milano, se dovesse “accaparrarsi” la specialità sportiva, dovrebbe comunque mettere in conto un costo che al momento non è chiaro se sia pubblico o privato, con un impianto di raffreddamento molto potente, e quindi molto costoso, per mantenere il ghiaccio di questo “ovale transitorio” all’interno di una città in pianura. Secondo punto: il Comitato olimpico al momento non autorizza strutture per le gare di pattinaggio all’aperto, da 40 anni ha scelto impianti al chiuso per garantire buone condizioni di gara a tutti gli atleti.

Immaginare una struttura al chiuso a Baselga di Piné è difficile; all’Arena civica di Milano, al momento, quasi impossibile, trattandosi di un luogo storico vicino al centro.

L’unica alternativa a questa impasse sarebbe l’Oval Lingotto già esistente a Torino, da 8.500 spettatori, realizzato per le Olimpiadi invernali del 2006 ma poi rimasto inutilizzato. Tuttavia il Piemonte sembra destinato a essere fuori dai giochi, letteralmente, non avendo voluto partecipare a tempo dovuto all’alleanza con le altre regioni e città.

Il nodo dei costi

Finora si era parlato di una Olimpiade a costo zero per il settore pubblico. In realtà non sarà così. Prima di tutto perché la pandemia potrebbe mettere in discussione alcuni obiettivi legati a sponsorizzazioni e biglietti, e poi perché alcune strutture saranno già da subito a carico degli enti locali o regionali. Oltre all’impianto per il pattinaggio di velocità, c’è anche la pista da bob a Cortina, che potrebbe aver bisogno di 70 milioni per la ristrutturazione, a carico della Regione Veneto.

Ricapitoliamo le cifre. Nel dossier di candidatura veniva indicato un investimento complessivo di 1,340 miliardi. La cifra è già salita nel frattempo a circa 1,5 miliardi, per una rivalutazione dei costi, di cui 50 milioni destinati alla comunicazione e alla promozione.

Il Cio investe 500 milioni; 550 milioni arriveranno, secondo le aspettative attuali, dagli sponsor; 200 milioni dalla vendita dei biglietti (cifra già ridimensionata di 50 milioni dopo la pandemia); 50 milioni arriveranno dal merchandising; 200 milioni dagli eventi collaterali. Ovviamente, in base al dossier, gli enti locali e regionali garantiscono in caso di buchi al bilancio (uno dei motivi per cui la proposta Milano-Cortina è stata favorita rispetto a quella di Stoccolma).

Un eventuale “ovale” milanese rientrerebbe in questa cifra, 1,5 miliardi, gestiti dalla Fondazione che si occupa dell’evento sportivo. Ma il progetto è ancora da chiarire. Da sottolineare che l’ultima Legge finanziaria ha stanziato 146 milioni per i Giochi invernali di Milano-Cortina, non ancora assegnati. Dovrebbero essere utilizzati per le opere infrastrutturali aggiuntive, di cui si occupa un’agenzia ad hoc. Ma anche questo è un aspetto da definire: potrebbero alla fine essere dirottati per le opere sportive.

Per quanto riguarda Milano, alcune importanti opere saranno invece realizzate dal settore privato. Verrà costruito il PalaItalia nel quartiere Santa Giulia, con un project financing da 70 milioni (quindi gestito e costruito da società private), dove si terrà l’hockey maschile, mentre quello femminile sarà dirottato al Palasharp, da ristrutturare, per una cifra da 7-8 milioni, sempre in project financing (i lavori sono al momento bloccati da un ricorso al Tar).Lo short track e il pattinaggio artistico si terranno al forum di Assago di Milano.

Verrà inoltre costruita la cittadella dello Sport, nell’area dell’’ex scalo ferroviario di Porta Romana, all’interno di un accordo quadro tra Ferrovie dello Stato e Comune di Milano relativo alle aree dismesse da Fs (in cui le Ferrovie valorizzano i terreni vendendoli ad operatori privati - in questo caso Coima - che poi realizzano le strutture). La cittadella sarà poi successivamente trasformata prevalentemente in studentati.

Allegato al dossier sulle Olimpiadi invernali 2026 di Milano e Cortina c'è un secondo elenco di 25 opere infrastrutturali «essenziali», 13 «connesse» e 3 «di contesto» che aspettano di essere realizzate in Lombardia. A queste si aggiungono le 21 opere definite «principali» dalla Regione Veneto (più decine di opere venete considerate «secondarie»). Per questo capitolo è stato già stanziato un miliardo dal Ministero delle Trasporti e Infrastrutture, a cui si potrebbero aggiungere, appunto, i 146 milioni appena stanziati ma dalla destinazione incerta.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti