Interventi

Troppe informazioni, occorre diventare consumatori di contenuti più critici

di Markus Buckingham

3' di lettura

Nell’era dei contenuti in cui viviamo, un mondo in cui il content marketing è in aumento e i creatori di contenuti sono ovunque e possono raggiungere la vita di chiunque più direttamente che mai, occorre sapere individuare a chi dare la propria fiducia nel modo più saggio possibile. Ma come?
Per prima cosa è fondamentale proteggersi. Che ne siamo consapevoli o meno, la nostra vita è piena di “fake”. Un fake è tutto ciò che cerca deliberatamente di offuscare il confine tra ciò che è vero e ciò che non lo è. Il risultato, che sia intenzionale o meno, è che abbassa il livello generale di fiducia nel mondo e indebolisce il nostro rapporto con la verità, riducendo la nostra fluidità nel linguaggio della verità e della finzione. Abbiamo lasciato entrare così tante piccole informazioni nelle nostre vite, che ora troviamo difficile distinguere le grandi bugie dalle grandi verità.
Quando una influencer di Instagram dice che non può vivere senza una certa scarpa, anche questo è un fake. Instagram ne è pieno; influencer di grande successo, con il pretesto di farci entrare nella loro vita quotidiana, lanciano prodotti per cui sono stati pagati. Potrebbe sembrare che stiamo ottenendo affascinanti scorci della vita degli altri, ma in verità quello che stiamo facendo principalmente è guardare uno spot pubblicitario dopo l’altro.
Secondo punto fondamentale: fidarsi solo di dati privi di errori. I dati possono sicuramente aiutarci a sapere di chi e di cosa fidarci. Ci sono solo tre modi per generare dati: contando, classificando e valutando le cose. Dei tre, contare è il metodo più affidabile. Ad esempio, le conversazioni non sono dati. Quindi, quando qualcuno dice “Abbiamo parlato con molte persone che dicono questo...” questi non sono dati, è un aneddoto. E i dati a loro volta non sono solo “numeri” o “ricerche”, ma devono essere supportati da dei metodi scientifici, provati, non empirici.
Ultimo punto ma non meno importante, occorre imparare a individuare la vera competenza.
Il segno più semplice che stiamo ascoltando un esperto di cui ci possiamo fidare è l’esperienza. Prima di dare fiducia a qualcuno, chiediamoci se ha davvero i modelli di esperienza in ciò in cui afferma di essere esperto. Cerchiamo l’umiltà: online siamo costantemente assaliti dall’arroganza dei dilettanti. I dilettanti, poiché non sanno molto del particolare argomento, tendono a essere esagerati nelle loro affermazioni. Gli esperti adottano un approccio più umile. Sanno che la conoscenza è come un cerchio: più conoscenza hanno, più cresce la circonferenza di ciò che si rendono conto di non sapere. Quindi, ogni volta che ascoltiamo risposte attente e limitate, probabilmente stiamo ascoltando qualcuno di cui ci possiamo fidare.
In terzo luogo, gli esperti affidabili sono accreditati in modo indipendente. La loro credibilità non deriva da orde di seguaci, ma da gruppi imparziali di colleghi esperti, persone il cui unico obiettivo è garantire che la propria area tematica mantenga la sua integrità.
Il recente drammatico aumento del volume di contenuti a nostra disposizione ha portato a una diminuzione altrettanto drammatica del livello di fiducia nel mondo. Non possiamo arginare il flusso di contenuti, ma possiamo, imparando queste tre abilità, diventare più intelligenti nel modo in cui li filtriamo. Possiamo eliminare i “fake”, riporre la nostra fiducia in dati privi di errori, fidarci solo della vera esperienza e lasciare che tutto il resto non ci riguardi.

Capo dell' ADP Research Institute

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