ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùil conflitto commerciale con pechino

Trump e i dazi contro la Cina, ecco i numeri che rendono la guerra pericolosa e impossibile da vincere

Stati Uniti e Cina appaiono artefici e prigionieri di un conflitto commerciale sempre più duro e a rischio di degenerare in crisi fuori controllo dopo 24 ore di rappresaglie, minacce e nuove ritorsioni. I numeri raccontano una travagliata relazione oggi ostaggio del caos

di Marco Valsania


default onloading pic
(Ansa/Ap)

5' di lettura

NEW YORK - Stati Uniti e Cina appaiono artefici e prigionieri di un conflitto commerciale sempre più duro e a rischio di degenerare in crisi fuori controllo dopo 24 ore di rappresaglie, minacce e nuove ritorsioni. Il presidente americano Donald Trump ha annunciato ieri sera un nuovo doppio colpo: alzerà al 30% dall’attuale 25% il balzello contro 250 miliardi di dollari di beni industriali cinesi destinati al mercato americano a partire dal primo ottobre. E al 15% dal 10% dazi in arrivo dal primo settembre e da metà dicembre su quasi 300 miliardi di dollari in beni consumo made in China. Trump ha anche e soprattutto “ordinato” alle imprese statunitensi di abbandonare la Cina, di «cominciare a trovare alternative» per le loro attività nella potenza asiatica. «Non abbiamo bisogno della Cina», ha twittato. Tutto questo dopo che Pechino aveva annunciato dazi tra il 5% e il 10% su 75 miliardi di dollari di made in Usa, in parte a settembre e i rimanenti a dicembre, e del 25% contro auto e componentistica americana dall’ultimo mese dell'anno in ritorsione alle precedenti azioni americane contro i quasi 300 miliardi di dollari del suo export in beni di consumo.

La preoccupazione che lo scontro commerciale genera è legata alle cifre coinvolte nel braccio di ferro tra le due maggiori potenze economiche al mondo. Ma anche al pericolo che lo scontro sfugga di mano, a incertezze considerate degli analisti ancora più gravi dei dazi stessi e che scatenino effetti a cascata sulle imprese, i loro investimenti e la salute di un settore manifatturiero e di un’espansione globali già indeboliti. In assenza di un accordo o di tregue, questo spettro minaccia solo di aggravarsi, con poche bacchette magiche per esorcizzarlo. La Federal Reserve, per bocca del suo chairman Jerome Powell dal Simposio di Jackson Hole, ha dichiarato a chiare lettere di poter fare ben poco quando in gioco è il terreno minato dell’interscambio, nonostante le pressioni e gli attacchi di Trump allo stesso Powell brandito come un «nemico» del Paese perché sarebbe inetto.

«Nonostante la politica monetaria sia uno strumento potente - ha risposto a distanza e pacatamente Powell - che funziona per sostenere la spesa al consumo, gli investimenti di business e la fiducia del publico, non può fornire un libro di regole provate per il commercio internazionale».

Anche una separazione - un cosiddetto “decoupling” - tra le due economie cui Trump è parso alludere con il suo editto rivolto alle socetà Usa appare oggi difficile e promette un avvenire a caro prezzo, soprattutto se tra strappi e traumi. Un'alta posta in gioco che è, ancora una volta, nei numeri che raccontano una travagliata relazione oggi ostaggio del caos.

400+
I giorni finora della lunga guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Era cominciata il 6 luglio del 2018, con l’entrata in vigore di una prima raffica di dazi statunitensi contro il made in China. La dogana americana comincia a richiedere nuovi balzelli su una prima lista di 818 prodotti cinesi valutati 34 miliardi di dollari.

1930
Il grande spettro - se ancora lontano - del passato. È l'anno della grande guerra commerciale scatenata dagli Stati Uniti e dal loro presidente di allora, Herbert Hoover, con la firma dello Smoot-Hawley Act. Alzò i dazi del 45% contro tutti i Paesi del mondo. Hoover inizialmente voleva rispondere a una Grande Depressione ormai scattata e specificamente alla grave crisi del settore agricolo. Ma la legge varata in Congresso e da lui autorizzata ampliò i dazi all'industria; il resto del mondo rispose con rappresaglie in una spirale che aggravò la debacle dell'economia.

737
Sono i miliardi di dollari dell'interscambio commerciale complessivo in beni e servizi tra gli Stati Uniti e la Cina nel corso del 2018. Gli Usa hanno esportato in Cina per un valore 557,9 miliardi e importato da Pechino per 179,3 miliardi.

271
I miliardi dell’interscambio bilaterale nei primi sei mesi del 2019, un valore scivolato del 14% già all'ombra dei primi giri di dazi. Le importazioni americane dalla Cina sono diminuite del 12% mentre le esportazioni verso Pechino sono cadute del 14% nel periodo tra gennaio e giugno. La Cina è scesa al terzo posto dietro Messico e Canada nella classifica dei principali partner commerciali.

62%
Aziende americane e non solo soffrono i dazi (tre quarti riporta danni) e aumentano trasferimenti della produzione in Paesi terzi (e un 15% li sta studiando). Ma quest’anno ancora il 62% degli interpellati dalla American Chamber of Commerce esprime ottimismo sulla loro presenza nel mercato cinese, con una produzione che serve spesso clienti locali, i crescenti ceti medi cinesi, e non solo per l'esportazione.

230.000
Le vetture made in Usa esportate in Cina in un anno e che saranno ora nuovamente colpite da dazi di Pechino del 25%, reintrodotti dopo essere stati eliminati. Tesla e Ford sono le case americane più colpite, con il 20% e il 7% delle 230.000 vetture. Ma, in un segno di come i conflitti commerciali in un'economia globale creino contagio, le più colpite sono le tedesche Bmw e Daimler, che controlla Mercedes-Benz: rappresentano il 57% di quel totale di auto prodotte negli Usa.

180
I miliardi di dollari degli investimenti cinesi negli Usa, escluse le obbligazioni, tra il 2005 e il giugno 2019. Gli Stati Uniti sono stati la principale meta di investimenti per la Cina. Nel 2018 gli investimenti diretti sono gia' caduti a 4,8 miliardi da 29 nel 2017 e 46 nel 2016. I finanziamenti di venture capital cinesi negli Usa sono tuttavia ancora stati record a 3,1 miliardi l'anno scorso. Nella prima metà di quest'anno il flusso complessivo di investimenti cinesi si e' quasi azzerato all'ombra del crescente conflitto commerciale. Cifre esatte sono tuttavia vincete: la società Rhodium Group ha calcolato lo stock di investimenti cinesi negli Usa a 140 miliardi e quello Usa in Cina a 256 miliardi.

2,6
I milioni di posti di lavoro americani che, secondo alcune stime, sono nell'insieme legati alle relazioni economiche bilaterali. L'export verso la Cina da solo sostiene 1,8 milioni di impieghi in settori diversi quali i servizi, l'agricoltura e i beni capitali.

1.000
Il costo annuale in dollari per una famiglia media americana dei dazi sui beni di consumo decisi da Donald Trump prima dell'ultima escalation di ieri. La stima è di JP Morgan, che sottolinea come il 70% del Pil americano dipenda dalla spesa dei consumatori. Dazi portati al 25% sui prodotti di largo consumo alzerebbero il costo medio per famiglia a 1.500 dollari.

1,1
Le migliaia di miliardi di dollari in titoli del Tesoro Usa nelle cassaforti cinesi a giugno. È testa a testa con il Giappone quale principale possessore di Treasuries statunitensi. Alcuni osservatori temono che la Cina possa usare l'arma della cessione di titoli se costretta all'angolo, ma la maggior parte degli analisti è convinta non lo farà perché danneggerebbe la sua stessa stabilità finanziaria.

419
I miliardi del deficit commerciale americano nel 2018, saliti dai 376 miliardi dell'anno prima. Il disavanzo non tiene pero; conto delle catene globali di forniture e gli economisti lo attribuiscono anzitutto al basso livello di risparmio degli americani in relazioni alle necessita' di investimenti, non a barriere commerciali.

240
I miliardi dello stimato costo economico annuale per gli Stati Uniti del furto di proprietà intellettuale a opera della Cina. Stando alla Commission on the Theft of American Intellectual Property, Pechino è responsabile di circa l'80% di queste violazioni. La Cina negli ultimi sette anni è stata al centro del 90% dei casi di spionaggio industriale indagati dal Dipartimento della Giustizia americano e di due terzi dei casi di furto di segreti industriali.

2025
L'anno di compimento del piano Made in China 2025. È la grande strategia industriale cinese che, accanto al progetto infrastrutturale internazionale Belt and Road Inititive, preoccupa gli Stati Uniti e anche l’Occidente per le sue vantate ambizioni di supremazia globale nel comparto manifatturiero hi-tech. Pechino persegue un disegno con vasto sostegno statale alle imprese.

Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...