Usa

Trump fa causa a Facebook, Twitter e Google

L’ex presidente chiede la rimozione del «ban» arrivatogli dopo la rivolta di Capitol Hill più un risarcimento danni: «È in gioco la libertà d’espressione»

La conferenza stampa di Trump (Reuters)

2' di lettura

L’ex presidente Donald Trump ha citato in giudizio Facebook, Twitter, Alphabet, la holding di Google, e i loro dirigenti, alzando la posta in gioco nella sua battaglia contro i giganti dei social media che lo hanno bannato dopo la sconfitta alle elezioni. Durante una conferenza stampa tenutasi mercoledì, tutta articolata sulla difesa dei diritti del Primo Emendamento, Trump ha illustrato le tre azioni legali separate presentate presso la corte federale in Florida contro i giganti tecnologici e Mark Zuckerberg per Facebook, Jack Dorsey per Twitter e Sundar Pichai per Google.

Gli avvocati di Trump chiedono che il Tribunale ripristini gli account sui social media dell’ex presidente, più un risarcimento danni, al fine di garantire che altri utenti non possano essere banditi o segnalati dai giganti tech. Il team legale è guidato da John P. Coale, un avvocato coinvolto in cause contro le grandi compagnie del tabacco. «Proveremo la loro responsabilità», ha detto Trump durante la conferenza stampa al suo Trump National Golf Club Bedminster nel New Jersey. «Se possono farlo a me, possono farlo a chiunque».

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Twitter ha bandito permanentemente Trump a gennaio per il suo ruolo nel fomentare la folla che ha attaccato il Campidoglio degli Stati Uniti il 6 gennaio in una rivolta per fermare il conteggio dei voti del Collegio Elettorale per il presidente Joe Biden. Facebook il mese scorso ha comunicato che Trump rimarrà sospeso dal social per almeno due anni, con la possibilità di essere reintegrato nel 2023 se il rischio per la sicurezza pubblica sarà diminuito. YouTube, il gigantesco servizio video di Google, ha allo stesso modo congelato l’account di Trump dopo la rivolta del 6 gennaio. I video dell’ex presidente sono ancora accessibili, ma non gli è permesso di pubblicare nuovi video. Susan Wojcicki, l’amministratore delegato di YouTube, ha detto che la società invertirà la sua politica quando sarà provato che il «rischio di violenza è diminuito», senza fornire dettagli.

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