ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùSTATI UNITI

Trump ora vuol tagliare le tasse ai lavoratori dipendenti

La Casa Bianca sta studiando un pacchetto di misure per sostenere la crescita e allontanare la recessione dell'economia Usa. Tra le azioni previste il taglio della tassa del 6,5% sui dipendenti per sanità e previdenza. Ma si valuta anche una revisione dei dazi imposti contro la Cina

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


Trump, taglio tasse middle class salta se vincono dem

5' di lettura

NEW YORK - La Casa Bianca sta studiando un pacchetto di riforme per spingere la crescita economica americana e allontanare i presagi di recessione. Tra le misure allo studio dell’amministrazione, c’è il taglio temporaneo delle imposte sul reddito da lavoro dipendente, ma si valuta anche una revisione dei dazi imposti da Trump contro la Cina, secondo fonti vicine al dossier. La notizia è stata anticipata dal Washington Post e riportata dai media americani. Le discussioni sul pacchetto di riforme sarebbero a uno stadio iniziale e comprenderebbero anche altri tagli fiscali. Anche se la Casa Bianca in una nota ha smentito parzialmente l’indiscrezione, precisando che al momento la proposta non è presa in considerazione “attivamente”.

GUARDA IL VIDEO. Trump e il taglio delle tasse alla middle class

Dare una scossa ai consumi delle famiglie
Secondo l’ipotesi allo studio si tratterebbe di un taglio temporaneo del carico fiscale sugli stipendi di milioni di americani per dare una scossa ai consumi e arrestare il rallentamento dell’economia. La misura allo studio, che è ancora in una fase iniziale, riguarderebbe la «payroll tax», la tassa federale che pesa per il 6,2% sulle buste paga, utilizzata per finanziare i programmi di assistenza sanitaria e previdenziali Medicare e Social Security. Al momento i lavoratori dipendenti pagano una percentuale di «payroll tax» del 6,2% sui primi 132.900 dollari di reddito, e i datori di lavoro pagano a loro volta un altro 6,2% di imposta sulla busta paga per sostenere i programmi sanitari e previdenziali. Una misura che impatterebbe direttamente sui redditi di milioni di famiglie americane.

Classe media nel mirino
I consiglieri economici del presidente Trump preoccupati dal rischio di una nuova frenata della crescita stanno studiando una proposta da presentare al Congresso per il taglio delle tasse sul reddito dipendente, con l’obiettivo di sostenere la classe media. L'amministrazione Trump, come si ricorderà, ha già varato una riforma fiscale per la riduzione del reddito delle società che ha ridotto la tassazione alle aziende dal 35% al 21%. Una riforma che ha spinto la Corporate America negli ultimi due anni. Secondo molti osservatori unica vera decisione «game changer» di Trump che ha inciso sulla crescita dell'economia della prima potenza mondiale. Restano relativamente alte invece le tasse sulla classe media. E il presidente già mesi fa aveva lanciato l’idea di ridurre la tassazione per i lavoratori.

Il precedente di Obama
Un precedente del taglio della «payroll tax» c’è già e risale all’amministrazione Obama che dopo la grande crisi decise di tagliare l’imposta al 4,25% dal 2011 fino al 2013 per favorire la ripresa e rilanciare i consumi. Se Trump, come è probabile, andrà avanti con la sua idea di ridurre le tasse alla classe media – un cavallo di battaglia di solito democratico non molto popolare tra i repubblicani, tradizionalmente più attenti al rigore di bilancio e alla limitazione della spesa pubblica – oltre ad allontanare i venti di recessione metterà un’ulteriore ipoteca alla sua rielezione nel 2020.

Un libro bianco allo studio
La proposta di taglio delle imposte sul reddito legate alla «payroll tax» è contenuta in un libro bianco nel quale vengono proposte misure per lasciare più soldi negli stipendi dei lavoratori dipendenti e stimolare la spesa per i consumi. Il primo giornale a parlare di questo pacchetto di tagli fiscali sui lavoratori allo studio da parte della Casa Bianca è stato il Washington Post. Fonti dell’amministrazione hanno confermato l’esistenza del libro bianco, precisando che ci sono sul tavolo anche «altri tagli fiscali» proposti, ma non ancora precisati. Il taglio delle imposte sul reddito a cui sta seriamente pensando la Casa Bianca dovrà essere approvato dal Congresso.

Il peso della trade war sui consumi
Il presidente Trump si starebbe convincendo dell’opportunità di rivedere alcuni dazi imposti nella trade war con la Cina, sempre nell’ottica di non far pesare la guerra commerciale ai consumatori americani. Trump nel fine settimana ha cenato con il ceo di Apple Tim Cook. È il secondo anno che incontra durante l’estate il numero uno del colosso fondato da Steve Jobs: un’altra cena era già avvenuta nel suo golf resort in New Jersey nell'agosto 2018. Trump ha compreso le ragioni e i timori di Cook riguardo alle ripercussioni negative per i consumatori americani di un’ondata di dazi per altri 300 miliardi di dollari sull'ultima tranche di prodotti cinesi non tassati finora, tra cui elettronica di consumo e sneaker. E infatti il presidente ha deciso di rimandare l’aumento dei dazi che avrebbe pesato su prodotti americani realizzati in Cina come gli iPhone e le Nike. Una misura che avrebbe favorito alla fine i concorrenti di Apple, come Samsung e Huawei gli ha spiegato Cook. E che avrebbe finito anche per penalizzare i risultati dei consumi natalizi, decisivi per le aziende americane.

Mille dollari per ogni americano
Secondo una ricerca appena pubblicata di JPMorgan Chase, i dazi già decisi da Trump contro la Cina su 250 miliardi di prodotti cinesi hanno portato indirettamente una tassa annuale per ogni americano proprietario di casa di 600 dollari in termini di aumento di costi sull’import. Con l’ultima tranche di dazi sui 300 miliardi restanti la tassa sarebbe salita a 1000 dollari annui per ogni americano.

Economisti vedono recessione nel 2021
I segnali di recessione in arrivo negli Usa d’altronde sono evidenti. A partire dalla inversione del rendimento dei titoli di stato americani della scorsa settimana. Al quale si aggiunge la frenata del settore manifatturiero globale causata dalla guerra commerciale Usa-Cina. E, ultimo ma non ultimo, l’alert lanciato dagli economisti: secondo uno studio della National Association for Business Economics (Nabe) pubblicato lunedì, tre economisti su quattro negli Stati Uniti prevedono una recessione dal 2021, nonostante i ripetuti proclami di ottimismo sulla crescita lanciati da Trump e dall’amministrazione. Le previsioni contenute nel report riflettono il crescente scetticismo tra investitori e studiosi sulle conseguenze per l’economia americana del prolungamento della guerra commerciale con la Cina e del conseguente indebolimento della produzione mondiale.

Kudlow: meno tasse per gli utili in Borsa
Tra le altre misure allo studio da parte della Casa Bianca ce n’è anche un’altra anticipata da Larry Kudlow, direttore del National Economic Council della Casa Bianca, che riguarda più da vicino i mercati finanziari per gli investitori per pagare meno tasse sugli utili in caso di vendite di investimenti.

Trump vuole il quantitive easing
Sia Trump che i suoi consiglieri tuttavia continuano a spingere sulla Fed perché vengano tagliati velocemente e ancora di più I tassi monetari e per misure di stimolo per immettere denaro nell'economia. «La nostra economia è molto forte nonostante la devastante mancanza di visione di Jay Powell e della Fed», ha twittato lunedì Trump. «I tassi Fed andrebbero ridotti di almeno 100 punti base in breve tempo, con forse anche alcune misure di quantitative easing. Se ciò avvenisse la nostra economia potrebbe andare meglio, e anche l'economia mondiale ne trarrebbe giovamento», scrive Trump.

Il problema del deficit
Il taglio della payroll tax è una misura che diversi democratici propongono perché va a favore della classe media dei lavoratori dipendenti. Trump probabilmente troverebbe il sostegno nell’opposizione al suo piano di tagli fiscali sul reddito al Congresso dove i democratici hanno la maggioranza. Il problema successivo sarà, nel medio lungo termine, su come mettere a posto i conti sul bilancio federale. Considerando i livelli record del deficit pubblico raggiunti con questa amministrazione. Secondo gli ultimi dati del Dipartimento al Tesoro a giugno, il deficit federale è salito del 27% per l’anno fiscale 2019, in confronto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un problema che la Casa Bianca si ritroverà ad affrontare. Ma se ne riparlerà dopo le elezioni.

Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...