vince imamoglu

Turchia, dal voto di Istanbul uno schiaffo alle ambizioni di Erdogan

Ekrem Imamoglu, il candidato della coalizione di opposizione, ha nuovamente vinto le elezioni amministrative per la città di Istanbul. Il voto aveva assunto le caratteristiche di una sorta di referendum sulla popolarità del presidente Recep Tayyp Erdogan: il risultato è uno schiaffo alle ambizioni dell'uomo al potere in Turchia dal lontano 2002

di Roberto Bongiorni


A Istanbul perde il candidato di Erdogan

3' di lettura

Verrebbe da dire “buona la seconda”. Perché, dopo aver visto annullata la sua vittoria elettorale, Ekrem Imamoglu, il candidato della coalizione di opposizione guidata dal partito popolare repubblicano (Chp), ha nuovamente vinto le elezioni amministrative per la città di Istanbul.

Imamoglu, 49 anni , non corre più il rischio di esser ricordato come il “sindaco lampo”, insediatosi al vertice della capitale economica del Paese e costretto a dimettersi il 6 maggio, appena 18 giorni dopo, a causa di una contestatissima decisione dell'Authority per le elezioni (Ysk). Il motivo? Frodi elettorali denunciate dal partito di governo, l'Akp.

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Se il voto della più grande metropoli della Turchia doveva rappresentare una sorta di referendum sulla popolarità del presidente Recep Tayyp Erdogan, allora il risultato non può che essere uno schiaffo alle ambizioni dell'uomo al potere in Turchia dal lontano 2002.

Binali Yildirim, il candidato del partito di governo (Akp) per la città più importante di tutta la Turchia, ha ammesso poche ore dopo la chiusura dei seggi la sua sconfitta. Il distacco dei primi risultati, almeno 10 punti percentuali, appariva subito incolmabile. Con il 90% delle schede scrutinate il candidato dell'opposizione aveva comunque oltre il 53% delle preferenze.

    Anche il messaggio diffuso da Yildirim, ex primo ministro su cui Erdogan puntava le sue carte, appare come il tentativo di voler mostrare il volto democratico di un Governo che aveva cercato di far deragliare l'elezione del 31 marzo. Prima chiedendo, e ottenendo, un discutibile riconteggio delle schede bianche (che aveva comunque confermato la vittoria di Imamoglu). Poi facendo pressioni affinché tutto il voto fosse annullato per frodi elettorali.

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    «Al momento, il mio rivale Ekrem Imamoglu - ha detto il candidato del partito islamico della Giustizia e dello Sviluppo (Akp) - è in testa nelle elezioni. Mi congratulo con lui, augurandogli successo. Le elezioni significano democrazia, queste elezioni hanno ancora una volta dimostrato che la democrazia funziona perfettamente in Turchia», ha aggiunto il candidato di Erdogan.

    Imamoglu, 49 anni, ex businessman e presidente del consiglio del distretto di Beylikduzu a Istanbul, diviene così una sorta di anti-Erdogan, il politico che potrebbe sfidare “Recep il sultano” alle elezioni del 2023. Se nella prima campagna elettorale, a febbario/marzo, aveva puntato a denunciare i problemi di Istanbul, e la sua cattiva gestione, nella seconda campagna ha preferito attaccare Erdogan ed il suo sistema di potere.

    «Sarò il sindaco di 16 milioni di persone, nessuno sarà escluso, è finito il tempo di pregiudizi, divisioni, conflitti, voglio una città in cui tutti, nelle loro diversità, si abbraccino», ha dichiarato subito dopo la vittoria il neo sindaco repubblicano. Imamoglu ha voluto lanciare anche un messaggio a Erdogan. «Chiedo di lavorare insieme a noi. Questo è il nostro desiderio. C'è tanto da fare e siamo stanchi delle faide politiche».

    Già alle prese con una serie di problemi, dalla crisi economica al rapporto difficile con gli Stati Uniti, Erdogan si trova ora orfano della capitale economica della Turchia, da cui arriva circa un terzo del prodotto interno del Paese. «Chi vince a Istanbul vince la Turchia, chi perde a Istanbul perde la Turchia» amava ripetere Erdogan nella prima campagna elettorale di marzo, campagna in cui si era speso di prima persona.

    Erdogan sa benissimo perché governare la città turca più famosa al mondo, è strategico. Istanbul è una metropoli di quasi venti milioni di abitanti (gli aventi diritto al voto sono oltre dieci milioni). L'anno scorso il budget a disposizione della municipalità (con annesse alcune sussidiarie) è stato di quasi nove miliardi di dollari. La città sul Bosforo non è soltanto il luogo dove Erdogan è nato, nel quartiere popolare di Kasımpaşa. A Istanbul il presidente ha iniziato la sua carriera politica. E sempre a Istanbul, nel 1994, il Sultano ha coronato i suoi sogni divenendo sindaco (e poi premier nel 2002). Nel corso degli ultimi 25 anni il suo partito, l'Akp, non è mai stato sconfitto in città.speranza.

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    Galvanizzata da qusta vittoria, l'anima laica della Turchia punta ora a riconquistare un Paese che sta faticosamente cercando di uscire dalla crisi economica (nel primo trimestre del 2019 – segnala l'ufficio statistico turco - il Paese è uscito dalla breve recessione, il Pil ha segnato una crescita dell'1,3%).

    È l'inizio della parabola discendente di Erdogan? Difficile dirlo. Sottovalutare “Recep, il Sultano” potrebbe essere un grande errore.

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