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Turismo, l’Italia guadagna due posizioni nell’indice Wef ed entra nella «top ten»

I dati del Travel & Tourism Development Index 2021: decisivo il miglioramento dell’ambiente imprenditoriale

Turismo, Garavaglia: "Gli italiani hanno riscoperto l'Italia"

3' di lettura

Il settore dei viaggi e del turismo mostra segni di ripresa in molte parti del mondo dopo essere stato colpito con effetti senza precedenti dalla pandemia da Covid-19 ma deve affrontare la nuova emergenza della guerra in Ucraina. Giappone (primo), Stati Uniti (secondo), Spagna (terza), Francia (quarta) e Germania (quinta) sono in cima alla lista, mentre l’Italia guadagna due posizioni ed entra nella “top ten” (dal 12° del 2019 al decimo posto scalzando il Canada), soprattutto grazie al miglioramento del suo “ambiente imprenditoriale”.

È quanto emerge dal Travel & Tourism Development Index 2021 pubblicato dal World economic forum che classifica 117 economie in base a una serie di fattori cruciali per lo sviluppo, la sostenibilità e la resilienza del loro settore dei viaggi e del turismo. L'indice complessivo è il prodotto di una media ponderata di 112 indicatori specifici che misurano il livello dell'efficienza dei trasporti, dell’ospitalità, dell’offerta culturale, della sostenibilità.

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«Le chiusure dovute al Covid hanno nuovamente enfatizzato l’importante contributo che i viaggi e il turismo danno a molte economie in tutto il mondo - ha spiegato Lauren Uppink, Head of aviation, Travel and tourism del Wef -. In una fase in cui il mondo emerge gradualmente dalla pandemia, le economie devono investire nella costruzione di un ambiente forte e resiliente per fornire la giusta esperienza di viaggio e turismo per molti decenni a venire».

La nuova domanda

Sebbene nel complesso il turismo internazionale e i viaggi d’affari siano ancora al di sotto dei livelli pre-pandemia, sottolinea il rapporto, la ripresa del settore è stata rafforzata dai maggiori tassi di vaccinazione, dal ritorno a viaggi più aperti e dalla crescente domanda di turismo nazionale e basato sulla natura. Molte aziende e destinazioni si sono adattate a queste mutevoli dinamiche della domanda.

La carenza di manodopera

Uno dei problemi che dovrà affrontare il settore è quello della carenza di forza lavoro dopo il duro colpo inferto dal Covid. Una situazione già sperimentata in Italia dove si fatica a trovare personale stagionale, come ha sottolineato anche il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, che parla di un fabbisogno occupazionale di circa 300-350mila profili. Nel rapporto del World economic forum viene citato un sondaggio tra ex lavoratori statunitensi del turismo secondo il quale più della metà non tornerà alla propria precedente occupazione, mentre un terzo ha intenzione di cambiare settore alla ricerca di una retribuzione più alta, migliori condizioni di lavoro e maggiore flessibilità.

L’impatto della guerra in Ucraina

A pesare sulla ripresa del settore è però la guerra in Ucraina con le conseguenti sanzioni e restrizioni di viaggio relative alla Russia. Un esempio dell’impatto che questo evento può avere sull’intero sistema turistico è l’aumento dell’inflazione e del prezzo dei caruburanti. Il 13 maggio scorso il prezzo dei carburanti per aereo era oltre il doppio rispetto allo stesso giorno del 2021. Una situazione che porterà a un aumento del costi dei biglietti aerei.

Russia e Ucraina insieme rappresentano circa il 3% di spesa per il turismo internazionale: in particolare il turismo russo ha come principali destinazioni Azerbaigian, Georgia, Turchia Israele, Emirati Arabi Uniti e Thailandia. In Italia, ha ricordato in più occasioni Garavaglia, la presenza russa vale «in media il 2% sul totale del fatturato del turismo».

Il passo in avanti dell’Italia

Quanto all’Italia l’indagine del Wef classifica il nostro Paese al primo posto per le ricchezze culturali, al sesto per le infrastrutture dei servizi turistici, al 12esimo per l’apertura internazionale e al 15esimo per le risorse naturali. Le aree in cui l'Italia rimane indietro sono la competitività dei prezzi (100esima posizione), la pressione e l’impatto sulla domanda di viaggi e turismo (91esima) e l’ambiente imprenditoriale (59esima). Tuttavia, proprio l’avanzamento in questo valore (+19,7%, dal 101° al 59° posto) è uno dei motivi principali del miglioramento complessivo della posizione italiana in classifica. Nel 2020 l’Italia risultava quarta per numero di arrivi di turisti internazionali con 25,189 milioni di presenze, - 59% rispetto al 2018.

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