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Ucraina, Draghi non esclude invio di nuove armi: «Deciderà l’Ue»

Sul tema della guerra in Ucraina il premier dovrebbe tornare in maniera più dettagliata nell’informativa alla Camera e al Senato

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2' di lettura

Il cambio al vertice della commissione Esteri del Senato, con il M5s escluso dalla presidenza, ha fatto deflagrare le tensioni nella maggioranza. Giuseppe Conte è salito sulle sulle barricate per lo “scippo” ai danni dei 5 stelle, tuonando contro centrodestra e Iv e ha tirato in causa direttamente il premier Mario Draghi. Un tutti contro tutti che Palazzo Chigi non ha commentato in alcun modo, ma che porta venti di crisi. Il no ad un ulteriore invio di armi a Kiev è una posizione che vede - in parte - sulla stessa linea M5s e Lega. Ma la linea del premier Draghi è un’altra: l’Italia vuole «aiutare l’Ucraina a difendersi» e continuerà a farlo «quando necessario. In questo gli europei sono tutti insieme» e noi «siamo membri leali dell’Unione».

Craxi: atlantismo senza deroghe né subalternità

Professione di fede atlantica fatta anche la neoeletta presidente della commissione Esteri del Senato, Stefania Craxi che ha dichiarato: «La politica estera di un grande Paese come l'Italia, per ragioni valoriali e culturali, ancor prima che storiche e geopolitiche, non può non avere chiari connotati atlantici, un atlantismo della ragione che non ammette deroghe ma non accetta subalternità»

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L’informativa di Draghi alle Camere

Sul tema della guerra in Ucraina il premier dovrebbe tornare in maniera più dettagliata nell’informativa alla Camera e al Senato il 19 maggio: un discorso ampio, che sarà concentrato sull’impegno per la pace (già in giornata ha sottolineato come non si debbano interrompere i canali diplomatici), ma che toccherà tutte le sfaccettature e le conseguenze della guerra in Ucraina: dalle sanzioni decise con i partner europei, fino al rischio di una crisi alimentare di vasta portata per i paesi più poveri.

Le divisioni nella maggioranza

I dossier su cui la maggioranza è spaccata intanto aumentano però di giorno in giorno. Si si va dal braccio di ferro sulle armi alla battaglia contro il termovalorizzatore di Roma, fino ai balneari su cui l’accordo non è ancora stato trovato. E ci si domanda fino a dove si spingerà Conte, se proverà davvero a staccare la spina al governo ed, eventualmente, quanti eletti pentastellati lo seguirebbero.

Bocciato l’odg di Alternativa sulle armi

Ad oggi i numeri tengono, con la fiducia votata sia alla Camera (sul decreto legge Ucraina bis) sia al Senato (sul dl riaperture). Non solo. La maggioranza dei deputati, compreso il M5s, ha bocciato un ordine del giorno presentato da Alternativa per impegnare il governo a «valutare la possibilità di sospendere la concessione o qualsiasi atto di autorizzazione per l’esportazione di mezzi, materiali, equipaggiamenti militari ed armi letali».

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