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Ue propone l’obbligo di pannelli solari su tutti gli edifici dal 2030

La strategia REPowerEU si basa sul risparmio energetico, la diversificazione nell’approvvigionamento, e una accelerazione della transizione verde

di Beda Romano

Un pannello solare pieghevole come un origami: l’idea di Levante per l’energia portatile

3' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES - La Commissione europea ha presentato un ampio pacchetto di proposte che deve servire ad azzerare la delicata e controversa dipendenza energetica dell’Unione europea nei confronti della Russia. La strategia REPowerEU si basa sul risparmio energetico, la diversificazione nell’approvvigionamento, e una accelerazione della transizione verde. Su tutt’altro fronte, la difesa, Bruxelles ha presentato sempre oggi nuove iniziative per promuovere l’industria europea.

Investimenti per oltre 200 miliardi

Il desiderio è di trasformare in modo strutturale il sistema energetico europeo, affrontando al tempo stesso due sfide parallele: la dipendenza energetica e la transizione climatica. Secondo le informazioni raccolte a Bruxelles, gli investimenti previsti ammontano a circa 210 miliardi di euro. Il denaro giungerà tra gli altri dai diversi capitoli di spesa europei e da una riforma del mercato di scambio delle emissioni nocive (ETS). Ciascun Paese dovrà inserire un capitolo dedicato nel suo piano di rilancio.

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Obiettivo raddoppiare su idrogeno

«Nel nuovo piano REPowerEU, abbiamo deciso di raddoppiare il nostro obiettivo per il 2030 e di produrre ogni anno 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile nell’Unione europea – ha spiegato ieri a Varsavia la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen –. Inoltre, importeremo altri 10 milioni di tonnellate dall’estero. In questo modo, potremo sostituire fino a 50 miliardi di metri cubi all’anno di gas russo importato».

La signora von der Leyen ha quindi preannunciato un pacchetto di misure regolamentari con il quale promuovere la produzione di idrogeno verde (prodotto senza l’intervento di fonti fossili). «Oltre a 9,3 miliardi di euro di finanziamenti provenienti dal NextGenerationEU, daremo priorità a nuove iniziative, anche sostenute con aiuti di Stato. Entro l’estate vogliamo approvare progetti di interesse comune dedicati all’idrogeno con i quali promuovere investimenti industriali per 50 miliardi di euro».

600 gigawatt di pannelli solari entro il 2030

La Commissione intende proporre un aumento della quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili dal 40 al 45% entro il 2030 (oggi la quota è del 22%). Le installazioni di pannelli fotovoltaici dovrebbero più che raddoppiare in termini di capacità fino a sfiorare i 600 gigawatt entro il 2030. Per facilitare l’iter che autorizza gli impianti, Bruxelles intende proporre di selezionare, insieme ai Paesi membri, specifiche aree geografiche destinate all’eolico e al fotovoltaico.

Pannelli obbligatori dal 2030

Nel contempo, l’esecutivo comunitario proporrà di rendere obbligatori i pannelli fotovoltaici per tutti gli edifici pubblici e commerciali dal 2026 in poi, superata una specifica metratura. I pannelli diventeranno obbligatori per tutti gli edifici residenziali dal 2030 in poi. Sempre su questo fronte, Bruxelles vuole anche aumentare la produzione di biometano per toccare i 35 miliardi di metri cubi nel 2030.

Tetto ai prezzi del gas solo in caso di emergenza

Sulla questione annosa dei tetti ai prezzi al gas, la Commissione europea intende preservare la libera concorrenza sul mercato all’ingrosso, permettendo però al singolo Paese di orientare il mercato al dettaglio nei casi d’emergenza (si veda Il Sole 24 Ore del 13 maggio). Quanto all’impatto dei listini del gas sulle fatture dell’elettricità, Bruxelles è pronta a consentire ai governi di regolare i prezzi non più solo per le famiglie e le microimprese, ma anche per le piccole e medie aziende.

La Commissione ha anche presentato nuove proposte per rafforzare l’industria della difesa. Oltre a voler coordinare l’aumento delle spese militari a livello nazionale, Bruxelles vuole sostenere gli acquisti congiunti di materiale militare, organizzando appalti comuni e utilizzando per la prima volta anche denaro comunitario. L’obiettivo è di aiutare i Paesi a rafforzare la propria difesa e a sostenere i produttori europei.

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