Diario di viaggio

«Un anno a Tokyo», storia di scoperte e di incontri nella città dei ciliegi

L’opera di Marzio Broda, manager italiano di una multinazionale inviato a Tokio per missione di lavoro

di Vera Viola

3' di lettura

«Un anno a Tokyo», dopo una prima pubblicazione in formato e-book e kindle, da qualche settimana è approdato in libreria in formato cartaceo. L’opera prima di Marzio Broda, edita da Scritturapura, è un diario di viaggio. Non una guida, sebbene contenga numerose indicazioni puntuali di luoghi da visitare, ristoranti e suggerimenti per muoversi in città. Ma un diario e un ritratto emozionale e profondo del Giappone e del suo popolo, tracciato con gli occhi e la sensibilità di un italiano con uno stile leggero e scanzonato che ne fa una piacevole lettura anche per chi non ha intenzioni di viaggio.

L’arrivo in ufficio, prime forti impressioni

L'arrivo a Tokio data 7 gennaio 2019. «Questa mattina mi è stata assegnata la postazione di lavoro, il mio spazio individuale per i prossimi dodici mesi, una scrivania di circa un metro di larghezza per mezzo di profondità», così Broda descrive l'ambiente di lavoro aprendo subito uno squarcio sui costumi del popolo. «La scrivania occupa una frazione di un lungo modulo che corre per tutta la larghezza dell'open space». Insomma, «Eccomi qui, dall'altra parte del mondo, seduto al mio posto negli uffici del quartier generale di una grande multinazionale, stretto fra colleghi, di fianco e dietro di me, tutti molto vicini. Indipendentemente dal livello gerarchico abbiamo tutti un identico spazio a disposizione, solo il capo supremo ha un ufficio tutto suo».

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Takagi e famiglia

L’attenzione dell'italiano in Giappone è subito dedicata ai colleghi di lavoro. Con cui è più facile del previsto allacciare una relazione anche fuori orario di ufficio. «Questa sera cena dai Takagis….L'invito è giunto inaspettato. Prima che partissi, in molti mi avevano avvertito che i giapponesi sono un popolo chiuso, che non sarebbe stato facile scalfirne la corazza». Poi arriva lo stupore per una città più bella del previsto. «Tokyo è una meraviglia. La Tokyo che sto scoprendo è quella notturna, che percorro la sera, quando esco dall'ufficio ed è già buio. E ogni volta mi accoglie vestita di luci, sfavillante». Una città con un triste rapporto con la sua storia. «Tokyo non ha un centro storico né ci sono monumenti antichi dal momento che negli ultimi cento anni è stata completamente distrutta due volte». Immersione nel costume e nelle tradizioni. Broda scrive: «Tokyo aspetta la fioritura dei ciliegi».E racconta: «Ovunque nei negozi, nei ristoranti, nelle gallerie dei centri commerciali, vengono esposte riproduzioni in plastica di ramoscelli fioriti». «Ecco che i ciliegi sono in fiore: si festeggia l'Hanami, l'evento più importante della primavera».

Terremoti e fenomeni estremi

Si convive con terremoti e fenomeni estremi. «Il tifone Faxai è poi arrivato a Tokyo nella notte tra domenica e lunedì, come previsto, ed è stato il tifone più violento a colpire questa regione negli ultimi quindici anni». Broda descrive anche una rete di trasporti avveniristica e di sorprendete puntualità. Parla di metodi di lavoro importati dall'America e implementati alla maniera asiatica. Di fabbriche di robot che cercano di dare risposte a una offerta di lavoro che spesso non trova candidati. Di responsabilità e di una spinta innovativa che parte dal basso, di grande dedizione al lavoro. L'italiano a Tokyo racconta di un sistema fiscale che ti permette di destinare «una quota dell'imposta locale a una regione diversa da quella in cui si risiede. E questa, per sdebitarsi, ti restituisce in natura il 30% delle tasse che hai versato».

Un anno è passato

Arriva il giorno del ritorno in Italia. Un gruppo di amici si incontra: a dispetto delle prime impressioni di un popolo chiuso, in realtà l’incontro non è stato difficile. «Ci siamo salutati – scrive l’autore – e per una volta gli abbracci hanno sostituito gli inchini».

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