Storie dalle materie prime / Seconda puntata

Il tappeto volante di Umberto Eco

di Alessandro Giraudo

(rangizzz - stock.adobe.com)

5' di lettura

Un giorno, durante un ciclo di lezioni sulla semiologia economica, Umberto Eco ci parlò di Sant'Agostino, della ribâ (l'usura), di San Bernardo, di San Gregorio, delle indulgenze dei Fugger, della banca dei Medici che fece fortuna con il denaro del papa, dei mercanti che acquistavano spezie a dieci ducati ad Alessandria o a Malacca e le vendevano a trecento fiorini in Europa, mettendo anche a repentaglio la propria vita. Poi tornò alla via sacra del Foro romano, alle monete coniate a Delfi, alla fiducia nella carta moneta dei Tang. Era impossibile scendere dal suo tappeto volante che planava sopra Baghdad, Samarcanda, Potosí, Timbuctu, Macao, ma anche su Babilonia e New York, sui mercanti di Amsterdam e quelli di Rialto, e osservava le carovane di Khotan e i pochteca, i commercianti dei Caraibi precolombiani. In seguito, a Berkeley, ascoltai Carlo M. Cipolla parlare di cannoni, di velieri, di sanità pubblica a Firenze, di trasferimenti di tecnologia dal mondo arabo all'Europa e soprattutto… di stupidità umana.
Le materie prime hanno influenzato l'intera storia umana e continuano ad avere un ruolo centrale negli equilibri tra le placche tettoniche dell'economia mondiale. In passato era il pepe, oggi è l'energia; in futuro saranno forse il coltan, il litio, il germanio, il promezio, il tulio e altri metalli i cui nomi rimandano alla mitologia greca.
Le materie prime hanno causato guerre, portato la pace, stimolato spedizioni in terre sconosciute, dato vita a incredibili operazioni di spionaggio, stabilito nuovi equilibri tra i Paesi e gli uomini. Oro, argento, spezie, cereali, rame e stagno, ferro e carbone… ma anche sale e seta, caffè e cacao, mercurio e alghe, diamanti e lana hanno contribuito a fare e disfare la Storia, ad arricchire certi uomini e impoverirne altri, a fare la fortuna di alcuni (i ricchi mercanti e in seguito i proprietari delle fucine) e a gettarne altri nell'abisso della disperazione (gli schiavi che lavoravano alla coltivazione dello sparto, all'estrazione del mercurio o i mitayos e gli schiavi africani delle miniere di Potosí, i minatori e gli operai della prima rivoluzione industriale).

L'iniziale benedizione che le materie prime rappresentano per i Paesi che le possiedono spesso si trasforma in maledizione; «Zefiro torna», come ha scritto Monteverdi in uno dei suoi madrigali. La manna potrebbe rivelarsi avvelenata. In principio, il possesso di materie prime comporta alcuni benefici, poi ci si abitua, si rinuncia agli sforzi e si lascia spazio alla decadenza, inizialmente dorata, poi amara, cieca e dolorosa.La storia delle materie prime è la storia dell'umanità stessa attraverso gli odori, i profumi, i fetori, le fragranze, i colori, i gusti, i sapori. Il ghiaccio delle montagne della regione di Boston veniva spedito a Cuba per mantenere fresche le bevande dei ricchi proprietari delle piantagioni di canna da zucchero; gli uomini si battevano a colpi di moschetto per controllare la produzione della noce moscata in Asia; si credeva che l'angelica fosse un rimedio miracoloso a molti mali e le pietre nere (il carbone) descritte da Marco Polo, secoli dopo avrebbero cambiato la vita degli uomini in Europa e poi nel mondo intero.Queste piccole grandi storie hanno contribuito a plasmare la storia e a offrirci piaceri quotidiani… ma al prezzo di tanti sacrifici, dolore, sofferenze, incertezze e dubbi.Quando si parla di materie prime automaticamente si pensa all'oro, all'argento, al ferro, al rame, ai cereali, al petrolio. Eppure la lista è molto più lunga, anche se non infinita, e nel corso della storia gli uomini l'hanno modificata, arricchendone l'elenco, valorizzandone alcune e riducendone altre a mero ricordo, il tutto in un'infuocata sarabanda di prezzi.Un libro intitolato Le bon usage du thé, du caffé et du chocolat pour la préservation et la guérison des maladies – pubblicato a Lione nel 1687 da Nicolas de Blégny, medico reale – elogia le virtù di tè, caffè e cioccolato. […] Di tanto in tanto le narrazioni sono fantasiose e ci strappano un sorriso, ma occorre ricordare che pochissimi autori avevano la possibilità di viaggiare, e spesso descrivevano «cose e fenomeni» chiusi a doppia mandata nelle loro Wunderkammer, avendo semplicemente letto o ascoltato le dicerie di alcuni viaggiatori o di coloro che li avevano incontrati. È necessario un grande sforzo d'immaginazione per mettersi nei panni dei Romani che scoprono il pepe e la seta, dei mediorientali che ammirano l'ambra del mar Baltico e la carta proveniente da Talas o delle spose dell'imperatore cinese che, nella Città Proibita, ricevono in dono il corallo.Le materie prime alimentano anche un'intensa attività di spionaggio. Nel mondo occidentale, per lungo tempo, la seta venne considerata un frutto che cresceva su un albero. È stata l'imperatrice bizantina Teodora (500-548) a scoprire la tecnica della produzione cinese, protetta dalla pena di morte inflitta a chi ne rivelava i segreti… I cinesi tentano anche di custodire il metodo di produzione della carta, ma dopo la battaglia del fiume Talas (751) tra l'esercito della dinastia Tang e i soldati musulmani, alcuni prigionieri cinesi che lavoravano nelle cartiere svelano le tecniche di produzione in cambio della promessa di libertà o per mettere fine alle torture cui venivano sottoposti. L'industria della carta si sviluppa a Samarcanda, poi a Baghdad, e in seguito transita in Spagna, a Xàtiva, da dove passa in Italia, a Fabriano, città che per due secoli sarà la maggiore produttrice di carta in Europa. Il Brasile diventa il primo produttore mondiale di caffè dopo molteplici tentativi di appropriarsi delle piante, e Pierre Poivre (nomen omen: in francese poivre significa pepe) cerca di rubare le piante di diverse spezie per seminarle nelle terre tropicali sotto il controllo francese.Gli olandesi cedono Manhattan in cambio dell'isola di Run, in Indonesia, dove si produce la noce moscata, e numerosi operai e ingegneri tentano di farsi assumere nei cantieri navali per appropriarsi delle tecniche e del legno utilizzati nella costruzione di navi da guerra.Persino il rosso di cocciniglia è oggetto di spionaggio: il suo potere colorante è molto più intenso della robbia, tanto che i corsari dei Caraibi danno la caccia ai galeoni spagnoli che trasportano oro, argento e… rosso di cocciniglia… e gli inglesi, dopo la prima guerra dell'oppio, fanno rubare le piantine del tè in Cina per seminarle in India per esportare meno oppio destinato a pagare il tè cinese…© Storie straordinarie delle materie prime, Alessandro Giraudo, add editore

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Alessandro Giraudo, economista, ha studiato a Torino, Genova, Berkeley (con Carlo Maria Cipolla) e Salisburgo; ha lavorato a Torino, Milano, New York, Ginevra, Zurigo, Amsterdam e Parigi, dove è stato Chief Economist del gruppo internazionale Tradition.

Insegna Finanza internazionale e Storia Economica della Finanza in una delle Grandes Ecoles di Parigi. Con add editore ha pubblicato Storie straordinarie delle materie prime e Altre storie straordinarie delle materie prime (2021).


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