ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa performance del jazzista

Una sera con Stefano Bollani al Teatro Romano di Verona: quant’è piacevole la normalità 

Con «Piano variations on Jesus Christ Superstar» il pianista reinterpreta il celebre musical in una serata rimandata di un anno esatto causa Covid

di G.Me.

Foto di Maria Cristina Napolitano

3' di lettura

20 giugno 2020, anzi no: 20 giugno 2021. È passato un anno, sembra un secolo o forse un secondo. Il tempo della pandemia si è fermato, ha congelato ogni attività artistica o musicale. Ora si riparte, con le mascherine ancora indossate in attesa di liberarsene, almeno all’aperto. Sembra tutto di nuovo normale, ma non è così, l’emozione è collettiva.

Verona Jazz ricomincia in grande stile insieme all’Estate teatrale con l’esibizione di Stefano Bollani al Teatro Romano. Un luogo meno celebrato dell’Arena della grande lirica, ma il fascino è intatto, più intimo. Protagonista e location d’eccezione, pubblico ben distanziato con un terzo dei posti assegnati: uno dei pochi vantaggi del Covid, per gli spettatori non certo per gli organizzatori.

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La serata è di quelle torride, il sole è tramontato da un pezzo ma in riva all’Adige non si muove una foglia, i volantini dello spettacolo diventano improvvisati ventagli. Sul palco, puntualissimo, arriva lui, il musicista acclamato, il jazzista per palati fini che però da qualche tempo è diventato più popolare, anche grazie alla fortunata - e indovinatissima - «Via dei Matti n. 0» andata in onda la scorsa primavera su Rai 3 insieme all’attrice e moglie Valentina Cenni.

Questa sera (20 giugno) va in scena «Piano variations on Jesus Christ Superstar», la libera interpretazione del musicista toscano del capolavoro di Andrew LIoyd Webber e Tim Rice. Aveva solo 14 anni quando vide per la prima volta il film, un’esperienza, come ammette lo stesso Bollani, travolgente, tanto da imparare subito tutte le parole dei testi.

È una versione inedita e interamente strumentale per pianoforte solo, ma che custodisce come un tesoro l’originale. «Ho scelto la forma del pianoforte solo perché la storia d’amore è tra l'opera rock e me - spiega l’autore - E una storia d’amore cresce in bellezza se resta intima».

La musica scorre leggera, Bollani a un certo punto si ferma e passa un asciugamano sui tasti: «Io sto bene, ma lui sta sudando». E via allora con la mimica che lo ha reso famoso, seduto poi in piedi, il movimento è così frenetico che sembra quasi che il pianoforte da un momento all’altro possa alzarsi e danzare.

Le musiche più famose di Jesus Christ Superstar ogni tanto appaiono, poi subito scompaiono, travolte dalle improvvisazioni del pianista. Un’ora abbondante di libera interpretazione di un’opera che ha segnato una generazione. Scrosciano gli applausi.

Foto di Maria Cristina Napolitano

Non poteva mancare il consueto finale «bollaniano», con l’autore a ricevere le «comande» del pubblico come se fosse un juke box di gran lusso.

Qualcuno dal pubblico chiede un brano di Battiato. «Ci siamo incontrati una volta sola - racconta divertito Bollani - Abbiamo parlato tutto il tempo in francese, con citazioni delle sue canzoni. È stato davvero piacevole». Via allora con un mix del grande compositore siciliano, mescolato a brani di un altro mostro sacro della musica italiana, l’astigiano Paolo Conte che Bollani imita alla perfezione anche nel tono di voce.

Ecco una Bella Ciao dal ritmo velocissimo e travolgente, poi Gershwin e altre improvvisazioni funamboliche. Il pubblico apprezza molto, si ride e si ascolta. Come tutti i talenti purisssimi, Bollani ha il dono della semplicità, dell’immediatezza, sa essere empatico, non disdegna la musica popolare. E questa forse è la sua più grande dote.


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