l’assalto al campidoglio

Usa, il “quasi golpe” fa gongolare Cina e Russia che ammiccano ai 75milioni di trumpisti

L’equazione “sovranismo uguale a caos” aiuta Biden ma il disagio sociale rimane un fattore da monitorare con grande attenzione.

di Redazione Esteri

(EPA)

3' di lettura

Nei giorni del “quasi golpe” americano, una ferita che non si rimarginerà facilmente, altre potenze mondiali cavalcano la grave crisi istituzionale di Washington. Cina, Russia e Iran hanno mandato in onda le immagini dell'assalto al Capitol Hill in tutti i programmi di informazione. Un regalo insperato per Xi Jinping e Vladimir Putin, che mostrano a centinaia di milioni di cittadini cinesi, russi e iraniani quanto sia evidente il declino dell'America. La tesi politico-giornalistica delle altre superpotenze è questa: gli Stati Uniti pretendono di dare lezioni al mondo, di ergersi a giudice o poliziotto globale, ma non sono neppure in grado di risolvere i problemi dentro casa.

Il messaggio del Segretario della Nato

Paradigmatico il messaggio di Jens Stoltenberg. Il norvegese Segretario della Nato ha invitato i cittadini e i politici statunitensi, in un tweet, a rispettare ordinatamente l'esito delle urne. Una comunicazione che l'Alleanza Atlantica si era abituata a rivolgere ai rivali di Washington, dal Venezuela alla Bielorussia, e non avrebbe mai immaginato di rivolgere al Paese-guida, gli Stati Uniti. Un Paese con un sistema elettorale «arcaico ed esposto alle violazioni», così ha dichiarato il ministero degli Esteri della Russia. O addirittura al «collasso interno», come ha scritto il quotidiano di Pechino, il Global Times.

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Non è tutto, la Cina sconsiglia ai cittadini di recarsi negli Stati Uniti; si tratta di una raccomandazione che di solito i governi propongono alla propria cittadinanza con riferimento a Paesi che vivono gravi conflitti interni. Xi Jinping e Vladimir Putin non hanno parlato in tv, lasciando che a farlo fossero i luogotenenti o le penne di regime. Ma la crisi senza precedenti degli Stati Uniti li rafforza, dentro e fuori i confini, perché di fronte al disordine americano risulta più forte la loro proposta di ordine autoritario.

In Russia il noto commentatore filo-Putin Vladimir Solovjov ha tenuto una diretta YouTube intitolata “La Majdan di Washington”, allusione alle proteste in Ucraina dell'inverno 2013. Rt, megafono globale della propaganda del Cremlino, titola “Assalto al Campidoglio” e accompagna le immagini dell'irruzione con musiche drammatiche. Le parole del presidente iraniano Hassan Rouhani, «la democrazia americana è debole e fragile», vengono riportate dalla tv mentre scorrono le immagini degli scontri.

L'equazione sovranismo-caos

Il populismo e il sovranismo, dopo i fatti di Capitol Hill, potrebbero definire la strategia democratica di Biden che indica nel “nemico perfetto”, il caos generato a Washington. Prefigurando così per Trump, istigatore della violenza, la parabola discendente della sua politica. Tuttavia il grande interrogativo riguarda l'avvio della gestione della presidenza Biden. La maggior parte degli osservatori prevede continuità nella grave frattura tra repubblicani e democratici, tra filo-trumpiani e anti-trumpiani.

Nella piattaforma dei Democratici c'è un piano “Buy American” che si contrappone a “America First” di Trump, sconfitta ma con una base sociale molto ampia. L'agenda dei dem prevede in quattro anni 400 miliardi di dollari in acquisti governativi di beni e servizi prodotti negli Stati Uniti e 300 miliardi di dollari da investire in ricerca e sviluppo per nuove tecnologie e iniziative per l'energia pulita.

L'avvio della gestione Biden non cancella né azzera le istanze di un'America impoverita e confusa a tal punto da supportare un presidente al bivio tra l’applicazione del 25° emendamento e un impeachment accelerato. Una polarizzazione che l'ampia base sociale del trumpismo rende palese già oggi. I 75milioni di americani fedeli a “The Donald” costituiscono la sacca di disagio economico di grandi dimensioni.

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