Vaccini

AstraZeneca, ecco perché la Ue non ha rinnovato il contratto

Bruxelles nelle scorse settimane ha anche avviato un’azione legale contro l’azienda per i ritardi nelle consegne. Breton: «Il vaccino è molto buono, non è un problema di qualità»

Aggiornato il 10 maggio, ore 9:30

AstraZeneca raddoppia l'utile netto nel primo trimestre

4' di lettura

Una scelta che non riguarda la qualità del vaccino, ma la capacità dell’azienda farmaceutica che lo produce di rispettare il calendario delle consegne. La notizia, anticipata nel fine settimana dal Commercio interno europeo Thierry Breton, che la Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen non avrebbe rinnovato il contratto per i vaccini anti coronavirus sviluppati da AstraZeneca, multinazionale biofarmaceutica anglo-svedese, oltre la scadenza dell'attuale accordo - prevista alla fine di giugno - non è stata, per dirla con un’espressione più colloquiale, un “fulmine a ciel sereno”.

La portata dell’indicazione è stata attenuata dalla stessa Commissione europea, che attraverso un portavoce responsabile della sanità nelle ultime ore ha messo in evidenza che è ancora presto per dire se ci sarà un nuovo contratto con AstraZeneca. Rimane il fatto che non uno, ma due commissari (oltre a Breton quello alla Giustizia Didier Reynders), hanno parlato di mancato rinnovo del contratto, in scadenza a giugno.

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Commissione Ue, presto per dire se ci sarà nuovo contratto con AstraZeneca

In particolare Bruxelles non ha ufficialmente confermato quanto indicato dai due commissari in riferimento alla scelta di non rinnovare il contratto di fornitura di vaccini con l’azienda farmaceutica. «Non possiamo pronunciarci sulle tappe future, è in corso un contenzioso presso il tribunale belga con AstraZeneca, che non ha rispettato gli impegni contrattuali assunti con la Ue: ciò che conta è ottenere le dosi cui i cittadini europei hanno diritto», ha indicato il portavoce responsabile della sanità aggiungendo che in ogni caso «la Commissione non ha esercitato l'opzione (per la consegna) per cento milioni di dosi aggiuntive» del vaccino AstraZeneca. Il portavoce capo della Commissione ha poi chiarito che «non c'è da rinnovare un contratto» con AstraZeneca «ma c'è la possibilità di negoziare un nuovo contratto».

Le ripercussioni sui piani vaccinali

Al di là della frenata ufficiale, l’ipotesi di andare alla chiusura del rapporto - confermata da due commissari - era nell’aria da tempo, in quanto da tempo la Commissione aveva messo in evidenza i ritardi nelle consegne dei vaccini da parte della controparte. L’azienda anglo-svedese ha più volte ridotto le forniture ai Paesi europei citando problemi nei processi produttivi. All’Italia finora ha consegnato 6,5 milioni di dosi contro i quasi 18 milioni di Pfizer-BioNTech.

I ritardi nelle consegne hanno creato non poche difficoltà ai governi dei 27, a cominciare dalla definizione del piano vaccinale. Senza dimenticare che AstreZeneca ha avuto una storia difficile col blocco delle somministrazioni deciso per alcuni giorni dall'Ema, in seguito rientrato, mentre alcuni Paesi lo hanno definitivamente sospeso. Non è nemmeno risultata d’aiuto la confusione generata dalle indicazioni, spesso diverse se non proprio opposte, sulle fasce di età alle quale era consigliato somministrare AstraZeneca. Il piano vaccinale italiano, rivisto il 12 marzo, prevede la consegna delle ultime dosi (24 milioni circa) a fine settembre.

Il braccio di ferro tra la multinazionale e la Commissione

La conseguenza è stata un tira e molla politico, prima che giuridico, con Bruxelles che ha avuto come effetto le parole pronunciate nel fine settimana dal Commercio interno europeo Thierry Breton all’emittente radiofonica francese France Inter: «Non abbiamo rinnovato l'ordine dopo giugno - ha sottolineato -. Vedremo cosa succederà». Bruxelles ha dunque deciso di scommettere su altri produttori ritenuti più sicuri ed in grado di soddisfare il fabbisogno dei 27 nella seconda parte dell'anno.

I numeri non tornano

L’ennesimo tassello dunque di un puzzle già da tempo in fase di componimento. La Commissione europea il mese scorso ha avviato un'azione legale contro AstraZeneca per non aver rispettato il contratto di fornitura dei vaccini COVID-19 e per la mancanza di un piano “affidabile” per garantire consegne puntuali. Il contratto, siglato nell’agosto 2020, prevedeva la fornitura di 300 milioni di dosi all’Unione con l’opzione per ulteriori 100 milioni. Nel primo trimestre del 2021 però l’azienda anglo-svedese ha consegnato solo 30 milioni di fiale contro le 80 milioni previste. Bruxelles prevede altri ritardi nel secondo trimestre con solo 70 milioni di fiale consegnate a fronte dell’impegno a fornirne 180 milioni.

Non è un problema di efficacia del vaccino

Il nodo è tutto sui tempi delle consegne del vaccino Vaxzevria, come è la sua attuale denominazione. Lo stesso Breton lo ha definito «un vaccino molto interessante e molto buono», soprattutto «per le condizioni logistiche e le temperature» cui può essere conservato. Ora, ha sottolineato tuttavia Breton, «abbiamo iniziato con Pfizer a lavorare con la seconda fase e i vaccini di seconda generazione».

Che cosa accade ora

Bruxelles ora punta su nuovi (o vecchi) interlocutori. La Commisisione europea ha annunciato di aver concluso un accordo con Pfizer per l’acquisto di altre 900 milioni di dosi di vaccino più un’opzione su ulteriori 900 milioni di fiale entro il 2023. L’Europa insomma punta con decisione sul vaccino Pfizer e ha dunque meno necessità di alternative. Le nuove consegne potrebbero avere un costo superiore alle precedenti, ha preannunciato Breton.

Gli stop ad AstraZeneca

Il vaccino AstraZeneca ha anche avuto diversi stop in Europa a causa di sia pur rarissimi casi di trombosi. La decisione di non rinnovare il contratto tuttavia non ha nulla a che vedere con questo ed è legata solo al tema delle consegne non rispettate. Attualmente in Italia il vaccino è somministrato prevalentemente agli over-60 ma le ultime indicazioni delle autorità sanitarie sono favorevoli a un suo utilizzo anche per le persone con meno di 60 anni.

Il caso del Regno Unito

Tra gli altri Paesi, la Gran Bretagna ha fatto del vaccino AstraZeneca una colonna portante della sua campagna. Le ultime indicazioni prevedono solo che agli under-40 sia offerta la possibilità di avere un farmaco alternativo. La Danimarca è al contrario l’unico Paese europeo ad aver deciso di sospenderne precauzionalmente l’utilizzo per tutte le fasce di età a causa dei rasi casi di trombosi che si sono verificati.

In Italia in frigo il 22% di AstraZeneca

In Italia la disponibilità di AstraZeneca e Johnson & Johnson è elevata. Nel primo caso è stato somministrato il 78% delle dosi distribuite (5,1 milioni su 6,6 milioni), nel secondo il 50% (ma i numeri sono decisamente più piccoli con 342.800 dosi consegnate). Pesa però la diffidenza nei confronti di AstraZeneca. Ci sono alcune Regioni in cui le percentuali di utilizzo del preparato dell'azienda anglo-svedese restano decisamente basse. In Sicilia è al 53%, in Basilicata al 60%. Alcune Regioni si sono fatte avanti per accogliere le dosi di AstraZeneca in eccesso rimaste altrove nei magazzini . L'ultimo è stato il presidente del Piemonte, Alberto Cirio.

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