Santa Sede

Vaticano, al via il processo su Sloane Avenue. A giudizio anche Becciu

I reati contestati ai dieci indagati e a quattro società vanno dalla truffa all’estorsione. Il cardinale: io vittima di macchinazione, dimostrerò mia innocenza

di Carlo Marroni

Becciu si difende: tutto un equivoco ma non sto sfidando il Papa

3' di lettura

Dopo un anno e mezzo di indagini parte il rinvio a giudizio per dieci indagati coinvolti a vario titolo nella vicenda “Sloane Avenue”, il palazzo di lusso acquistato in due fasi a Londra dalla Segreteria di Stato vaticana e costato alla fine 350 milioni. Dal 27 luglio inizierà il procedimento davanti al Tribunale della Città del Vaticano, presieduto da Giuseppe Pignatone: la documentazione dell'indagine - condotta dalla Gendarmeria guidata dal comandante Gianluca Gauzzi Broccoletti - è composta da oltre 500 pagine. Tra le persone figura anche cardinale Angelo Becciu, privato dal Papa a settembre 2020 delle sue prerogative cardinalizie e della carica di prefetto della Congregazione dei Santi. Verso Becciu («sono vittima di una macchinazione ordita ai miei danni» la sua reazione) il Promotore procede per i reati di peculato e abuso d’ufficio anche in concorso, nonché di subornazione. La Segreteria di Stato della Santa Sede, individuata nell’inchiesta come «persona offesa» insieme all’Istituto per le Opere di Religione (Ior), si costituirà parte civile nel processo.

Gli altri nove a giudizio e i reati contestati

Gli altri a giudizio sono René Brülhart, già presidente Aif, al quale l’accusa contesta il reato di abuso d'ufficio, mons. Mauro Carlino (estorsione e abuso di ufficio), Enrico Crasso, finanziere ex Credit Suisse (peculato, corruzione, estorsione, riciclaggio ed autoriciclaggio, truffa, abuso d'ufficio, falso materiale di atto pubblico commesso dal privato e falso in scrittura privata), Tommaso Di Ruzza, già direttore Aif (peculato, abuso d'ufficio e violazione del segreto d’ufficio); Cecilia Marogna, manager consulente per le relazioni estere (peculato), Raffaele Mincione, finanziere (peculato, truffa, abuso d'ufficio, appropriazione indebita e autoriciclaggio); Nicola Squillace, avvocato (truffa, appropriazione indebita, riciclaggio ed autoriciclaggio), Fabrizio Tirabassi, funzionario della Segreteria di Stato (corruzione, estorsione, peculato, truffa e abuso d'ufficio), Gianluigi Torzi, finanziere (estorsione, peculato, truffa, appropriazione indebita, riciclaggio ed autoriciclaggio).

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Chiamate in causa anche quattro società

Quattro le società coinvolte: HP Finance LLC, riferibile ad Enrico Crasso, alla quale l'accusa contesta il reato di truffa; Logsic Humanitarne Dejavnosti, D.O.O., riferibile a Cecilia Marogna (peculato), Prestige Family Office SA, riferibile ad Enrico Crasso (truffa); Sogenel Capital Investment, riferibile ad Enrico Crasso(truffa). Alcuni dei reati vengono contestati anche “in concorso”.

«Consistenti perdite per la Santa Sede»

Una nota della sala stampa precisa che «le attività istruttorie, svolte anche con commissioni rogatoriali in numerosi altri paesi stranieri (Emirati Arabi Uniti, Gran Bretagna, Jersey, Lussemburgo, Slovenia, Svizzera), hanno consentito di portare alla luce una vasta rete di relazioni con operatori dei mercati finanziari che hanno generato consistenti perdite per le finanze vaticane, avendo attinto anche alle risorse, destinate alle opere di carità personale del Santo Padre. L’iniziativa giudiziaria è direttamente collegabile alle indicazioni e alle riforme di Sua Santità Papa Francesco, nell’opera di trasparenza e risanamento delle finanze vaticane; opera che, secondo l’'ipotesi accusatoria, è stata contrastata da attività speculative illecite e pregiudizievoli sul piano reputazionale nei termini indicati nella richiesta di citazione a giudizio».

Becciu: vittima di macchinazione, dimostrerò mia innocenza

«Sono vittima di una macchinazione ordita ai miei danni, e attendevo da tempo di conoscere le eventuali accuse nei miei confronti, per permettermi prontamente di smentirle e dimostrare al mondo la mia assoluta innocenza». Lo afferma in una nota il cardinale Angelo Becciu, dopo il rinvio a giudizio nell’inchiesta sui fondi della Segreteria di Stato. «In questi lunghi mesi si è inventato di tutto sulla mia persona - prosegue -, esponendomi ad una gogna mediatica senza pari al cui gioco non mi sono prestato, soffrendo in silenzio, anche per il rispetto e la tutela della Chiesa, a cui ho dedicato la mia intera vita».

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