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Verso il prossimo scostamento di bilancio: sarà anche l’ultimo?

Il governo ha già annunciato un’ulteriore deviazione dall’obiettivo di deficit per per altri 20 miliardi, che si aggiungono agli altri 100 miliardi messi in campo da aprile ad agosto. gIn attesa delle misure “espansive” contenute nella legge di Bilancio e del Recovery Fund il debito raggiunge livelli da primato

di Dino Pesole

Il premier Giuseppe Conte (a sinistra) e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri

4' di lettura

Dalla legge di Bilancio da circa 40 miliardi, che dopo il via libera da parte della commissione Bilancio della Camera è ora all’esame dell’aula, ai decreti ristori già approvati dal Senato per finire con le nuove risorse stanziate (oltre 600 milioni) in favore delle categorie più colpite dagli ultimi provvedimenti restrittivi. Il tutto in attesa di un nuovo, consistente scostamento di bilancio da circa 20 miliardi in arrivo all’inizio del nuovo anno. Sarà l’ultimo?

L’impatto del nuovo scostamento di bilancio

Difficile ipotizzare oggi, alla luce dell’andamento dell’epidemia (con annessa la variante inglese che sta allarmando tutta Europa) se la prossima deviazione dagli obiettivi di deficit già autorizzati dal Parlamento possa considerarsi l’ultima in ordine temporale. Il più recente “decreto ristori” ha comportato uno scostamento di bilancio di circa 8 miliardi. Ma già in quell’occasione il Governo ha annunciato una nuova deviazione dall’obiettivo di deficit per inizio 2021 per altri 20 miliardi, che si aggiungono agli altri 100 miliardi messi in campo da aprile ad agosto. Il ricorso al maggior indebitamento è dunque divenuta una sorta di prassi in questa fase di perdurante emergenza, ed è consentita grazie alla sospensione dei vincoli del Patto di stabilità disposta da Bruxelles per tutto il 2020. Nel 2021 si annuncia un prolungamento della clausola di sospensione e stando a quanto ha annunciato il commissario europeo agli Affari economici, Paolo Gentiloni, è probabile che la proroga si estenda anche oltre, fermo restando che già a metà del prossimo anno verrà avviata l'istruttoria in sede europea per una revisione dei parametri portanti dell'attuale disciplina di bilancio.

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Il percorso di rientro

Quindi, almeno da questo punto di vista, non insorgeranno obiezioni di sorta da parte della Commissione europea, con l’avvertenza che comunque andrà fissato un percorso di rientro non appena la situazione complessiva evolverà verso un graduale ritorno alla normalità. Per l’anno in corso, la partita ormai è chiusa, con il deficit che volerà verso il 10,8% del Pil, quale effetto combinato delle maggiori spese decise per far fronte alla pandemia da aprile in poi e del crollo del Pil stimato attorno al 9%. L’impatto del nuovo scostamento in arrivo si avrà certamente sui conti pubblici del 2021, e fin d’ora si può ipotizzare che l’obiettivo di un deficit in riduzione attorno al 7% del Pil si allontani, anche in considerazione del fatto che la stima contenuta nella Nadef di settembre si basa su un quadro macroeconomico che vede il Pil crescere nel 2021 del 6%. Da qui ad aprile, quando verranno riviste le stime con il Def, il target della crescita sarà rivisto, e certamente al ribasso.

Con l’arrivo dei vaccini le aspettative cominceranno a virare in positivo

Certo l’arrivo dei vaccini potrà contribuire ad invertire le aspettative, ora per gran parte orientate verso una perdurante incertezza, ma occorrerà mettere in conto una nuova flessione del Pil nel quarto trimestre dell’anno, dopo il notevole rimbalzo del terzo trimestre (16,1%). Stando alle previsioni più accreditate, vi sarà un inevitabile “trascinamento” della minore crescita del quarto trimestre 2020 nei primi mesi del 2021. Poi si potranno cominciare a valutare gli effetti delle misure “espansive” contenute nella legge di Bilancio, e soprattutto l’impatto delle risorse del Recovery Fund in arrivo a partire dalla prossima estate. La ripresa sarà lenta, tanto che si potrà tornare a crescere ai livelli pre Covid non prima del 2023, come non ha mancato di osservare il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco.

Il vincolo del debito

Il combinarsi delle maggiori spese necessarie a far fronte ai costi crescenti della pandemia e della contrazione del prodotto imporrà di ricalibrare anche il percorso di rientro dal debito che nel 2020 raggiungerà la cifra record del 150-160% del Pil, contro il 135% raggiunto prima dell’esplodere della pandemia. La prossima richiesta di scostamento di bilancio (e le successive, se ve ne saranno) dovranno comunque tener conto che il debito dovrà all’uscita dall’emergenza essere posto necessariamente su una traiettoria di graduale discesa. Da questo punto di vista, lungi da ipotesi assai poco praticabili (come la cancellazione di parte del debito cumulato negli ultimi mesi) non si potrà che percorrere la strada obbligata della sostenibilità.

Condizione, quest’ultima, che può essere garantita solo se il costo medio di finanziamento del debito non eccede il ritmo di crescita del Pil nominale (comprensivo di inflazione). Per far leva sul potenziale di crescita dell’economia, la componente degli investimenti (se di buon livello ed effettivamente realizzati nei tempi previsti lungo le direttrici indicate da Bruxelles, quindi investimenti green e diretti al digitale) risulta come la più rilevante. Ma anche le riforme strutturali (se ben impostate e adeguatamente finanziate) possono contribuire non poco ad elevare il livello del Pil potenziale. Poi, una volta trascorsa l’emergenza, occorrerà mettere in agenda un credibile e incisivo programma di “spending review”, che preveda la contestuale revisione delle spese fiscali in un quadro di riqualificazione della spesa corrente, in sintonia con gli obiettivi assegnati da Bruxelles e con le linee portanti del Recovery Plan che vedrà la luce tra breve. Il tutto, non appena si saranno diradate le nubi della “verifica” di governo in corso in queste ore.

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