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La vecchia Vespa diventa sostenibile, ecco il kit fai-da-te per elettrificarla

Un meccanico irlandese trapiantato a Londra si è inventato, con il sostegno dei cinesi di QS Motor, un sistema per trasformare la vecchia Vespa

di Elena Comelli

4' di lettura

Ha l'aspetto di una Vespa, fila come una Vespa, ma non fa rumore. Cos'è? Una Vespa elettrica. Lo scooter iconico dallo spirito libero, che ha regalato la mobilità alle masse nell'Italia del dopoguerra e continua a portare a spasso milioni di appassionati in tutto il mondo, sta avendo una seconda vita, più pulita, anche grazie all'opera di un meccanico irlandese insediato a Londra, senza nulla togliere all'Elettrica della Piaggio.

Niall McCart, fondatore di Retrospective Scooters, non ha interesse per l'Elettrica di oggi, troppo moderna, e ha inventato un kit fai-da-te per convertire all'elettrico i modelli tradizionali. McCart ha avuto la sua prima Vespa a 16 anni, nei primi anni Ottanta.

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Da allora la passione per gli scooter italiani d'epoca non l'ha mai abbandonato e ne ha sfruttato la versatilità in mille avventure, dai rally lungo la costa inglese ai tour in Europa e in India. Con il tempo, McCart ha trasformato la sua passione in un mestiere, mettendo in piedi un fiorente commercio nell'East End di Londra, aiutato anche dallo sviluppo di internet.

Partito nel 2000 da una piccola officina in una casetta con giardino, oggi la sua attività si svolge in un grande laboratorio con annesso magazzino di 400 metri quadri. Quei vecchi modelli di Vespa o Lambretta, con il motore a due tempi rumoroso e inquinante, sono di gran lunga i più ricercati dai collezionisti e possono costare anche 20mila euro.

Problemi urbani per scooter vintage

Proprio mentre gli scooter vintage stanno raggiungendo un nuovo picco di popolarità, un'ondata di normative sulle emissioni inquinanti rende sempre più complicato il loro ingresso nei centri urbani.

Le prime zone a basse emissioni dell'Unione europea sono comparse nel 1996, Londra ci è arrivata nel 2003 e Milano, con il suo Ecopass, nel 2008. Nel 2019 le zone a traffico limitato erano oltre 260 e continuano a crescere.

Nello stesso anno, Londra ha reso ancora più rigorose le sue restrizioni e la zona dove sono applicate sta per espandersi radicalmente in ottobre. Per entrarci, chi guida uno scooter inquinante, come i vecchi modelli con il motore a due tempi, deve pagare una tariffa giornaliera di 12,50 sterline (circa 14,50 euro) e il mancato pagamento può comportare pesanti multe.

All'interno delle nuove regole, però, McCart ha visto una finestra di opportunità. Con l'incombere di misure sempre più restrittive, nel 2017 l'intraprendente irlandese si pone il problema di rendere i suoi amati vecchi modelli più verdi e s'imbarca in questa nuova avventura con un amico appassionato di scooter, John Chubb, comandante in pensione della Royal Navy con una laurea in ingegneria elettrica.

Batteria al posto del serbatoio

Unica condizione: il nuovo motore non deve comportare alcun taglio, saldatura o distruzione del telaio originale e la conversione non deve interferire in alcun modo con il design originale degli scooter. Inoltre, per preservarne il valore, il processo dev'essere reversibile.

Con queste istruzioni, McCart e Chubb si sono rivolti a QS Motor, un'azienda cinese nella provincia di Zhejiang, a sud di Shanghai, che produce già da una ventina d'anni motori per scooter elettrici e bici. I cinesi guidano scooter elettrici da decenni e sono decisamente i leader mondiali del settore, con un'esperienza e un know-how imbattibili, data la diffusione dei mezzi elettrici nel Paese.

La soluzione configurata da McCart e Chubb, in collaborazione con l'azienda cinese, è di eliminare il serbatoio per inserire al suo posto una batteria agli ioni di litio e di sostituire il forcellone originale (che regge il motore e la ruota posteriore) con un forcellone su misura, adatto a una ruota con un motore elettrico incorporato nel mozzo.

Nel giugno 2018, McCart ha pronto il prototipo - una Vespa Primavera del 1976 elettrificata - e lo presenta al raduno mondiale del Vespa World Club a Belfast. La reazione iniziale dei puristi è scettica, ma dopo il primo giro di prova molti cambiano idea.

Un kit per il fai-da-te

Proprio da uno di loro arriva il suggerimento decisivo: bisogna farne un kit. McCart, che aveva immaginato di offrire le conversioni all'elettrico solo come un servizio della sua officina, abbraccia l'idea. Il passo successivo è stato di rendere l'operazione il più semplice possibile e di provare a creare un kit plug-and-play.

Da allora Retrospective Scooters ha assemblato un kit fai-da-te per cinque tipi di Vespa e Lambretta e ne ha venduti una sessantina, di cui 36 all'estero, principalmente negli Stati Uniti.

Ogni kit include una batteria Samsung agli ioni di litio da 3 kilowatt, che può far andare lo scooter a una velocità massima di 80 kilometri all'ora, con un'autonomia di 50-55 kilometri per ogni ricarica.

Alcuni scooter possono ospitare due o tre batterie, allungandone così l'autonomia. Una Lambretta GP, ad esempio, dotata di tre unità agli ioni di litio, può avere un'autonomia di 190 kilometri.

McCart, però, pensa che una singola batteria sia sufficiente, visto che gli scooter sono stati inventati per viaggiare all'interno di un raggio relativamente limitato. Una ricarica completa della batteria comporta un'attesa di 3-4 ore, ma bastano 90 minuti per una ricarica al 70 per cento.

La principale controindicazione riportata dai clienti è che gli scooter diventano così silenziosi che la gente non li sente arrivare. Come sa bene chiunque circoli su mezzi elettrici o anche in bici nelle aree urbane dove questi mezzi sono poco diffusi, il pedone distratto è sempre in agguato.

La presenza di mezzi che non fanno rumore e non inquinano, però, comincia a farsi sentire anche in Europa e la consapevolezza cresce col tempo anche tra i pedoni più incuffiettati, persi nel loro cellulare.

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