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Vestager: «Sull’energia russa l’Europa non è stata ingenua ma avida»

Parlando ad alcuni giornali europei, la commissaria alla Concorrenza entra a gamba tesa su vari fronti: dalle revisione delle regole sugli aiuti di Stato al mea culpa della Ue sulla dipendenza da Mosca

dal nostro corrispondente Beda Romano

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3' di lettura

Oltre il brusio quotidiano dominato dalla guerra in Ucraina, l’Europa dibatte del suo futuro. Tra maggio e giugno si terranno due vertici europei. Crescono le pressioni per modificare i Trattati; dominano temi quali la sovranità europea o l’autonomia strategica. L’establishment comunitario si posiziona. Incontrando alcuni giornali europei, la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager si è voluta combattiva. Ha attribuito l’imbarazzante dipendenza europea da Paesi terzi non all’ingenuità, ma all’avidità. E sulle eventuali modifiche dei Trattati, fosse solo per un aggiornamento delle regole di concorrenza, è stata netta: «No», è stata la risposta.


«Tempi estremi, ma le democrazie stanno rispondendo»

«Stiamo vivendo tempi estremi - nota d’emblée la signora Vestager -. La guerra in Ucraina ha impregnato tutto. Ma noi reagiamo. La transizione digitale è in moto. La transizione verde ha subito una accelerazione. E abbiamo creato schemi che ci permettono di assorbire lo shock economico. La crisi non è una crisi delle democrazie; eppure le democrazie stanno rispondendo. Nello stesso modo in cui durante la pandemia abbiamo creato il passaporto Covid e organizzato l’acquisto di vaccini, ora stiamo creando i presupposti per acquisti in comune di gas e regolando il grande mercato digitale, anche con il Chips Act».

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Eppure, mai come in questi ultimi anni le regole sulla concorrenza sono state messe sotto pressione. La pandemia prima, la guerra dopo hanno costretto la Commissione europea a introdurre schemi temporanei per consentire ai governi di sostenere specifici settori economici. Proprio in questi giorni Bruxelles deve decidere se consultare nuovamente i Paesi membri per rivedere, nel caso, le regole straordinarie sugli aiuti di Stato introdotte quando è scoppiato il conflitto in Ucraina e che permettono ai governi di aiutare le aziende più colpite (si veda Il Sole 24 Ore del 24 marzo).

Nuove regole sugli aiuti di Stato? Flessibilità è già nei Trattati

Ieri era la pandemia; oggi sono la guerra o i microprocessori; domani forse la difesa o la salute. Le situazioni eccezionali si moltiplicano: non denotano forse la necessità di rimettere mano ai Trattati e alle regole sugli aiuti di Stato? «No. Questi schemi sono stati adottati grazie all’articolo 107 che prevede misure eccezionali nel caso di ’grave turbamento’ dell’economia», risponde la signora Vestager, 54 anni, parlando a un gruppo di giornali europei, tra cui Il Sole 24 Ore.

Al tempo stesso scelte di lungo periodo quali la transizione verde o la rivoluzione digitale richiedono anche loro forme di assistenza finanziaria pubblica?

«Godiamo di flessibilità anche quando si tratta di creare attività economica – ribatte l’ex ministra -. Quanto è stato deciso per facilitare la nascita di una industria dei microprocessori in Europa (il Chips Act, ndr) ha una base legale nel Trattato: aiuti pubblici devono essere necessari, proporzionati e appropriati. La verità è che il Trattato ci garantisce tutta la flessibilità di cui abbiamo bisogno». L’esponente liberale danese è stata ministra delle Finanze nel suo Paese dal 2011 al 2014. Da commissaria ha dimostrato da un lato velocità nel garantire aiuti pubblici in caso di necessità. Dall’altro è diventata tra i più fedeli difensori della libera concorrenza.

Il mea culpa: sulla Russia l’Europa è stata avida, non ingenua

La guerra in Ucraina ha messo in luce una incredibile dipendenza di alcuni Paesi europei – a cominciare dalla Germania e dall’Italia – al gas russo. Chi promuove l’autonomia strategica rimprovera all’Europa di essere stata ingenua in questi ultimi anni. «Parlare di ingenuità non ha senso. Siamo stati in realtà avidi», risponde la commissaria alla concorrenza. «Abbiamo voluto gas a basso costo dalla Russia, manodopera a basso costo dalla Cina, microprocessori a basso costo da Taiwan. Mi sembra ci sia una lezione da imparare: la sicurezza delle forniture ha un prezzo, ma comporta anche vantaggi, vale a dire prevedibilità e tranquillità».

In ultima analisi, dietro al concetto di sovranità europea si nasconde il rimpatrio delle catene di produzione e forme più o meno esplicite di autarchia. Anche su quest’ultimo fronte Vestager è univoca: «Non è una buona idea pensare di potersi rifornire di tutto in Europa – controbatte ancora una volta la commissaria danese -. Faccio l’esempio dell’industria mineraria: ci vorrebbero 10 anni per ristabilirla. Quindi è molto più naturale creare coalizioni, come stiamo facendo con gli americani, i giapponesi o i sudcoreani (Paesi alleati, il cosiddetto friend-shoring, ndr). In modo da aiutarci a vicenda, non solo nei giorni di pioggia, ma anche quando le cose vanno peggio».

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