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Vigliotti (Bei): «Finanziamenti sempre più legati alle performance di sostenibilità»

La vicepresidente della Climate Bank europea spiega le nuove strategie e fa il punto sulla transizione energetica

di Vitaliano D'Angerio

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3' di lettura

«Tra gli obiettivi della Bei c’è quello di legare sempre di più i finanziamenti a indicatori di performance della sostenibilità come il taglio delle emissioni di CO2. Se si raggiungono determinati Kpi, vi è per l’azienda una riduzione del costo di finanziamento. La prima operazione di questo tipo, da 600 milioni di euro, Bei l’ha realizzata nel luglio dell’anno scorso con Enel. Ma intendiamo spingere ulteriormente sulle nuove modalità di prestiti oltre a continuare le tradizionali emissioni di green bond». A parlare è Gelsomina Vigliotti, vicepresidente della Banca europea per gli investimenti (Bei).

Gelsomina Vigliotti vice presidente BEI (Imagoeconomica)

Vigliotti, prima di salire al vertice della Climate Bank, era a capo della direzione per i Rapporti finanziari internazionali del dipartimento del Tesoro italiano.

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Oltre ai finanziamenti agganciati a indicatori di sostenibilità, vi sono altre novità?

Certo. Nel dicembre scorso, Bei per la prima volta nella sua storia ha sottoscritto un green bond da 350 milioni di euro emesso dalle Ferrovie italiane. La Bei finanzierà il 50% dell’acquisto di 34 convogli ad Alta velocità da parte di Trenitalia, 20 dei quali saranno dati in leasing alla controllata spagnola Ilsa. I restanti 14 convogli saranno gestiti da Trenitalia.

È un private placement dunque. E in futuro Bei potrà ricollocarlo sul mercato secondario?

Sì, è un private placement ma ha una caratteristica particolare. Bei è un investitore di lungo termine, e si impegna a monitorare l’utilizzo del finanziamento.

A proposito della finanza sostenibile, Pmi e gestori di fondi lamentano una eccessiva regolamentazione da parte della Ue. Qual è la sua opinione?

È vero, forse c’è troppa regolamentazione, ma per le Pmi vi è un occhio di riguardo da parte dell’Europa. Per le aziende, la transizione deve essere considerata un'opportunità e non un peso. Inoltre la Bei, attraverso il Fondo europeo per gli investimenti (Fei), è vicina alle Pmi e le accompagna nella transizione. Certo, c’è molto da fare.

L'invasione della Russia in Ucraina sta provocando una crisi energetica in Europa. Alcuni Paesi stanno valutando di investire in gasdotti. Una scelta di questo tipo allungherà i tempi della transizione energetica?

È un tema complesso, e toccherà ai Governi trovare una soluzione. Prima di diventare una Climate Bank, Bei ha investito 700 milioni di euro nel gasdotto Tap, che ora si è rivelato molto prezioso. Bei però ha rinunciato in maniera definitiva ai finanziamenti di combustibili fossili, e può investire soltanto in rinnovabili e in infrastrutture per il trasporto di energia green come idrogeno o biometano. Ricordo che bisognerà investire 350 miliardi di euro l’anno in Europa per raggiungere l’obiettivo di emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030.

A suo avviso vi è consapevolezza fra le persone sui cambiamenti climatici in corso e sulle azioni da mettere in atto?

Sì, questa consapevolezza c’è. Anche fra gli investitori istituzionali. Nel Nord Europa, per esempio, i grandi fondi pensione investono rispettando i criteri Esg. Ma anche in Italia è lo stesso. Sono stata all’assemblea Aifi, è chiaro a tutti che i capitali privati devono avere un importante ruolo di supporto alla transizione energetica.

Che ne pensa del fenomeno del greenwashing?

Agenzie di rating e stakeholder hanno una grande attenzione sul tema. Nel caso di Bei, chiediamo alle controparti di allinearsi ai nostri impegni sul green. Inoltre, al momento di realizzare un finanziamento, chiediamo che ci venga sottoposto un realistico piano di decarbonizzazione.

Che ruolo gioca l’innovazione nella transizione energetica?

Ha un ruolo chiave. L’Ue ha deciso infatti che sono due i motori della crescita: green e digitalizzazione. Per questo motivo Bei è molto attiva sul green tech. Voglio ricordare poi che il nostro istituto realizza finanziamenti anche fuori dai confini europei, un'attività oggi concentrata in Bei Global.

A quanto ammontano i finanziamenti extraeuropei?

Intorno a 8-10 miliardi di euro l’anno, circa il 10% dell’attività totale del gruppo Bei.

È Bei Global a finanziare anche l’Ucraina? E a quanto ammontano i finanziamenti a Kiev?

Per l’Ucraina, abbiamo già stanziato 668 milioni di euro per le esigenze più immediate. Inoltre, è previsto un ulteriore finanziamento di 1,3 miliardi. Infine, Bei finanzierà con 4 miliardi di euro i Paesi europei che stanno accogliendo i profughi ucraini, anche se questa decisione non è stata ancora formalmente approvata dal board.

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