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Vino penalizzato dai nuovi messaggi «anti alcol» sulle etichette proposti dalla Ue

Nel Piano d’azione della Direzione generale per la salute e la sicurezza alimentare previsti claim pi allarmistici, una revisione della fiscalità e un taglio ai fondi per la promozione

di Giorgio dell'Orefice

(Maksim Shebeko - stock.adobe.com)

3' di lettura

Pesantissimo attacco al vino italiano ed europeo. Oggi a Bruxelles è stato pubblicato il Piano d’azione della Commissione europea “Europe's Beating Cancer Plan”, ovvero il piano d'azione per la lotta al cancro. Un programma che però introduce un preoccupante principio: quello per il quale il consumo di alcol sia da considerare dannoso a prescindere dalle quantità assunte e dalla tipologia della bevanda.

E come se non bastasse questa idea cardine il consumo di vino viene anche assimilato al fumo e in questa ottica viene raccomandata persino l'adozione di claim allarmistici sul tipo di quelli che campeggiano sui pacchetti di sigarette. Viene inoltre raccomandata una revisione della fiscalità sulle bevande alcoliche e viene proposto il ridimensionamento dei fondi per la promozione del vino sui mercati esteri. Risorse che – lo ricordiamo – per la sola Italia valgono oltre 100 milioni di euro l'anno.

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«Siamo preoccupati dalle ricette proposte da DG Sante (Direzione generale per la salute e sicurezza alimentare, ndr) – ha commentato il segretario generale dell'Unione italiana vini, Paolo Castelletti –: claim obbligatori che demonizzano il vino, da un lato, e dall'altro, le proposte di rivedere la tassazione sull'alcol e la restrizione degli acquisti transfrontalieri che rischiano di creare fenomeni di mercato nero e di contrabbando. Non sono misure risolutive a favore di un consumo responsabile, che rimane l'unica vera ricetta contro i rischi alcol-correlati. L'intenzione – anch’essa contenuta nella comunicazione – di modificare la policy in materia di promozione potrebbe avere un serio impatto sugli strumenti della politica agricola comune che hanno l'obiettivo di aumentare la competitività delle imprese sui mercati internazionali»

Il vero rischio contenuto nel Piano d'azione Ue è quello che deriva dalla sostanziale equiparazione del vino agli altri prodotti alcolici non soltanto sul piano salutistico ma anche – in prospettiva – su quello delle regole di packaging e soprattutto fiscale cancellando con un tratto di penna decenni di regolamentazione ad hoc che il vino europeo si è guadagnato in funzione del suo essere cardine delle tradizioni alimentari di molti paesi europei che ne contemplano un consumo moderato spesso associato ai pasti e legato alla convivialità. Insomma modalità distanti anni luce dal consumo smodato di superalcolici contro cui combattono da anni soprattutto i paesi del Nord Europa.

«Sono sorpreso nel leggere che non venga fatta alcuna distinzione tra uso e abuso in questo testo – spiega Sandro Sartor, ad della cantina di Ruffino ma soprattutto presidente di Wine in Moderation l'associazione europea che promuove la cultura del consumo consapevole e del bere responsabile –. Siamo del tutto convinti che il consumo moderato e responsabile del vino, in particolare all'interno della dieta mediterranea e combinata con un sano stile di vita, sia del tutto compatibile con una vita sana e, come confermato da numerose evidenze scientifiche a tutti disponibili ed accessibili, non sembra far aumentare il rischio di cancro».

Da Bruxelles è arrivata anche una prima precisazione. «L'Ue – ha detto il vicepresidente della Commissione Ue, Margaritis Schinas – non ha intenzione di proibire il vino, né di etichettarlo come una sostanza tossica, perché fa parte dello stile di vita europeo». Una precisazione che va di certo registrata ma che tuttavia non sembra affatto un dietrofront della Commissione, come qualcuno si è affrettato a sostenere, visto che lascia del tutto aperti sul tavolo gli altri temi sollevati dal piano d'azione Ue relativi alla revisione della fiscalità e ai possibili tagli delle risorse dedicate alla promozione del vino.

Insomma un tema complesso e sul quale va infine rilevato il fragoroso silenzio da parte della Francia, principale paese produttore di vino al mondo insieme all'Italia e da sempre molto attenta ai temi che possano penalizzare un settore rilevante per le economie di entrami i paesi. Probabilmente i produttori transalpini sono completamente assorbiti dal tema dei dazi Usa che hanno colpito il vino francese con danni stimati nel solo 2020 per oltre un miliardo di euro. Ma sarebbe importante che anche la Francia si schierasse quanto prima al fianco dell'Italia per contrastare le nuove minacce al vino europeo che rischiano in prospettiva di provocare molti più danni dei ritorsioni doganali dell'ex presidente Trump.

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