Torna in libreria «Anche noi l’America»

Vita da migrante, viaggio tra i «latinos»

Il romanzo di Cristina Henriquez torna con una nuova veste arricchita da una introduzione dell’autrice che spiega l’attualità di queste pagine oggi che ancora più di ieri i«i migranti sono demonizzati e respinti»

di Serena Uccello


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3' di lettura

«Avevo meno di un anno quando i miei genitori portarono me e mio fratello negli Stati Uniti... “Ce l’hai dentro” mi assicurò una volta mio padre. “Sei nato a Panama. Lo porti nelle ossa”. Io passavo un sacco di tempo a cercarlo, dentro di me, ma di solito non lo trovavo. Mi sentivo americano più di ogni altra cosa, ma anche su questo si poteva discutere, almeno secondo i miei compagni che a scuola mi prendevano in giro da anni, mi chiedevano se ero parente di Noriega e mi invitavano ad attraversare il canale e tornare a casa mia. La verità è che non lo sapevo cosa fossi. Mi sentivo americano e non me lo lasciavano dire, mi dicevano che ero panamense ma non mi ci sentivo».

Mayor Toro vive con la sua famiglia in un appartamento, in un palazzo, in una cittadina del Delaware. Un piccolo cosmo condiviso con altre famiglie provenienti da altri paesi del Sud America, Messico, Guatemala, Portorico. Entriamo nel mondo Mayor quando a questa micro cosmo si aggiunge la famiglia di Maribel Rivera. Maribel è una ragazzina taciturna si porta dietro le conseguenza di un trauma, un incidente che l’ha trasformata e che ha costretto i suoi genitori a lasciare tutto in Messico per cercare di assicurargli negli Stati Uniti la frequenza di una scuola «speciale», cure e formazione. Mayor è solo, Maribel è sola. Tra i due nasce un’intesa, un’amicizia, un amore. Alle voce di Mayor si aggiunge quella di Alma, madre di Maribel: è attraverso il loro sguardo che si dipana la narrazione. E poi i ritratti di Rafael, di Benny, di Gustavo, di Nelia, di Quisqueya, di Jose, di Micho ed infine di Arturo. Ci sono questi personaggi? Sono uomini e donne dalle vite divise, che devono lottare per conquistare un nuovo presente, lasciandosi alle spalle la nostalgia e le fatiche del passato. Sono migranti.

Torna in libreria con una nuova edizione Anche noi l’America di Cristina Henriquez sempre per NN Editore che già l’aveva tradotto e pubblicato nel 2016. Questa nuova veste è arricchita da una introduzione dell’Henriquez che spiega: «Anche noi l’America è originariamente apparto in un periodo in cui i minori non accompagnati che attraversavano il confine meridionale degli Stati Uniti erano costì tanti che i media parlarono di”crisi”. Oggi , quanto si discute di migranti, parole come “crisi”, “emergenza” e”invasione” sono ancora più comuni, gridate dal pulpito da leader di paesi le cui storie sono indissolubilmente legate all’arrivo di persone provenienti da altre terre. I migranti sono demonizzati e respinti»

Henriquez restituisce la quotidianità di questi uomini e donne nel tempo più difficile, quello che segue allo strappo e che è obbligato a costruire. Un tempo fatto di costante proiezione verso il futuro e di struggimento per il passato. Scandito dalla ricerca di un sapore, di un odore che portino il marchio della casa natìa lasciata e, in ogni oggetto, ricercata. C’è l’affanno di chi sa che può andare solo avanti ma che non riesce a decidersi a non guardarsi più indietro, perché la memoria riesce ad essere forza e , contemporaneamente, dolore. Coraggiosa la scelte di Henriquez di svolgere la sua trama su due piani, quello della storia di Mayor e Maribel e con loro quello della storia delle loro famiglie. Materia questa puramente narrativa che come tale Henriquez svolge scegliendo una lingua sobria e precisa. E poi il secondo piano: le storie di tutti i personaggi che animano il micro-cosmo di Mayor. E qui la trasfigurazione romanzata lascia il passo al timbro del reportage. Comprese le finestre sull’attualità politica: «...Poche settimane prime c’erano state le elezioni e tutti quelli che conoscevamo avevano fatto campagna per Barack Obama. Da quando aveva avuto la cittadinanza mia madre aveva sempre votato, nelle elezioni locali come in quelle federali. Non se ne perdeva una ...», e qui è Mayor a parlare.

Scelta che ci appare, particolarmente felice e riuscita, e soprattutto funzionale all’obiettivo di restituire complessità e pluralità, la lacerazione e la speranza. «Anche noi l'America è un romanzo di speranze e sogni, di possibilità e desideri, e racconta con dolcezza della ricerca personale e collettiva di un luogo, un tempo, e soprattutto di una voce».

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