ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùDopo la mossa FED

Yuan in caduta, la Banca centrale mantiene invariati i tassi prime rate

La Cina risponde con una politica monetaria moderata alla stretta inaspettata degli Usa che ha rafforzato il dollaro. La parola d’ordine è stabilità.

di Rita Fatiguso

(AP)

2' di lettura

I principali tassi cinesi restano invariati, nel segno della stabilità. Il National Interbank Funding Center ha rivelato che il tasso primario di prestito a un anno (Lpr) basato sul mercato è stato fissato al 3,85%, invariato rispetto al mese precedente. Anche il Lpr a più di cinque anni, su cui molti istituti basano i loro tassi di mutuo alla clientela top, è rimasto invariato al 4,65%. La Banca centrale cinese non si discosta dalla sua politica prudente, anche davanti alla mossa della FED che inspettatamente ha stretto i ranghi rafforzando il dollaro. Lo yuan è sceso ai minimi da sei settimane a questa parte.

Cina spiazzata dalla svolta restrittiva americana

Per il 14esimo mese consecutivo i principali tassi della Cina restano invariati. Il tasso primario di prestito a un anno (Lpr), un tasso di prestito di riferimento basato sul mercato, è rimasto al 3,85%, invariato rispetto al mese precedente. Anche il Lpr a più di cinque anni è stabile al 4,65%, secondo quanto ha dichiarato il National Interbank Funding Center.

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La FED ha dichiarato venerdì che lo spostamento della Banca centrale degli Stati Uniti verso un più rapido inasprimento della politica monetaria è stata una risposta “naturale” alla crescita economica e, in particolare, all’inflazione, che si muove più rapidamente del previsto mentre il Paese cerca di uscire dalla pandemìa.

L’inversione di rotta da una politica espansiva non sarà senza conseguenze per Pechino, i riflessi sulla valuta e sui mercati si sono già manifestati.

Yuan ai minimi da sei settimane

Una Fed aggressiva potrebbe portare a un dollaro ancora più forte e a uno yuan più debole, facendo pressione sul mercato azionario cinese e provocando deflussi esteri a catena, era stata questa una prima valutazione sulla quale gli addetti ai lavori avevano concordato.

Così è stato, la Banca centrale ha fissato il midpoint rate a 6.4546 per dollaro, il più basso dal 13 maggio scorso. Il mercato delle blue chip è finito sotto pressione.

La Banca centrale come però si è detto, ha mantenuto per il 14esimo mese di fila invariati i tassi che le banche applicano alla clientela prime. Dando un segnale ulteriore di stabilità.

Nel weekend il Governatore aveva messo in guardia contro le manovre speculative, confermando di voler mantenere uno spazio adeguato alla sua prudente politica monetaria. Nel breve, lo yuan sarà penalizzato, aveva profetizzato.

Borse asiatiche in calo generalizzato

I mercati in Cina e a Hong Kong hanno accusato il colpo, sulla scia di altre piazze asiatiche - l’indice azionario Asia ex-Japan di MSCI in calo dell’1,36%, l’indice Nikkei del Giappone è sceso del 3,59% - dopo la svolta a sorpresa della Fed e mentre gli investitori continuavano a riflettere sulle implicazionil’indice CSI300 è sceso dello 0,6% a 5.073,36 punti alla fine della sessione mattutina, mentre l’indice Shanghai Composite è sceso dello 0,2% a 3.517,17 punti. L’indice Hang Seng è andato sotto dell’1,4% a 28.413,42 punti, mentre l’indice Hong Kong China Enterprises è sceso dell’1,1% a 10.533,91.

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